Pubblicato in: Gio, Feb 19th, 2015

Istituto Pastorale Pugliese/Accanto alle Chiese di Puglia per fare Comunione

A COLLOQUIO CON MONS. PIERO DE SANTIS DIRETTORE DELL’ORGANISMO REGIONALE… 

“IL NOSTRO ITINERARIO VERSO FIRENZE” 

Mons. De San­tis, cos’è l’Istituto Pa­storale Pu­gliese? Chi l’ha fondato e a quale scopo? Chi ne è il Presidente? Quali compiti ricopre il Direttore? Di quali organismi si avvale l’Isti­tuto? Dove ha sede?

L’Istituto Pastorale Pu­gliese (Ipp) è stato eretto dalla Conferenza Episcopale Pugliese il 17 novembre 1966, alla luce del decreto Christus Dominus e del motu proprio Ecclesiae Sanctae del Papa Paolo VI. Esso è un organi­smo che nasce dalla comu­nione delle Chiese di Puglia, si pone al loro diretto servizio ed ha il compito di alimen­tare la comunicazione fra le Diocesi e fra queste e la so­cietà civile; studiare la realtà socio-religiosa regionale, po­nendo attenzione alle esigenze delle comunità e dell’opinione pubblica; favorire itinerari di formazione condivisa fra pre­sbiteri, religiosi e laici, anche in collaborazione con la Fa­coltà Teologica Pugliese e il Seminario Regionale di Mol­fetta; promuovere iniziative di dialogo tra le Chiese di Puglia e le espressioni culturali pre­senti sul territorio. Presidente dell’Ipp è mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – S. Ma­ria di Leuca. Egli assicura il collegamento con la Confe­renza Episcopale Pugliese e garantisce l’osservanza degli orientamenti dati dalla stessa Conferenza. Il Direttore, in­vece, avvalendosi anche della collaborazione di esperti, ha il compito di coordinare tutte le attività dell’Ipp, che ha sede a Molfetta presso il Seminario Regionale.

Quali sono le Commissio­ni Pastorali?

Tra i componenti del Con­siglio dell’IPP c’è un rappre­sentante delle 16 Commissioni regionali: Commissione per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi; per la liturgia; per il servizio della carità e della salute; per il clero e la vita consacrata; per il Semi­nario Regionale Maggiore; per il Laicato; per la famiglia e la vita e per la pastorale giovani­le; per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese; per l’ecumenismo e il dialogo; per l’educazione cat­tolica, la scuola e l’università; per i problemi sociali e il lavo­ro, la giustizia e la pace; per la cultura e le comunicazioni sociali; per le migrazioni; per gli affari giuridici; per il tem­po libero, turismo e sport; per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia del culto. Esse sono state costituite per coordinare le iniziative riguardanti un de­terminato settore pastorale.

Cosa richiede, nello specifico, la formazio­ne permanente dei presbi­teri nelle Chiese di Puglia? Non è urgente un umane­simo in ascolto; concreto; plurale e integrale; d’inte­riorità e trascendenza?

Per grazia di Dio la nostra Regione ha tanti presbiteri che con generosità e semplicità servono le comunità ecclesiali. Credo che ormai in ogni pre­sbitero è radicata la consape­volezza che la significatività e la fecondità del ministero di­pendono dall’esperienza della formazione permanente da vi­vere come processo di continua conversione, coinvolgente la dimensione umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Se vis­suta con costanza, motivazione ed impegno la formazione per­metterà al prete si essere un testimone credente e credibile di Gesù, del quale è “ripre­sentazione sacramentale”. E sarà proprio l’esperienza del­la formazione permanente che abiliterà ulteriormente i pre­sbiteri ad essere a servizio del nuovo umanesimo che fissando lo sguardo su Cristo si rive­la come umanesimo esso è in ascolto delle persone per evi­denziare la bellezza di ciò che c’è in loro ed alimentare la spe­ranza; che è concreto perché si impegna a dar vita a processi, mobilitare risorse, combattere l’indifferenza con l’attenzio­ne all’altro; che è plurale e integrale perché sfaccettato e ricco di sfumature, dove solo dall’insieme dei volti concreti delle persone si riesce a scor­gere il volto bellissimo di Gesù; che alimenta nell’uomo la con­sapevolezza che egli proviene dall’intimo di Dio.

La ricerca dell’umanità nuova che cresce anche nel nostro tempo richiede di affinare l’attitudine del discernimento?

