Le Comunità Ebraiche in Terra d’Otranto dal Medioevo ad oggi
Mostra Fotografica/All’Istituto Marcelline di Lecce, iniziativa curata dall’Archivio di Stato.
A 70 anni dall’entrata dell’Armata Rossa ad Auschwitz, l’Istituto Marcelline di Lecce ospita una mostra fotografico-documentaria sulle comunità ebraiche del Salento medievale e di età contemporanea, curata dall’Archivio di Stato di Lecce. Scopo dell’iniziativa è far veicolare tra i giovani la conoscenza dell’ebraismo nel nostro territorio attraverso le fonti ed indurli a riflettere sul significato e sul valore della tolleranza religiosa ed etnica contro ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo. Il titolo della mostra Li Judei portano lo signo si ispira ad un piano di una legge, promulgata tra il 1445 ed il 1446 dalla contessa di Lecce, già regina di Napoli, Maria d’Enghien, che sanciva per gli Ebrei della contea l’obbligo infamante di portare sugli abiti, come emblema della loro differente religione, una rota di panno rosso, antesignana di quella stella di David, imposta ad essi cinque secoli dopo dai nazi-fascisti. L’uso del segno distintivo è attestato a Soleto in un affresco relativo al ciclo della vita di S. Stefano nell’omonima chiesa gotico-bizantina. È, infatti, raffigurato come torturatore del santo, lapidato dagli Ebrei, un giudeo, contraddistinto da un cerchio di panno rosso sul petto. La pratica, comunque, era già invalsa nel 1215, al lorchè il Concilio Lateranense IV dispose di recare un segno di riconoscimento sugli abiti per indicare l’appartenenza alla fede mosaica ed evitare “contatti non controllati” con i cristiani. La mostra si suddivide in due sezioni tematiche, di cui la prima, riguardante l’antigiudaismo, con un’evidente connotazione confessionale, mette a fuoco l’atteggiamento spesso insofferente dei cristiani medievali e moderni nei confronti della minoranza ebraica, già presente a Taranto, Oria, Brindisi e Lecce a partire dall’antichità, precisamente dalle età repubblicana e imperiale e poi nel primo Medioevo.
Consolidatasi nel tempo, come nel caso di Lecce, nel 1359 la politica di incremento demografico e di nuovo impulso dell’economia autoctona, perseguita prima dai d’Enghien e successivamente ripresa dai Balzo Orsini, ne favorì l’immigrazione. Però, le preoccupazioni destate negli animi del ceto medio salentino di una concorrenza sempre più invadente nei tori del commercio e dell’artigianato inasprirono la convivenza e produssero violenti atti discriminatori. Infatti il 12 marzo 1495 i leccesi furibondi occuparono la Giudecca della città, distruggendola e costruendo sulle sue rovine l’odierna Basilica di Santa Croce. Infine con il decreto di espulsione del 1541, emanato da Carlo V, si disperse la comunità ebraica, ad eccezione di quanti abiurarono alla loro fede per convertirsi al Cristianesimo. La seconda sezione della mostra, dedicata all’antisemitismo, si incentra sulle teorie di stampo positivista dell’inferiorità e della minaccia della razza, che furono causa dell’adozione anche in Italia dal 1938 di una specifica contromisura legislativa e prodromi ideologici della Shoah, tristemente verificatasi tra il 20 gennaio 1942 (Wansee, definizione dell’annientamento) e il 27 gennaio 1945 (liberazione dei superstiti ad Auschwitz).
Tra i documenti esposti sono quelli afferenti al censimento degli Ebrei iniziato nel 1938; all’uscita il 5 agosto dello stesso anno della rivista quindicinale, diretta da Telesio Interlandi “La difesa della razza” e permeata dell’ideologia di set appartenenza degli Italiani ad un’etnia superiore; all’esclusione dai testi scolastici e non solo di autori ebrei; all’espulsione della vita pubblica; all’eliminazione dagli elenchi telefonici di nominativi ebraici; al divieto di matrimoni misti. Chiude la mostra una sezione a parte relativa alla vicenda dei campi profughi salentini di Santa Cesarea Terme, Santa Maria di Leuca, Tricase porto, Santa Maria al Bagno e Santa Caterina di Nardò, che diedero ospitalità tra il 1944 ed il 1947 a migliaia di Ebrei, fuggiti da varie zone d’Europa in mano ai nazisti e in attesa di raggiungere la Palestina. In particolare si segnalano una minuta di lettera del Prefetto Grimaldi di Lecce, indirizzata al Ministro dell’Interno, in cui è richiesto il trasferimento in altre città italiane di tutti o di parte degli ospiti dei suddetti campi per i danni prodotti a causa delle loro intemperanze agli edifici, temporaneamente adibiti a rifugio, e la traccia di tale presenza lasciata attraverso alcuni murales, realizzati tra il 1943 ed il 1947 dall’ebreo polacco Zivi Miller in un’abitazione dell’ex campo profughi di Santa Maria al Bagno e ora al Museo locale della Memoria e dell’Accoglienza. La mostra è allestita presso la Biblioteca dell’Istituto Marcelline di Lecce, in viale Otranto n. 27, fino al 3 febbraio dalle ore 9 alle ore 13. L’ingresso è gratuito.




















