Il pericolo dell’ignoranza/Se sull’altare dell’Economia si sacrifica il Bello…
“Io dico, signori, che le riduzioni proposte sul bilancio speciale delle scienze, delle lettere e delle arti sono negative per due motivi. Sono insignificanti dal punto di vista finanziario e dannose da tutti gli altri punti di vista”.
Victor Hugo, poeta e scrittore
Il testo appena citato è tratto dal discorso sul Sostegno alle lettere e alle arti. Sul pericolo dell’ignoranza, contro i tagli alla cultura, che Victor Hugo tenne nel parlamento francese il 10 novembre 1848. Dopo il 1848, nel corso della storia si sono presentate con puntualità diverse crisi economiche, la più famosa fu certamente quella del 1929-32, che condusse al collasso i sistemi economici più forti dell’Occidente.
Proprio in quel periodo di “grande depressione”, quando certamente la cultura era l’ultimo settore al quale pensare, il Presidente americano Franklin D. Roosevelt (1882-1945) decise, invece, di investire ingenti somme di denaro, lanciando il Federal Art Project (F.A.P.), attivo dal 1935 al 1943. È un esempio utile anche per l’attuale situazione di crisi globale che sta attanagliando i sistemi economico-finanziari del paese, e che mette a dura prova soprattutto i paesi con il debito pubblico elevato, come l’Italia.
Franklin Delano Roosvelt, 32° Presidente degli Stati Uniti d’America
Ma è proprio in questo momento che bisogna lanciare la sfida, investendo in quei beni culturali che caratterizzano il cuore e l’anima della nostra nazione. Infatti, i tagli che spesso i nostri Comuni sono costretti ad attuare colpiscono inevitabilmente le attività culturali, alle quali sono già destinate risorse irrisorie. La perdita di un evento culturale di qualità apparentemente non produce danni nell’immediato, ma i suoi effetti si avvertono nel tempo, soprattutto sulle generazioni future, private di un patrimonio immateriale (spirituale) che li qualifica come cittadini.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel, filosofo
Perché se è vero che la crisi economica produce danni tangibili, è altrettanto vero che essa produce – attraverso i tagli alla cultura – l’annichilimento dell’anima. E allora: siamo pronti a sacrificare anche questo patrimonio sull’altare dell’economia? Perché negare ai cittadini anche il diritto e l’educazione alla bellezza? Senza di questo “il bello si trasforma in semplici ‘cose’, il bosco sacro è ridotto a legname, le immagini diventano cose che hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non sentono” (Hegel, Fede e sapere, 1802).
Massimiliano Cesari



