La preparazione al Con­vegno di Firenze credo che sia un’occasione propizia perché le Chiese che sono in Puglia pos­sano ripensare lo stile peculia­re con cui interpretare e vivere l’umanesimo nell’epoca della scienza, della tecnica e della comunicazione. Bisogna ali­mentare la speranza per poter rintracciare strade che condu­cano tutti a convergere in Gesù Cristo, che è il fulcro del “nuo­vo umanesimo”; della sua “na­scita” dentro la storia comune degli uomini noi cristiani siamo consapevoli e convinti testimo­ni. Ciò può verificarsi solo se ci impegniamo ad educarci e vive­re l’attitudine al discernimento, che è il metodo che il Vaticano II ha lasciato come eredità alla Chiesa e che l’Episcopato ita­liano ha riproposto in più occa­sioni e in molti documenti. 

donpiero

Dal Vaticano II, la Chiesa ha imparato a fissare il suo sguardo nel mondo con­temporaneo, su un uomo in relazione che riconosce la propria condizione di fi­gliolanza nella società: uno sguardo critico e fiducioso ad un tempo, sempre cari­co dello stesso amore con cui Dio ama il mondo (Gv 3,16). Non è vero?

La Costituzione Concilia­re Gaudium et Spes presenta la Chiesa come una finestra aperta sul mondo. Vi troviamo infatti, in un modo quanto mai limpido e paradigmatico, quell’atteg­giamento di “interesse”, di at­tenzione, di amore al mondo che ha caratterizzato tutto il Conci­lio e che Paolo VI ha così mi­rabilmente descritto nell’omelia della Sessione conclusiva: “Il Concilio è stato vivamente inte­ressato dallo studio del mondo moderno. Non mai forse come in questa occasione la Chiesa ha sentito il bisogno di conosce­re, di avvicinare, di comprende­re, di penetrare, di servire, di evangelizzare la società cir­costante, e di coglierla, quasi di rincorrerla nel suo rapido e continuo mutamento”. È stata proprio questa la gran­de novità solennemente inau­gurata con il Concilio e, in particolare, con la Gaudium et Spes. Una novità quanto mai significativa se si tengo­no presenti distanze e fratture verificatesi negli ultimi seco­li, fra la Chiesa e la società. Questa inedita “apertura sul mondo” non è altro che un atteggiamento suggerito dal­la missione essenziale della Chiesa ed è profondamente guidato dalla carità, che fa della prossimità ai fratelli il ca­rattere distintivo dei cristiani. Papa Francesco, che ha fatto del Consiglio la sua bussola, continua ad esortare la Chiesa a non essere autoreferenziale, ma a vivere in uscita, entrando in relazione con il mondo vi­vendo cinque atteggiamenti: prendendo l’iniziativa, coin­volgendosi, accompagnando, fruttificando e festeggiando. 

La ricezione del Conci­lio da parte della Chiesa Italiana è avvenuta, in modo particolare, attra­verso l’elaborazione dei Piani Pastorali e la cele­brazione dei Convegni Ecclesiali. Perché questa scelta si è rivelata parti­colarmente felice?

Quello di Firenze sarà il quinto Convegno Ecclesiale Nazionale. Il primo si tenne nel 1976 a Roma sul tema Evangelizzazione e promo­zione umana, quindi fu la volta di Loreto nel 1985 (Ri­conciliazione cristiana e co­munità degli uomini), Paler­mo nel 1995 (Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia) e Verona nel 2006 (Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo). Po­tremmo dire che i cinquanta anni trascorsi dalla conclu­sione del Concilio in poi sono stati scanditi da questi eventi ecclesiali. Ogni Convegno ha incrociato di volta in vol­ta quello degli Orientamenti pastorali del decennio entro il quale lo stesso Convegno si collocava. 

Rimanendo fedeli all’i­dea conciliare della Chiesa “popolo di Dio”, com’è possibile aggan­ciare l’azione pastorale alla vita parrocchiale? L’orientamento pastora­le è la “conversione pa­storale” ovvero la “Chie­sa in uscita”?

Non può che essere que­sto. Dal Concilio in poi il magistero è stato costante nell’incoraggiare la Chiesa ad essere Chiesa in uscita, disponibile ad arrivare alle periferie non solo geografi­che ma anche esistenziali per favorire la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. 

Cosa sta facendo l’Isti­tuto Pastorale Pugliese per coinvolgere la Re­gione nella preparazione al Convegno Nazionale di Firenze?

Ha elaborato e proposto un itinerario che coinvolge­rà i 132 delegati diocesani, i presbiteri, i diaconi, i re­ligiosi e i laici che vivono ed operano nelle comunità ecclesiali e tutti coloro che possono essere interessati alle tematiche che sono state definite alla luce del tema del Convegno Ecclesiale Nazio­nale (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo) e degli Orien­tamenti pastorali della Con­ferenza Episcopale Italiana per il decennio 2010-2020 (Educare alla vita buona del Vangelo). Dopo il primo in­contro, durante il quale è sta­ta presentata la Traccia ce ne saranno altri tre: uno al sud, uno al centro e uno al Nord della Puglia. 

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