Pubblicato in: Sab, Mar 1st, 2014

LA RIFORMA DEL PAPA? SINODALITÀ E PASTORALITÀ

Esclusivo/Mons. Marcello Semeraro, Segretario del Consiglio degli Otto, traccia un primo bilancio dopo le prime tre sessioni. 

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“L’umiltà induce a domandare il consiglio ad altri. Altro che incapacità, dunque. La scelta del Papa è piuttosto esercizio di una virtù cardinale. Doveroso in chi è posto alla guida di una comunità”. 

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“Su ogni Congregazione, i cardinali hanno espresso le proprie considerazioni prima di presentare proposte al Papa perché meglio esse corrispondano alle mutate esigenze poste dalla vita della Chiesa nel mondo intero”. 

“Un bilancio certa­mente positivo” delle prime tre sessioni di lavoro del Consiglio dei Cardinali, mentre il lavoro prosegue “con speditezza, ma non con fret­ta, per la serietà della cosa”. A con­clusione della terza riunione (17-19 febbraio), abbiamo incontrato mons. Marcello Semeraro, segretario del Consiglio di cardinali. Nel colloquio il Vescovo parla di tutti i temi sul tap­peto: dagli obiettivi del Consiglio alla riforma della Curia, dal questionario del Sinodo alle attese create, dal lavo­ro futuro al primo anno di Pontificato di Francesco

Qual è il bilancio di questi primi tre incontri?

Il bilancio è certamente positivo. L’operosità del Consiglio di cardi­nali si sviluppa sui due versanti per i quali è stato istituito: la vita della Chiesa e la riforma della Curia ro­mana. Quanto alla prima è noto che i cardinali hanno già formulato alcune proposte al Papa, come quelle riguar­do alla prossima Assemblea del Sino­do dei vescovi e all’istituzione di una Commissione per la protezione dei fanciulli e l’attenzione pastorale per le vittime di abusi. Quanto alla Cu­ria, gli otto stanno progressivamente vagliando i contributi derivati da una vasta consultazione fatta a suo tempo sia tra i capi Dicastero, sia fra gli episcopati delle aree geografiche di rife­rimento dei singoli cardinali membri del Consiglio.

Ci sono parole-chiave per foto­grafare il lavoro di questi mesi?

L’istituzione degli otto ha certa­mente ampliato per il Papa gli spazi del ‘consiglio’, aggiungendo a quelli già esistenti un organismo molto agi­le, rappresentativo del Collegio dei Cardinali dei ma anche dell’episcopato nelle grandi aree mondiali. Penso che, al riguardo, sinodalità sia una parola chiave per indicare il metodo del lavoro e che il termine pastoralità indichi con sufficiente chiarezza l’in­tenzione e lo scopo.

Istituendo il Consiglio, il Papa ne ha puntualizzato anche le finalità: “Aiutare il Santo Padre nel governo della Chiesa uni­versale” e “studiare un progetto di revisione della Costituzione apostolica ‘Pastor Bonus’ sulla Curia Romana”. Ci può chiarire i termini? Aiutare sottende inca­pacità?

La virtù più necessaria a chi go­verna è, secondo san Tommaso, la prudenza, che nella prospettiva di una virtù ‘politica’ è ordinata al bene co­mune. Tra le categorie che ne sostan­ziano il significato c’è anche l’umiltà che induce a domandare il consiglio ad altri. Altro che incapacità, dunque. La scelta del Papa è piuttosto esercizio di una virtù cardinale. Doveroso in chi è posto alla guida di una comunità.

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Molto interesse nell’opinione pubblica ha suscitato il questio­nario diffuso a largo raggio per il prossimo Sinodo sulla fami­glia. Una forma di consultazione nuova, che ha riscosso enormi consensi, ma anche critiche. Non c’è il rischio di aver creato un’attesa nella gente su punti delicati, quali la comunione ai divorziati, che poi non potrà es­sere soddisfatta?

Il questionario è stato anche per le nostre Chiese in Italia un’importante occasione per un discernimento ap­profondito sulla situazione della fami­glia e della pastorale per la famiglia. Esso è stato accolto con molto inte­resse per lo stile di ascolto che com­porta. Eventuali rilievi sono da ascri­versi al desiderio di vedere ampliata questa possibilità di ascolto. Quanto alle aspettative, quelle di un cristia­no non potranno che essere di una sempre più approfondita conoscenza della volontà del Signore: cosa che si verifica sempre quando c’è il giusto clima spirituale, uno studio attento e l’impegno di stare nella comunione ecclesiale. Sono sostanzialmente que­ste le vie che, secondo Dei Verbum 8, conducono la Chiesa verso la pienez­za della verità.

A proposito di riforma della Cu­ria. A che punto si è giunti?

La riforma della Curia è la se­conda delle finalità stabilite dal Papa nella costituzione del Consiglio. Dopo uno sguardo generale, la loro atten­zione si è rivolta anzitutto alle singole Congregazioni che, come noto, sono nove. Su ciascuna di esse, sulla base di una relazione introduttiva, i cardinali hanno espresso le proprie considerazioni cercando sempre una convergenza in vista di proposte da presentare al Papa perché meglio esse corrispondano alle mutate e rinnovate esigenze poste dalla vita della Chiesa nel mondo intero. Il lavoro è impegna­tivo e intenso; i cardinali operano con speditezza, ma non con fretta, per la serietà della cosa. È già noto, tutta­via, il calendario di lavoro, che pre­vede già altre due sessioni in aprile e in luglio. Un ritmo, come si vede, ben cadenzato.

Tra pochi giorni ricorre il primo anniversario dell’elezione di Papa Francesco. Cosa è cam­biato per la Chiesa da quel 13 marzo 2013?

Il succedersi di un nuovo Papa, per chi – come direbbe Sant’Ignazio – ha il retto sentire cum Ecclesia, è sempre un messaggio di Dio e pure una sua interpellanza alla Chiesa. Fin dal suo primo apparire, in Papa Francesco si è percepita l’intensità di un messaggio spirituale per cui tan­ta gente – non soltanto i cattolici – lo riconosce come autentica guida mo­rale. Egli non ha cominciato con il proporre un programma, neppure di ‘riforma’ – questo, semmai, oggi lo si riconosce in Evangelii Gaudium, che è la energica spinta a un’uscita mis­sionaria, poiché la gioia del Vangelo non può essere trattenuta – bensì con l’indicare uno stile, che rinnova per l’uomo l’antica storia del Samarita­no: prossimità, cura e custodia. Egli, per di più, abita in questo stile”.

Vincenzo Corrado

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