La stangata/Come pagare le tasse: ecco tutte le scadenze
Famiglie e aziende in fibrillazione. sono i giorni di Tari, Tasi, Imu, Iuc… Una guida utile per il contribuente.
Tari, Tasi, Imu, Iuc e così via. Non basta la crisi economica che riduce i redditi, ci sono anche le tasse che aumentano e – oltre al danno la beffa! – hanno tutta una serie di nomi nuovi e complicati con cui il cittadino vessato deve confrontarsi. Ma cosa succede? Non bastano le “solite” tasse? Perché i nostri politici se ne inventano continuamente di nuove e dai nomi astrusi? Tentiamo di capirci qualcosa. Per farla molto semplice, tutto deriva dallo Stato centrale, che si ritrova a dover stringere i cordoni della borsa e quindi passa meno soldi agli enti locali, principalmente i Comuni. Però i servizi ai cittadini devono pur funzionare, i costi devono essere coperti, quindi lo Stato autorizza i Comuni a tassare “autonomamente” i propri cittadini, secondo le necessità di bilancio e sulla base dei servizi offerti. Quindi ogni Comune decide aliquote, scadenze, modalità, agevolazioni, dettagli delle tasse da pagare, con un improvviso aumento della complessità (oltre che della pressione) fiscale e della variabilità territoriale. In altre parole, significa che in due Comuni, anche se magari contigui, possono esserci scadenze, modalità di calcolo e importi differenti per la stessa tassa.
Partiamo dagli acronimi, questi strani nomi che hanno le nuove tasse. La legge di stabilità – un tempo era chiamata “finanziaria” – per l’anno 2014 ha istituito l’Imposta Unica Comunale (Iuc), che si fonda su due criteri, il primo costituito dal possesso di immobili da parte del cittadino (quindi parametrato su natura e valore degli stessi) e l’altro legato alla disponibilità e alla fruizione di servizi erogati dal Comune. L’Imposta Unica Comunale (Iuc) è composta da tre diverse “voci”: si comincia con l’Imposta Municipale Propria (Imu), di natura patrimoniale, che quindi è dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali. Vi è poi la parte riferita ai servizi, che si differenzia nel tributo per i servizi indivisibili (Tasi), a carico – per banalizzare – sia del proprietario che dell’inquilino, e nella tassa sui rifiuti (Tari), a carico dell’inquilino o di chi utilizzi concretamente l’immobile, destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Quest’ultima è la nuova denominazione, con finalità sostanzialmente simili, delle già famigerate Tarsu e Tares.
Il 10 settembre scorso è scaduto il termine per l’approvazione da parte dei Comuni – quelli ritardatari – delle delibere in cui si decidono le aliquote della Tasi sulla prima e seconda casa, la quota di tassa a carico dell’affittuario, ma anche la sua eventuale esenzione totale. Per fare un esempio tra i tanti, prendiamo il Comune più vicino a noi, quello di Lecce. In “zona Cesarini”, all’ultimo minuto, un Consiglio comunale caldissimo ha votato l’approvazione delle aliquote, detrazioni, riduzioni ed esenzioni Tasi e l’approvazione delle tariffe Tari. Giusto per la cronaca, è del 2,5 per mille l’aliquota Tasi decisa dal Comune di Lecce (il massimo che si poteva scegliere: l’arco entro cui la norma consentiva di muoversi era tra l’1 e il 2,5 per mille). Si potrà pagare in due rate: la prima, con l’acconto del 50 per cento, entro il 16 ottobre; l’altra metà entro il 16 dicembre. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si è evitata la possibile imposizione di un “extra gettito” dello 0,8 per mille. Ma sono state anche raddoppiate le previste detrazioni di 50 euro per le abitazioni di categoria A/3 e di 100 euro per quelle di categoria A/4 e A/5, per situazioni di disagio particolare, come famiglie che hanno componenti portatori di handicap in situazione di gravità, titolari di indennità di accompagnamento, oppure famiglie con tre o più figli. Ma le due agevolazioni non sono cumulabili.
Come pagare? In linea di massima con modello F24, in banca, in posta o presso Equitalia. Ma attenzione, se si superano i mille euro di importo o se vi sono compensazioni, in particolare se il saldo del modello è “a zero”, da ottobre 2014 niente più carta. I versamenti potranno essere eseguiti esclusivamente mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 on line, F24 web e F24 cumulativo) o delle banche o delle poste. A prevederlo è l’articolo 11, comma 2, del decreto legge 66/2014 (decreto “bonus Irpef”), che ha esteso in questo modo alle persone fisiche, non imprenditori o professionisti, l’obbligo dell’invio telematico già previsto dal 2007 per i titolari di partita Iva. Per questi F24 obbligatoriamente telematici, sarà quindi possibile soltanto l’addebito nel conto corrente, con la conseguenza che non si potrà più pagare in contanti, con assegni bancari o circolari. Tornando agli aspetti locali, il Consiglio comunale di Lecce ha anche determinato le tariffe della nuova Tari per il 2014, che sembra costituiranno un notevole aggravio per talune categorie imprenditoriali che più delle altre producono rifiuti e quindi pesano sui costi del servizio. La prossima rata in acconto (la scadenza della prima rata, fissata al 30 giugno, era stata poi prorogata al 15 luglio; la seconda è scaduta il 31 agosto) dovrà essere pagata entro il 31 ottobre e poi, a fine anno, si riceveranno gli avvisi di pagamento del saldo, la cui scadenza dovrebbe comunque slittare a febbraio 2015. La stangata, comunque, sta arrivando. Prepariamoci. Colpirà chi più chi meno, ma nessuno sarà esente (salvo i soliti evasori totali). La Tasi colpirà soprattutto le prime case, con aliquote e importi superiori a quelli che i cittadini hanno pagato con l’Imu nel 2012, prima che venisse eliminata. Nella roulette russa delle aliquote, dal 2014 incappano anche gli occupanti dell’immobile, in genere inquilini in affitto: a Lecce la quota a loro carico è del dieci per cento.
Antonio Silvestri

















