L’Autostima… “Perché io valgo!”
Quindi, la competizione non è mai costruttiva per la crescita dell’autostima?
L’unica competizione che serve è quella con se stessi, che ci stimola a evolvere e a imparare a liberarci da quei sentimenti avversativi che ci mettono in conflitto con gli altri. La competizione porta con sé dietro sempre nevroticità, non serenità. Purtroppo siamo innestati nel concetto sociale che dobbiamo per forza primeggiare e la competizione per primeggiare sugli altri lascia sempre strascichi, per liberarsi da certe dipendenze emotive/ psicologiche dobbiamo cambiare atteggiamento. Siamo sempre pervasi da sentimenti di invidia e di gelosia, il bambino vuole tutto per sé, e da quella dimensione naturale di egocentrismo occorre evolvere.
Come influisce l’autostima sulla nostra vita?
Influisce sulla nostra vita e su quella degli altri. Più io ho di me una considerazione di valore più mi rendo disponibile agli altri, altrimenti, al contrario, più bassa è l’autostima più alto è il risentimento che nutro per colui che credo superiore a me. Le conseguenze di una bassa autostima possono essere diverse. Nei casi più estremi sfocia in forme di depressione cronica in cui prevale l’incapacità di agire. La svalutazione di sé porta all’insicurezza e all’ansia per non saper fare mai scelte in piena soddisfazione, tendendo a vivere nell’ombra di un protettore, cioè di chi ci rassicura su quello che dobbiamo fare. Ciò conduce ad un disagio sociale che si manifesta riducendo il valore delle azioni degli altri e parlandone con malignità. A volte, al contrario, per superare il sentimento di inferiorità, certe persone tendono a primeggiare, in campo lavorativo, sociale, ecc… Tuttavia, questa prevaricazione non dà serenità, ma al contrario crea fragilità psicologiche, inquietudini profonde per la paura costante di essere prevaricati. Queste persone non vogliono scendere di “immagine sociale”, perché hanno bisogno di quell’immagine sociale per sentire che valgono.
Ci sono situazioni della vita che predispongono ad abbassare il livello di autostima? Ad es. alcune persone vivono male il cambiamento che porta nella loro vita la pensione…
Se si ha una buona autostima si è sereni, in qualunque situazione perché la convivenza sociale dà sempre opportunità di rendersi utili. È vero che da un punto di vista fisiologico man mano che si invecchia si perdono una serie di abilità fisiche, ma dobbiamo imparare ad adattarci anche ai passaggi della vita e ad accettarli, trovare semmai nuovi ruoli come l’educazione dei nipoti. Il malessere in alcune persone avviene se non hanno predisposto il nuovo ruolo, poiché hanno basato il proprio valore solo su quel ruolo occupazionale perduto.
Ci ha spiegato che l’autostima si innesta già dall’infanzia. Tuttavia, un individuo che non sta bene con se stesso può nel corso della sua vita riuscire a superare le barriere che gli impediscono di raggiungere un buon grado di autostima?
Nel momento in cui una persona acquisisce la consapevolezza di avere poca autostima, può evolvere decidendo di dare sfogo alle proprie abilità, ma per farlo ha bisogno di aiuto. Per evolvere, maturare, gestire i propri passaggi di crescita con piena consapevolezza, occorre avere dei modelli di riferimento, dei protocolli da seguire. Ad esempio, chi vuole essere un buon cristiano lo può diventare seguendo gli insegnamenti del Vangelo e la strada è faticosa. Molti cercano rifugio in un cammino spirituale, del resto, l’uomo di cammini ne può trovare tanti. Il nodo fondamentale è che raggiungere un buon livello di autostima significa effettuare una continua progettazione di se stessi, reindirizzare la propria vita, scoprire nuove potenzialità e metterle in pratica per il benessere degli altri. Possiamo concludere che autostima vuol dire coraggio di vivere!
Pagine a cura di Fatima Grazioli
















