La Chiesa fa vedere chi è Gesù …quando vive ciò che annuncia
Noi presbiteri siamo coinvolti pienamente nell’Anno della fede; possiamo tornare a leggere i testi promulgati dal Concilio Vaticano II e alla ricchezza del Catechismo della Chiesa Cattolica che aiutano a metterci con rinnovato entusiasmo alla scuola del Maestro e Signore, per imparare da lui a compiere l’opera del Padre e a portare quel frutto che Gli dà gloria (cf Mt 5, 13-16; Gv 3, 34; 15, 8; 14, 31), e ne fa conoscere il Nome (cf Gv 17, 26).
E ogni momento della vita di Gesù, dall’Incarnazione alla Pasqua, è un atto trinitario. In Dio, ogni Persona distinta per origine e missione, esiste una per l’altra, con l’altra e nell’altra (la dottrina patristica della pericoresi) – potrei aggiungere -, “salvaguardando a ogni costo” l’Unità tra loro. In genere, non riusciamo a evidenziare in modo adeguato la preziosità della scelta di Gesù di stare con la gente, vorrei dire il bene della fraternità, e questo ha tra le conseguenze la fatica di spiegare l’essere “una sola sostanza in tre Persone”, uguali e distinte di Dio, cioè l’unità nella distinzione di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
L’evento pasquale è la massima espressione dell’amore di Gesù, vero Dio e vero uomo, senza confusione né separazione di nature. Il mistero del Crocifisso è l’amore “fino alla fine” del Figlio (cf Gv 13, 1) che mostra come riamare il Padre (cf Gv 14, 31; 4, 34): più della sua stessa vita. Nel portare a compimento l’opera del Padre, che è anche la sua e dello Spirito, mostra e dimostra il suo amore, come lo aveva fatto in tante altre piccole e umili circostanze (cf Lc 16, 10; Sir 11, 28b).















