Pubblicato in: Gio, Giu 4th, 2015

Il Voto in Puglia… Democrazia per pochi intimi

Oltre 1 milione e 700 mila hanno scelto di rimanere lontani dalle urne. Chi si è astenuto potrebbe intraprendere un nuovo percorso di solidarietà e di rispetto della persona. 

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INTERROGATIVI: Chi sono i cittadini che hanno deciso di restare alla finestra e di prendere le distanze da chi li governa? Sono forse gli elettori liquidi di una politica liquida in una società liquida? 

Elezioni

INTERROGATIVI: Quanti saranno, fra i lontani dalle urne, i delusi di una politica regionale incapace di ascoltare, insensibile alle proposte che vengono dal basso, inconcludente nelle politiche di settore? 

L’Analisi Nazionale… L’Astensionismo è un forte segnale di disagio. 

DOVE SONO FINITI GLI ELETTORI ITALIANI? 

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“Signora mia, mi si è ristretta la democrazia”. Se fosse un golfino di lana, la demo­crazia italiana sarebbe scesa dalla Large alla Small, nonostante tutti gli accorgimenti possibili: dall’ammor­bidente delle promesse elettorali allo sbiancante dei populismi. Fuor di metafora, il voto delle Regionali ha rimesso in discussione gli equili­bri generali: ha interrotto la corsa di Matteo Renzi, ha rafforzato la posizione della Lega nel campo del centrodestra, ha temporaneamente rianimato una Forza Italia in decli­no, ha confermato (senza sfonda­menti) il ruolo di opposizione dei Cinquestelle, ha inchiodato ai loro numeri di semplice testimonianza Fratelli d’Italia e Area Popolare. Ma soprattutto ha sancito che la metà degli aventi diritto, un esercito di dieci milioni di italiani, questa volta ha preferito restare a casa. E non trattandosi nemmeno di una giornata da trascorrere al mare, non si può neppure invocare l’effetto vacan­ze. La verità è che gli italiani sono profondamente disillusi. Solo qualche tempo fa abbiamo messo in guardia dai rischi di una scarsa affluenza alle urne se appli­cata all’Italicum. La nuova legge elettorale, infatti, grazie ai suoi meccanismi premiali, consente a una forza politica di fare il pieno dei deputati (premio di maggioranza) pur avendo conseguito una mag­gioranza relativa molto bassa. Fatta questa considerazione, suggerivamo ai partiti di concentrarsi sul recu­pero di consensi alla propria parte politica, spendendosi in una grande campagna contro l’astensionismo. Magari adoperandosi con lungimi­ranza sul fronte dei programmi e delle candidature. I primi da deli­neare nel rispetto delle domande di buongoverno, i secondi da scegliere nel rispetto delle competenze e dell’onorabilità personale. Sappiamo com’è andata: i programmi sono rimasti in secondo piano e i candi­dati sono stati scelti con meccanismi raffazzonati.

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La polemica sugli “impresentabili” denunciati dalla Commissione Antimafia è stata solo il colpo di grazia. In ogni caso le forze politiche, pensando di esorciz­zare il problema e di massimizzare i risultati, non si sono spese neppure nell’invito al voto come esercizio democratico. Forse hanno temuto di denunciare la propria debolezza, ma parlamenti e governi regionali eletti da poco più della metà degli elettori, dovrebbero farli tremare. Purtroppo non accadrà, infatti la politica ha tali doti di cinismo da infischiarsene di questi profondi segnali di malessere. In queste ore i politici canteranno tutti vittoria, mentre noi cittadini ci sentiamo un po’ meno rappresentati. Meno rappresentanza, meno demo­crazia. Dovrebbero saperlo bene gli uomini e le donne della politica, ma fanno finta di niente. A noi, invece, interessa capire cosa sia passato per la mente di quei milioni di italia­ni che al voto hanno certamente rinunciato. Per rispetto nei loro confronti, crediamo che lo abbiano fatto consapevolmente, decidendo di restare a guardare. Speriamo, però, che gli studiosi della politica pos­sano darci qualche indicazione più precisa sulle motivazioni dell’asten­sionismo e soprattutto ci facciano capire chi sono questi italiani che hanno deciso di restare alla finestra e di prendere le distanze, a modo loro, da chi li governa. Sono in maggioranza moderati, come vanno sostenendo da tempo alcuni settori della politica, forse sperando in un futuro recupero di consensi? Sono semplicemente delusi dalle forme che la politica è andata assumendo nella Seconda Repubblica? Non hanno gli strumenti per orientarsi (quasi ci trovassimo in una sorta di condizione di analfabetismo politico e democratico) in un mondo politico post ideologico? Non credono più a nulla e a nessuno? Sono gli elettori liquidi di una politica liquida in una società liquida? Per il bene della nostra fragile democrazia, speriamo di ottenere qualche risposta.

 Domenico Delle Foglie

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