Pubblicato in: Ven, Giu 19th, 2015

La Pasqua dei Cristiani è necessaria insieme

Dopo l’invito di Papa Francesco…

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In maniera insolita e inaspettata e con un’espressione spontanea e alquanto sferzante, Papa Fran­cesco ai partecipanti al III ritiro mondiale dei sacerdoti, promosso dall’International Catholic Chari­smatic Renewal Services (Iccrs) e dalla Catholic Fraternity, ha detto che con gli ortodossi siamo riusciti a litigare sulla diversità della data della Pasqua e ha ridicolizzato il fat­to immaginando un incontro tra un ortodosso e un cattolico; domanda e risposta: “Il tuo Cristo è risorto? Il mio invece risorge la settimana prossima”. La celebrazione unitaria della cristianità intera della Pasqua, infatti, avviene di rado e solo per coincidenza di fatti astronomici che qui sarebbe difficoltoso spiegare (e chi scrive non sarebbe in grado di farlo). La prossima data comune do­vrebbe essere il 16 aprile 2017 e solo eccezionalmente coincide. La diver­sità della data dipende da calcoli ri­feriti a due diversi calendari adottati, il calendario riformato gregoriano, opera di Papa Gregorio XIII (1582) secondo criteri puramente astrono­mici e non confessionali, che però non è stato accettato dal mondo or­todosso che ha continuato a fare cal­coli con il vecchio calendario lunare chiamato giuliano, proprio da Giulio Cesare, piuttosto “datato” e non conforme a calcoli più esatti. (Qual­cuno malignamente ha detto che si è preferito contraddire l’astronomia che andare d’accordo con il Papa). La questione della data della Pasqua, in realtà, con modalità e motivazio­ni diverse ha attraversato la storia della cristianità fin dall’inizio della Chiesa nascente e ciò che fa pensare e profondamente colpisce, come ha notato Papa Francesco, è il dato che i cristiani nonostante vari tentativi non sono riusciti a trovare una solu­zione.

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Probabilmente al fondo c’è la convinzione che la data è meno im­portante del fatto che Cristo è morto e risorto: l’evento della risurrezione travalica ogni confinamento rituale o di calendario, essendo di portata co­smica ed eterna. L’evento conta più che il giorno e l’ora in cui si ricorda e si celebra. Tuttavia, celebrare in­sieme, tutti i cristiani, e proclamare al mondo ad una sola voce, in un determinato giorno del calendario universale che “Cristo è risorto, è veramente risorto!”, in convinta e compatta adesione all’integra fede pasquale, assume una forte rilevanza sul piano della comunicazione e, quindi, dell’evangelizzazione. I non  credenti e i seguaci di altre religioni, nella disparità della celebrazione della Pasqua, sono facilmente indotti a notare segni di dubbio e incertez­za storica e, quindi, una debolezza dell’annuncio e, inoltre, possono riscontrare lo stato di disunione, se non di conflittualità, tra cristiani. È per questo, pensiamo, che Papa Francesco abbia tirato fuori la que­stione in un momento in cui nessuno ci pensava ed è per lo stesso motivo che nel movimento ecumenico mo­derno il problema è stato affrontato a livello di dialogo interconfessionale. Un documento importante è “Verso una data comune per la Pasqua – Di­chiarazione di Aleppo”, frutto di una consultazione svolta nel marzo 1997 promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese e dalle Chiese del Me­dio Oriente, presenti anche rappre­sentanti del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, del Patriarcato ecumenico, della Chiesa anglicana e degli Avventisti del settimo giorno. Questo rapporto non è conclusivo, ma propone una consultazione allar­gata il più possibile che si sarebbe dovuta svolgere nel 2001.

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Intanto nell’ottobre 1998 è stata data una risposta alla dichiarazione di Aleppo da parte della Consulta teologica or­todossa-cattolica in cui si riafferma l’importanza pastorale di giungere ad una data condivisa e si afferma tra l’altro: “Celebrando la Pasqua in do­meniche diverse dell’anno, le Chiese danno una testimonianza divisa a questo mistero, compromettendo la loro credibilità e la loro efficacia nel portare il Vangelo al mondo” (Enchiridion Oecumenicum vol.8, Edb, n. 3123). Il criterio dell’accor­do possibile secondo le indicazioni “scaturite dal dialogo sono molto semplici: riaffermare le norme stabi­lite dal primo Concilio Ecumenico di Nicea (325) secondo le quali la Pa­squa deve cadere nella domenica che segue la prima luna di primavera e calcolare la data astronomica (equi­nozio di primavera e luna piena) con gli strumenti scientifici più accurati, basando il calcolo sul meridiano di Gerusalemme (cfr Risposta comune alla Dichiarazione di Aleppo sulla data della Pasqua (Ench, Oec.vol.8, n 3122 ss). Da parte delle Chiese cri­stiane non resta che mettere in atto con umiltà e disponibilità un proget­to comune e ascoltare l’invito di san Paolo, come un grido che risuona più che mai urgente oggi, in un mon­do globalizzato e mediatico: “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa” (1 Cor, 5,7-8). Insieme.

Elio Bromuri

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