Legambiente: pesticidi nel piatto
La contaminazione alimentare riveste ormai anche il settore del verde urbano o privato.
Fitofarmaci, autorizzazioni e tossicità
I fitofarmaci sono prodotti chimici la cui funzione è quella di curare o prevenire le malattie delle piante, da parte di insetti o funghi. Chiamati in vario modo da antiparassitari a pesticidi essi sono tecnicamente dei “Presidi Sanitari”. Sono classificati in base al tipo di attività esplicato o in base al tipo di patogeno contro il quale vengono applicati: Fungicidi, Insetticidi, Erbicidi o diserbanti.
La classificazione più importante è basata sul concetto di Tossicità acuta, quindi avremo: molto tossico, tossico, nocivo, irritante. La normativa vigente prescrive che chiunque debba utilizzare i fitofarmaci deve ottenere una autorizzazione, limitatamente ai prodotti classificati come: Molto tossico, tossico e nocivo. Tale autorizzazione viene rilasciata dopo aver seguito un corso tenuto da Agronomi, Medici del lavoro che si conclude con un esame finale. Bisogna precisare che la tossicità non è legata alla minor o maggiore pericolosità verso il parassita della piante, ma indica la dose letale acuta verso gli animali , uomo compreso.
L’uso delle sostanze chimiche risale al 1600- 1700 con l’impiego di prodotti di elevata e generalizzata tossicità, appartengono a questa categoria definita di prima generazione , gli Arseniati, solfato di Rame cloruro di mercurio. Tra le due guerre mondiali l’industria chimica ha portato all’individuazione del principio di selettività , e compaiono i primi diserbanti. L’uso di tali sostanze chimiche in agricoltura è cresciuto in modo esponenziale dalla fine della seconda guerra mondiale, sino a quando non sono comparsi danni, non solo all’utilizzatore (con effetti sulla salute di tipo cronico o acuto), ma all’interno dell’intero ecosistema.
Si è passati da un tipo di agricoltura con trattamenti a calendario, al concetto di agricoltura integrata e biologica. Attualmente una agricoltura senza l’uso di sostanze chimiche è impensabile anche se il lavoro da compiere è verso questo traguardo. Visto che per decenni l’agricoltore ha esercitato la sua professione con questi prodotti che di fatto hanno fa si che non si ponesse loro nessuna alternativa.
Indubbio l’influenza dei colossi della chimica gli stessi che investono ora nella genetica vegetale (vedi OGNM organismi geneticamente modificati). Pertanto l’utilizzo di questi prodotti (o l’abuso) si manifesta con intossicazioni che riguardano l’utilizzo delle derrate alimentari in modo diretto e l’inquinamento dell’ambiente circostante che per la famosa catena alimentare trasferisce particelle chimiche a quanti sono gli utilizzatori, si pensi ad un pascolo contaminato e al consumo di erba di un pascolo. Tracce di sostanze pericolose si ritrovano all’interno dell’animale (carne, latte). Altro inquinamento molto più subdolo è quello della contaminazione fisica del terreno e delle acque superficiali (nel nostro caso nel Salento delle falde acquifere).
La contaminazione alimentare non riguarda solo l’uso dei fitofarmaci in agricoltura ma riveste ormai anche il settore del verde urbano o privato. Gli organi competenti in Italia hanno stilato una bozza del Piano D’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti Fitosanitari, che introduce modifiche ed adeguamenti alle normative europee , sino ad arrivare alla definitiva Ricettazione dei prodotti fitosanitari. Vuol dire che per acquistare tali prodotti bisogna che tecnici specializzati (agronomi ) emettano una ricetta alla pari di quella emessa dai medici per l’acquisto di farmaci. Perché è impensabile che seppur con controlli la vendita di questi prodotti e l’utilizzo degli stessi possa esser quasi libera. Con l’auspicio che cresca una maggiore sensibilità verso l’agricoltura e l’ambiente circostante, ricordando un vecchio “è la dose che fa il veleno”.
Raffaele Quarta – Agronomo
Pagine a cura di Anna Rita Quarta
















