L’agonia delle imprese salentine: chi chiude, chi soffre
In questo senso, qual è il suo giudizio in merito agli aiuti europei?
Questo è un tema sul quale più volte con i colleghi si discute. Noi preferiremmo una pressione fiscale inferiore ad agevolazioni contributive perché mentre queste ultime, il più delle volte, non possono essere ottenute da tutti, una pressione fiscale meno incisiva avrebbe ricadute positive su tutto il mondo dell’impresa. Questo non vuol dire che i finanziamenti europei attualmente esistenti non debbano essere raccolti, ma indubbiamente una riduzione della pressione fiscale porterebbe maggiore fiducia tanto agli imprenditori quanto ai cittadini.
Quali sono i rapporti di Confindustria con la politica, soprattutto quella locale?
Vediamo una classe politica che dovrebbe essere più attenta alle esigenze del territorio. Ma anche questo non è un male esclusivamente salentino, ma è un male italiano. Abbiamo una classe politica chiusa in se stessa, molto spesso anche nei propri privilegi, una classe politica che non ascolta molto l’impresa e lancia poche idee. Noi riteniamo che l’impresa sia un elemento fondamentale per lo Stato italiano perché, nella storia nazionale, soprattutto le piccole-medio imprese hanno dimostrato di essere capaci di creare occupazione e di sapersi gestire da sole. Ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno: non vogliamo creare assistenzialismo ma vogliamo creare imprese che siano un bene per l’imprenditore, per i lavoratori e per l’intero territorio. L’impresa, infatti, non è un’astronave avulsa dal territorio. Tuttavia, per quanto concerne la classe politica non vogliamo lanciare un messaggio generale di disinteresse però sicuramente la politica deve essere concretamente vicina alle esigenze del cittadino e delle imprese.
Cosa ci si aspetta dal nuovo Governo?
Come ho detto prima, io mi aspetto una concreta iniziativa sulla riduzione del costo del lavoro e sulla pressione fiscale generale. È chiaro che non si può certo pretendere una soluzione immediata, ma già un segnale in tal senso potrebbe dare maggiore fiducia alle imprese che attualmente si trovano in una situazione di agonia. Si auspicano anche iniziative che possano rendere il nostro territorio interessante per l’investimento anche da parte di imprenditori provenienti dal resto del mondo. Un altro aspetto che terrei a sottolineare è la Riforma Fornero nel mercato del lavoro che non è per niente soddisfacente e che, anzi, ha creato ulteriori ostacoli al mondo del lavoro. È una riforma, a mio parere, tutta da rivedere sul piano sulle assunzioni e dei rapporti di lavoro. Sia chiaro, però, anche in questo, chiediamo semplicemente di rientrare nei parametri europei abbracciando un modello di mondo di lavoro che guardi più al futuro e un po’ meno al passato.
A tal proposito, molti accusano le aziende salentine di essere ‘vecchie’. Si riserva poca fiducia nei giovani i quali provano a costruirsi un futuro da soli puntando tutto su finanziamenti elargiti dalla Regione. Si tratta, però, di pure illusioni dal momento che nella maggior parte dei casi quelle piccole realtà imprenditoriali, quelle micro-imprese costruite grazie a sussidi, muoiono l’anno seguente, non appena si esauriscono i fondi.
Il finanziamento può essere una base di partenza ma non si può creare un’azienda basandosi solo su un sussidio, perché se si crea in quel modo ogni prospettiva futura viene a cadere. Noi nei giovani dobbiamo credere ma anche in questo è necessario creare i presupposti perché i giovani che hanno talento e vogliono esercitarlo possano rimanere qui, per accrescere il nostro territorio, anziché andar fuori.















