Pubblicato in: Gio, Lug 9th, 2015

Il Ricordo/L’eredità culturale di Tonino Cassiano

Con lui il Museo Provinciale è divenuto istituzione dinamica e attiva. Il ricordo degli amici in una piccola pubblicazione.

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IL DONO POSTUMO PER I 70 ANNI/Uno straordinario viaggio nella sua vita: la sua biografia, l’ attività, le pubblicazioni, le mostre, le fotografie ma soprattutto le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto”. 

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Scrivere il ricordo di una persona che si conosce per desiderio è quasi un atto di ùbris, una tracotanza di cui però mi prendo ogni responsabi­lità. Da non leccese, ma con l’animo visivo ed emotivo della passione per l’arte, ho incontrato il professore Cassiano nella chiesa di San Francesco della Scarpa nel 2012: il Barocco, la sto­ria, Carmelo Bene, Luigi Presicce, la musica ed i Compianti hanno incorni­ciato un quadro indelebile fatto di accoglienza, gene­rosità e sguardi intensi di approvazione, come tra chi si intende da tempo. E poi tutto un corollario di voci unanimi, che intrecciavano le lodi indiscusse di studio­so rigoroso e leggero, di Direttore attento, scaltro, illuminato, di storico appas­sionato e viscerale. E la sua conoscenza si è approfondita qualche giorno fa quando ho appreso che è terminato il suo cammino tra di noi. Non ho percepito solo la lode per chi è dipartito, ma la vitalità di chi ha vissuto con lui. Ho conosciuto Regina Poso, ho chiacchierato con lei e con Raffaele Casciaro e ho colto non solo il dolore ma la grande eredità di An­tonio Cassiano. Come per continuare a festeggiarlo nella chiesa delle Benedet­tine, giovedì scorso gli è stato regalato un prezioso libretto dal titolo diretto e confidenziale A Tonino Cassiano per il suo com­pleanno, edito da Mario Congedo. E’ uno straordina­rio viaggio nella sua vita: la sua biografia, l’ attività, le pubblicazioni, le mostre, le fotografie ma soprattutto le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto bene. La  lettura febbrile di queste mis­sive di auguri ha restituito un ritratto straordinario in cui si mescolano affabilità e rigore, gusto per la vita e passione colta e scientifica per il pa­trimonio culturale, fatto di quadri straordinari, di affre­schi sconosciuti, di reperti preziosi, ma anche di musica, teatro, costumi, di didattica, giovani studiosi, associazioni e istituzioni. Tutte le testimo­nianze sono intense e tutte ricordano la grandezza e la estensione del suo lavoro, la attività straordinaria di dire­zione del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, trasformato in una istituzione dinamica, aperta, correlata e connaturata all’idea stessa di fruibilità culturale e di tutela attiva. Moltissime però ci restituisco il suo ritratto attra­verso le emozioni e i ricordi personali. La Comunità delle Benedettine di Lecce lo rin­grazia come fratello–amico per l’abilità nello scovare i tesori e preservarli dall’oblio; Vincenzo Cazzato ci regala la sua confidenziale abitudine di prendere il caffè alla sta­zione di ritorno da Roma, e descrive lo straordinario stu­dio al Museo come una wun­derkammer delle meraviglie in cui Tonino viene dotta­mente chiamato Cassiano da Talsano (ndr. In riferimento al celebre collezionista del ‘600 Cassiano dal Pozzo).

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Lucio Galante ne ripercorre le tappe iniziali sotto il se­gno di Vincenzo Ciardo, e Marina Falla Castelfranchi ricorda le scarpinate tra chie­se rupestri, Benedetto Vetere plaude alla sua ironia (mai graffiante) e all’autoironia, Raffaele Casciaro si sofferma sulla straordinaria ed ecce­zionale attività illuminata di Direttore del Museo, lascian­do trasparire la loro profonda amicizia nel segno ultimo di Vespasiano Genuino, non mancando di fare sentire la sua opinione perentoria sullo stato di cattiva salute dell’istituzione provinciale, in accordo con Marcello Fa­giolo che sottolinea il silen­zio assordante per l’assenza di Tonino e di Francesco d’Andria che auspica una riflessione collettiva sul “Sistema museale di Lecce” nel segno e nel solco dell’attività di Antonio Cassiano.

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Ancora preziosi i contributi di tanti studiosi con cui si è dipanata una rete di costruzione cul­turale significativa, Gigetta Dalli Regoli, Letizia Gaeta, che ne ricorda la straordi­naria dote investigativa ed indiziaria, Clara Gelao, Alain Tapiè, Pierluigi Leo­ne de Castris, colpito dalla disponibilità di Tonino nel coinvolgimento dei giovani, Maria Pia Pettinau e Beppe Vescina, travolti dall’entu­siasmo per studi sempre più approfonditi verso le cosid­dette arti minori (i tessuti). Non mancano i ricordi di chi ha lavorato con lui nelle Isti­tuzioni pubbliche, private e associazionistiche, Giacinto Urso, Romana Bortone de Giuseppe, Giovanna Cacu­di, Antonio Castorani, Bep­pe D’Ercole, Claudio delli Santi, Giancarlo Vallone, Salvatore Viva, che lega i suoi ricordi alle Stagioni liriche “favolose” quando i titoli meno noti svegliavano il sonnecchiante pubblico del Politeama. Con rispettosa confidenza ne parla Brizia Minerva, che di lui ci con­segna la felice definizione di “intellettuale disorganico” munito dell’immancabile lente d’ingrandimento perle experties, Sergio Ortese, Anna Lucia Tempesta, Mario Cazzato ed Edoardo Winspeare che in un post scriptum scherza sulle sue doti attoriali. Mi piace con­cludere questo affresco con le ultime “giornate” che ne completano il ritratto. Regina Poso dedica davvero pagine di pensieri straordinari che descrivono Tonino Cassiano, abituato a “pensare con lo sguardo” il cui successo si deve ad un segreto: ”la appa­rente facilità di linguaggio, rivolto al lettore comune e all’esigente letterato, perché parla di passioni, ricordi e nostalgie articolate in un’ambientazione storica.” A questo si aggiunge il valore dato alla discussione critica, in cui ciascuna opinione si compone in un mosaico prezioso. E conclude riflet­tendo sulla autorevolezza di Tonino Cassiano che “deriva dalla leggerezza e dalla lotta crudele contro la brevità del tempo”, quel tempo, mi per­metto di aggiungere, che lui ha scandagliato e riportato in vita e restituendolo a tutti coloro che amano la bellezza dell’arte. Per la prima volta quest’anno Tonino perderà la gara con Fabrizio Vona, anche lui nato il 9 luglio, per chi farà gli auguri per primo, ma “continuerà ad esistere con la sua lezione di lavoro e di vita”, conclude Mario Congedo. 

Maria Agostinacchio

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