Il Ricordo/L’eredità culturale di Tonino Cassiano
Con lui il Museo Provinciale è divenuto istituzione dinamica e attiva. Il ricordo degli amici in una piccola pubblicazione.
IL DONO POSTUMO PER I 70 ANNI/“Uno straordinario viaggio nella sua vita: la sua biografia, l’ attività, le pubblicazioni, le mostre, le fotografie ma soprattutto le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto”.
Scrivere il ricordo di una persona che si conosce per desiderio è quasi un atto di ùbris, una tracotanza di cui però mi prendo ogni responsabilità. Da non leccese, ma con l’animo visivo ed emotivo della passione per l’arte, ho incontrato il professore Cassiano nella chiesa di San Francesco della Scarpa nel 2012: il Barocco, la storia, Carmelo Bene, Luigi Presicce, la musica ed i Compianti hanno incorniciato un quadro indelebile fatto di accoglienza, generosità e sguardi intensi di approvazione, come tra chi si intende da tempo. E poi tutto un corollario di voci unanimi, che intrecciavano le lodi indiscusse di studioso rigoroso e leggero, di Direttore attento, scaltro, illuminato, di storico appassionato e viscerale. E la sua conoscenza si è approfondita qualche giorno fa quando ho appreso che è terminato il suo cammino tra di noi. Non ho percepito solo la lode per chi è dipartito, ma la vitalità di chi ha vissuto con lui. Ho conosciuto Regina Poso, ho chiacchierato con lei e con Raffaele Casciaro e ho colto non solo il dolore ma la grande eredità di Antonio Cassiano. Come per continuare a festeggiarlo nella chiesa delle Benedettine, giovedì scorso gli è stato regalato un prezioso libretto dal titolo diretto e confidenziale “A Tonino Cassiano per il suo compleanno”, edito da Mario Congedo. E’ uno straordinario viaggio nella sua vita: la sua biografia, l’ attività, le pubblicazioni, le mostre, le fotografie ma soprattutto le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto bene. La lettura febbrile di queste missive di auguri ha restituito un ritratto straordinario in cui si mescolano affabilità e rigore, gusto per la vita e passione colta e scientifica per il patrimonio culturale, fatto di quadri straordinari, di affreschi sconosciuti, di reperti preziosi, ma anche di musica, teatro, costumi, di didattica, giovani studiosi, associazioni e istituzioni. Tutte le testimonianze sono intense e tutte ricordano la grandezza e la estensione del suo lavoro, la attività straordinaria di direzione del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, trasformato in una istituzione dinamica, aperta, correlata e connaturata all’idea stessa di fruibilità culturale e di tutela attiva. Moltissime però ci restituisco il suo ritratto attraverso le emozioni e i ricordi personali. La Comunità delle Benedettine di Lecce lo ringrazia come fratello–amico per l’abilità nello scovare i tesori e preservarli dall’oblio; Vincenzo Cazzato ci regala la sua confidenziale abitudine di prendere il caffè alla stazione di ritorno da Roma, e descrive lo straordinario studio al Museo come una wunderkammer delle meraviglie in cui Tonino viene dottamente chiamato Cassiano da Talsano (ndr. In riferimento al celebre collezionista del ‘600 Cassiano dal Pozzo).
Lucio Galante ne ripercorre le tappe iniziali sotto il segno di Vincenzo Ciardo, e Marina Falla Castelfranchi ricorda le scarpinate tra chiese rupestri, Benedetto Vetere plaude alla sua ironia (mai graffiante) e all’autoironia, Raffaele Casciaro si sofferma sulla straordinaria ed eccezionale attività illuminata di Direttore del Museo, lasciando trasparire la loro profonda amicizia nel segno ultimo di Vespasiano Genuino, non mancando di fare sentire la sua opinione perentoria sullo stato di cattiva salute dell’istituzione provinciale, in accordo con Marcello Fagiolo che sottolinea il silenzio assordante per l’assenza di Tonino e di Francesco d’Andria che auspica una riflessione collettiva sul “Sistema museale di Lecce” nel segno e nel solco dell’attività di Antonio Cassiano.
Ancora preziosi i contributi di tanti studiosi con cui si è dipanata una rete di costruzione culturale significativa, Gigetta Dalli Regoli, Letizia Gaeta, che ne ricorda la straordinaria dote investigativa ed indiziaria, Clara Gelao, Alain Tapiè, Pierluigi Leone de Castris, colpito dalla disponibilità di Tonino nel coinvolgimento dei giovani, Maria Pia Pettinau e Beppe Vescina, travolti dall’entusiasmo per studi sempre più approfonditi verso le cosiddette arti minori (i tessuti). Non mancano i ricordi di chi ha lavorato con lui nelle Istituzioni pubbliche, private e associazionistiche, Giacinto Urso, Romana Bortone de Giuseppe, Giovanna Cacudi, Antonio Castorani, Beppe D’Ercole, Claudio delli Santi, Giancarlo Vallone, Salvatore Viva, che lega i suoi ricordi alle Stagioni liriche “favolose” quando i titoli meno noti svegliavano il sonnecchiante pubblico del Politeama. Con rispettosa confidenza ne parla Brizia Minerva, che di lui ci consegna la felice definizione di “intellettuale disorganico” munito dell’immancabile lente d’ingrandimento perle experties, Sergio Ortese, Anna Lucia Tempesta, Mario Cazzato ed Edoardo Winspeare che in un post scriptum scherza sulle sue doti attoriali. Mi piace concludere questo affresco con le ultime “giornate” che ne completano il ritratto. Regina Poso dedica davvero pagine di pensieri straordinari che descrivono Tonino Cassiano, abituato a “pensare con lo sguardo” il cui successo si deve ad un segreto: ”la apparente facilità di linguaggio, rivolto al lettore comune e all’esigente letterato, perché parla di passioni, ricordi e nostalgie articolate in un’ambientazione storica.” A questo si aggiunge il valore dato alla discussione critica, in cui ciascuna opinione si compone in un mosaico prezioso. E conclude riflettendo sulla autorevolezza di Tonino Cassiano che “deriva dalla leggerezza e dalla lotta crudele contro la brevità del tempo”, quel tempo, mi permetto di aggiungere, che lui ha scandagliato e riportato in vita e restituendolo a tutti coloro che amano la bellezza dell’arte. Per la prima volta quest’anno Tonino perderà la gara con Fabrizio Vona, anche lui nato il 9 luglio, per chi farà gli auguri per primo, ma “continuerà ad esistere con la sua lezione di lavoro e di vita”, conclude Mario Congedo.
Maria Agostinacchio



















