Pubblicato in: Ven, Set 19th, 2014

La stangata/Come pagare le tasse: ecco tutte le scadenze

Famiglie e aziende in fibrillazione. sono i giorni di Tari, Tasi, Imu, Iuc… Una guida utile per il contribuente.

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Tari, Tasi, Imu, Iuc e così via. Non basta la crisi economica che riduce i redditi, ci sono anche le tasse che aumenta­no e – oltre al danno la beffa! – hanno tutta una serie di nomi nuovi e complicati con cui il cittadino vessato deve confrontarsi. Ma cosa succede? Non bastano le “solite” tasse? Perché i nostri politici se ne inventano conti­nuamente di nuove e dai nomi astrusi? Tentiamo di capirci qualcosa. Per farla molto semplice, tutto deriva dallo Stato centrale, che si ritrova a dover stringere i cordoni della borsa e quindi passa meno soldi agli enti locali, prin­cipalmente i Comuni. Però i servizi ai cittadini devono pur funzionare, i costi devono essere coperti, quindi lo Stato autorizza i Comuni a tassare “autono­mamente” i propri cittadini, secondo le necessità di bilancio e sulla base dei servizi offerti. Quindi ogni Comune decide aliquote, scadenze, modalità, agevolazioni, dettagli delle tasse da pagare, con un improvviso aumento della complessità (oltre che della pressione) fiscale e della variabilità territoriale. In altre parole, significa che in due Comuni, anche se magari contigui, possono esserci scadenze, modalità di calcolo e importi differenti per la stessa tassa.

Partiamo dagli acronimi, questi strani nomi che hanno le nuove tasse. La legge di stabilità – un tempo era chia­mata “finanziaria” – per l’anno 2014 ha istituito l’Imposta Unica Comu­nale (Iuc), che si fonda su due criteri, il primo costituito dal possesso di immobili da parte del cittadino (quindi parametrato su natura e valore degli stessi) e l’altro legato alla disponibilità e alla fruizione di servizi erogati dal Comune. L’Imposta Unica Comunale (Iuc) è composta da tre diverse “voci”: si comincia con l’Imposta Municipale Propria (Imu), di natura patrimoniale, che quindi è dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni princi­pali. Vi è poi la parte riferita ai servizi, che si differenzia nel tributo per i servizi indivisibili (Tasi), a carico – per banalizzare – sia del proprietario che dell’inquilino, e nella tassa sui rifiuti (Tari), a carico dell’inquilino o di chi utilizzi concretamente l’immobile, de­stinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Quest’ultima è la nuova denominazio­ne, con finalità sostanzialmente simili, delle già famigerate Tarsu e Tares.

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Il 10 settembre scorso è scaduto il termine per l’approvazione da parte dei Comuni – quelli ritardatari – delle delibere in cui si decidono le aliquote della Tasi sulla prima e seconda casa, la quota di tassa a carico dell’affit­tuario, ma anche la sua eventuale esenzione totale. Per fare un esem­pio tra i tanti, prendiamo il Comune più vicino a noi, quello di Lecce. In “zona Cesarini”, all’ultimo minuto, un Consiglio comunale caldissimo ha votato l’approvazione delle aliquote, detrazioni, riduzioni ed esenzioni Tasi e l’approvazione delle tariffe Tari. Giusto per la cronaca, è del 2,5 per mille l’aliquota Tasi decisa dal Comune di Lecce (il massimo che si poteva scegliere: l’arco entro cui la norma consentiva di muoversi era tra l’1 e il 2,5 per mille). Si potrà pagare in due rate: la prima, con l’acconto del 50 per cento, entro il 16 ottobre; l’altra metà entro il 16 dicembre. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si è evitata la possibile imposizione di un “extra gettito” dello 0,8 per mille. Ma sono state anche raddoppiate le previste detrazioni di 50 euro per le abitazioni di categoria A/3 e di 100 euro per quelle di categoria A/4 e A/5, per situazioni di disagio particolare, come famiglie che hanno componenti portatori di handicap in situazione di gravità, titolari di indennità di accom­pagnamento, oppure famiglie con tre o più figli. Ma le due agevolazioni non sono cumulabili.

Come pagare? In linea di massima con modello F24, in banca, in posta o presso Equitalia. Ma attenzione, se si superano i mille euro di importo o se vi sono compensazioni, in particolare se il saldo del modello è “a zero”, da ottobre 2014 niente più carta. I versamenti potranno essere eseguiti esclusivamente mediante i servizi tele­matici dell’Agenzia delle Entrate (F24 on line, F24 web e F24 cumulativo) o delle banche o delle poste. A preve­derlo è l’articolo 11, comma 2, del decreto legge 66/2014 (decreto “bonus Irpef”), che ha esteso in questo modo alle persone fisiche, non imprenditori o professionisti, l’obbligo dell’invio telematico già previsto dal 2007 per i titolari di partita Iva. Per questi F24 obbligatoriamente telematici, sarà quindi possibile soltanto l’addebito nel conto corrente, con la conseguenza che non si potrà più pagare in contan­ti, con assegni bancari o circolari. Tornando agli aspetti locali, il Con­siglio comunale di Lecce ha anche determinato le tariffe della nuova Tari per il 2014, che sembra costituiran­no un notevole aggravio per talune categorie imprenditoriali che più delle altre producono rifiuti e quindi pesano sui costi del servizio. La prossima rata in acconto (la scadenza della prima rata, fissata al 30 giugno, era stata poi prorogata al 15 luglio; la seconda è scaduta il 31 agosto) dovrà essere pagata entro il 31 ottobre e poi, a fine anno, si riceveranno gli avvisi di pagamento del saldo, la cui scadenza dovrebbe comunque slittare a febbraio 2015. La stangata, comunque, sta arrivan­do. Prepariamoci. Colpirà chi più chi meno, ma nessuno sarà esente (salvo i soliti evasori totali). La Tasi colpirà soprattutto le prime case, con aliquote e importi superiori a quelli che i cittadini hanno pagato con l’Imu nel 2012, prima che venisse eliminata. Nella roulette russa delle aliquote, dal 2014 incappano anche gli occupanti dell’immobile, in genere inquilini in affitto: a Lecce la quota a loro carico è del dieci per cento.

Antonio Silvestri

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