Pubblicato in: Lun, Ott 1st, 2012

La Chiesa fa vedere chi è Gesù …quando vive ciò che annuncia

La risurrezione è la dimostrazione della verità delle promesse di Gesù; è il realizzarsi del centuplo a chi lascia tutto per il Vangelo (cf Mc 10, 29-30, e paralleli), del Date e vi sarà dato (cf Lc 6, 38), del Chi perde la vita la salva (cf Mc 8, 35 e paralleli), del Chi si umilia e sarà esaltato (cf Lc 18, 14b)… è anche l’uscire dalle quinte e entrare in sce­na dello Spirito Santo: decisivo per la vita (Incarnazione del Verbo in Maria vergine) come per la missione di Gesù (redenzione che porta a compimento l’auto-rivelazione di Dio). 

L’evento pasquale è la massima espressione dell’amore di Gesù, vero Dio e vero uomo, senza confusione né separazione di nature. 

Attraverso la morte in croce il Padre fa contemplare la misura e la qualità dell’amore di Dio in Gesù: gratu­ito, infinito, universale e definitivo. Qui si coglie anche l’abisso del non intervento del Padre in favore del Figlio. La paternità di Dio non dispensa dalla solitudine e dall’an­goscia: chi ha ricevuto tutto per amore non può non resti­tuirlo. L’invito alla conversione (cf Mc 1, 15) non è una dimensione da relegare al tempo sacro di Quaresima o da riservarsi ai neofiti, ma deve risplendere nella vita di tutti e in ogni “tappa della vita”. Vivere quindi la formazione permanente, ritengo si pos­sa tradurre con verificare il nostro vivere alla sequela di Gesù e per questo abbiamo bisogno di luoghi in cui cre­scere nell’amore vero e sin­cero, verso Dio come verso i fratelli, a cominciare dagli altri preti, e le sorelle. Si ha un aiuto a “capire” qualcosa di più del mistero della Trini­tà quando ci si sente e si vive come persone-in-relazione con (tutti) gli altri: con quelli che sentiamo vicini per sen­sibilità che con quanti sentia­mo più distanti o con i quali avvertiamo delle difficoltà di carattere, ideologiche o sociali.

Dobbiamo imparare a dare e ricevere (l’ascesi legata alla conversione) giungendo poi, ma è un dono dello Spirito di Dio, alla mistica dell’amore che è e può diventare reciproco, come ha mostrato Gesù “volendo amare fino alla fine” (cf Gv 13,1.34s) il Padre, e questa ha poi innegabili conseguenze su tutti! 

Non possiamo dimenticare quanto vissuto nell’ordina­zione presbiterale quando nel momento dell’imposizione delle mani e dell’abbraccio fraterno, davanti a Dio, abbiamo “assunto l’impegno” di prenderci cura gli uni degli altri, so­stenendoci a vicenda e, vorrei aggiungere, quando è neces­sario, sapendo anche correggerci e accettare le correzioni (Cf Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima2012). Ho l’impressione che, senza momenti di “correzione fraterna”, si corra il forte rischio di non maturare nella dimensione umana né nella vita cristiana. Abbiamo bisogno di far cre­scere la fraternità così da giungere a questo strumento che ci aiuta a rendere credibile perché visibile quanto afferma­to nella Sacra Scrittura e nel magistero.

Pages: 1 2 3 4 5

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti