La Veglia di Pentecoste/Il Cenacolo di Piazza Duomo
Celebrazione Diocesana Presieduta dall’Arcivescovo e dedicata ai Martiri di oggi.
CON MARIA E GLI APOSTOLI
Ha espresso il proprio commosso “grazie al Signore per la corale invocazione delle componenti diocesane raccolte, come nel Cenacolo con Maria Madre della Chiesa e gli Apostoli, nell’unità dei cuori e della fede”: l’Arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio, che ha presieduto la Veglia di Pentecoste invocando lo Spirito Santo, donato dal Padre e dal Cristo asceso al Cielo, ha così rilevato che la celebrazione è stata un toccante momento vissuto con intensa preghiera e profonda comunione.
IL DONO DELLA TESTIMONIANZA
Il tema della testimonianza è stato presentato dal presule nella riflessione omiletica: ogni cristiano deve accogliere con disponibilità interiore la Parola di Dio, alimento indispensabile per vivere con coerenza e coraggio l’esperienza della fede, nella certezza del sostegno della grazia dello Spirito donato a ogni discepolo di Gesù nel Battesimo, nella Confermazione e nel quotidiano incontro di grazia.
LA CRESIMA AI GIOVANI ADULTI
Pregnante segno dell’effusione dell’Amore è stato il conferimento della Cresima ai giovani adulti che, già preparati spiritualmente con un percorso di fede nelle rispettive Comunità Parrocchiali, hanno partecipato commossi al sacro rito.
PER I CRISTIANI PERSEGUITATI
Nella solenne liturgia, la Chiesa di Lecce, accogliendo con convinzione la proposta dei Vescovi italiani di “dedicare la Veglia di Pentecoste ai martiri, nostri contemporanei” ha manifestato la propria solidarietà per quanti sono oppressi dalla violenza e costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e città cercando rifugio e salvezza nelle altre nazioni del mondo. “Ci facciamo voce dei nostri fratelli perseguitati, perché la forza dello Spirito conceda a tutti di accogliere il dono della Pace, vincendo ogni resistenza e rendendo i cristiani apprezzati per il loro impegno e amore da tutti”, ha sottolineato con commozione mons. D’Ambrosio.
UN IMPEGNO PER TUTTA LA VITA
“Cari fratelli che, in quest’antica e meravigliosa piazza, ricevete questa sera il dono del Paraclito non accontentatevi di vivere con emozione il gioioso entusiasmo da voi espresso durante il rito, siate fortemente consapevoli della scelta compiuta e quindi anche dell’impegno che assumete nel vivere la fatica di essere cristiani”: con queste parole il Vescovo ha esortato i giovani adulti convenuti con i loro familiari per ricevere il sacramento che completa l’iniziazione realizzata mediante il Battesimo. Il momento di grazia è coinciso con l’inizio di una vita nuova e di una storia diversa, da costruire seguendo le parole del Vangelo.
CONTRO LA BABELE DELL’EGOISMO
Un’interessante lettura di alcune dinamiche dell’attuale situazione socio-culturale è stata offerta quando il celebrante ha evidenziato che proprio valutando l’orgoglio e la confusione dei primi uomini manifestati nel progettare una società orgogliosa sino al punto di voler raggiungere Egli, ha precisato che “non la Babele dell’egoismo costituisce la vera affermazione della dignità umana, ma l’impegno di conformarsi alla lingua dell’amore riconoscendo nel Signore, Colui che ci salva ed è il futuro di ogni persona”.
CONTINUA IL CAMMINO DELLA COMUNIONE
Al termine della solenne liturgia, l’Arcivescovo, esprimendo gioia per la presenza dei presbiteri, dei religiosi, delle aggregazioni laicali e dei fedeli convenuti, ha supplicato Dio particolarmente per la vicinanza ai cristiani perseguitati: “Rendo solennemente grazie al Signore per la preghiera, seme ed espressione di unità, elevata nella comune fede nel Risorto, e invoco Maria, affinché tutti noi possiamo divenire sempre più comunità con un cuor solo ed un anima sola”. Il Presule, poi, ha concluso il rito rendendo solenne omaggio alla Madonna ritratta nel Cenacolo in un’espressiva icona assieme agli Apostoli.
Christian Tarantino






















