Pubblicato in: Ven, Gen 30th, 2015

Le Comunità Ebraiche in Terra d’Otranto dal Medioevo ad oggi

Mostra Fotografica/All’Istituto Marcelline di Lecce, iniziativa curata dall’Archivio di Stato.

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A 70 anni dall’en­trata dell’Armata Rossa ad Au­schwitz, l’Isti­tuto Marcelline di Lecce ospita una mostra fotografico-documentaria sulle comunità ebraiche del Salento medievale e di età contempo­ranea, curata dall’Archivio di Stato di Lecce. Scopo dell’iniziativa è far veicolare tra i giovani la conoscenza dell’ebraismo nel nostro territorio attraverso le fonti ed indurli a riflettere sul significato e sul valore della tolleranza religiosa ed etnica contro ogni forma di antigiu­daismo e antisemitismo. Il titolo della mostra Li Judei portano lo signo si ispira ad un piano di una legge, promulgata tra il 1445 ed il 1446 dalla contessa di Lecce, già regina di Napoli, Maria d’Enghien, che sanciva per gli Ebrei della contea l’obbligo infamante di portare sugli abiti, come emblema della loro differente religione, una rota di panno rosso, antesignana di quella stella di David, imposta ad essi cinque secoli dopo dai nazi-fascisti. L’uso del segno distintivo è at­testato a Soleto in un affresco relativo al ciclo della vita di S. Stefano nell’omonima chiesa gotico-bizantina. È, infatti, raffigurato come torturatore del santo, lapidato dagli Ebrei, un giudeo, contraddistinto da un cerchio di panno rosso sul petto. La pratica, comunque, era già invalsa nel 1215, al­ lorchè il Concilio Lateranense IV dispose di recare un segno di riconoscimento sugli abiti per indicare l’appartenenza alla fede mosaica ed evitare “contatti non controllati” con i cristiani. La mostra si suddivide in due sezioni tematiche, di cui la prima, riguardante l’anti­giudaismo, con un’evidente connotazione confessionale, mette a fuoco l’atteggiamen­to spesso insofferente dei cristiani medievali e moderni nei confronti della minoranza ebraica, già presente a Taranto, Oria, Brindisi e Lecce a partire dall’antichità, precisamente dalle età repubblicana e impe­riale e poi nel primo Medioe­vo.

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Consolidatasi nel tempo, come nel caso di Lecce, nel 1359 la politica di incremen­to demografico e di nuovo impulso dell’economia au­toctona, perseguita prima dai d’Enghien e successivamente ripresa dai Balzo Orsini, ne favorì l’immigrazione. Però, le preoccupazioni destate negli animi del ceto medio salentino di una concorrenza sempre più invadente nei tori del commercio e dell’arti­gianato inasprirono la convi­venza e produssero violenti atti discriminatori. Infatti il 12 marzo 1495 i lec­cesi furibondi occuparono la Giudecca della città, distrug­gendola e costruendo sulle sue rovine l’odierna Basilica di Santa Croce. Infine con il decreto di espulsione del 1541, emanato da Carlo V, si di­sperse la comunità ebraica, ad eccezione di quanti abiurarono alla loro fede per convertirsi al Cristianesimo. La seconda sezione della mostra, dedicata all’antise­mitismo, si incentra sulle teorie di stampo positivista dell’inferiorità e della minac­cia della razza, che furono causa dell’adozione anche in Italia dal 1938 di una specifica contromisura legislativa e pro­dromi ideologici della Shoah, tristemente verificatasi tra il 20 gennaio 1942 (Wansee, defini­zione dell’annientamento) e il 27 gennaio 1945 (liberazione dei superstiti ad Auschwitz).

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 Tra i documenti esposti sono quelli afferenti al censimento degli Ebrei iniziato nel 1938; all’uscita il 5 agosto dello stes­so anno della rivista quindicin­ale, diretta da Telesio Inter­landi “La difesa della razza” e permeata dell’ideologia di set­ appartenenza degli Italiani ad un’etnia superiore; all’esclusio­ne dai testi scolastici e non solo di autori ebrei; all’espulsione della vita pubblica; all’elimina­zione dagli elenchi telefonici di nominativi ebraici; al divieto di matrimoni misti. Chiude la mostra una sezione a parte relativa alla vicenda dei campi profughi salentini di Santa Cesarea Terme, Santa Maria di Leuca, Tricase porto, Santa Maria al Bagno e Santa Caterina di Nardò, che diedero ospitalità tra il 1944 ed il 1947 a migliaia di Ebrei, fuggiti da varie zone d’Europa in mano ai nazisti e in attesa di raggiunge­re la Palestina. In particolare si segnalano una minuta di lettera del Prefetto Grimaldi di Lecce, indirizzata al Ministro dell’Interno, in cui è richiesto il trasferimento in altre città italiane di tutti o di parte degli ospiti dei suddetti campi per i danni prodotti a causa delle loro intemperanze agli edifici, temporaneamente adibiti a rifugio, e la traccia di tale presenza lasciata attraverso alcuni murales, realizzati tra il 1943 ed il 1947 dall’ebreo polacco Zivi Miller in un’abi­tazione dell’ex campo profughi di Santa Maria al Bagno e ora al Museo locale della Memoria e dell’Accoglienza. La mostra è allestita presso la Biblioteca dell’Istituto Marcel­line di Lecce, in viale Otranto n. 27, fino al 3 febbraio dalle ore 9 alle ore 13. L’ingresso è gratuito.

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