Pubblicato in: Ven, Nov 22nd, 2013

L’EREDITÀ DEL VATICANO II…SPERANZA INCOMPIUTA?

La relazione dell’Arcivescovo D’Ambrosio/La necessità di rileggerlo, meditarlo, attuarlo e viverlo in ogni comunità che vuol continuare a crescere verso una fede adulta. 

AL LAVORO! IL CAMMINO DEL CONCILIO CONTINUA 

UN GRANDE DONO

Tra i tanti doni che nella ormai mia lunga vita il Signore mi ha fatto c’è anche questo: aver vissu­to la stagione del Concilio Vaticano II negli ultimi anni della mia formazione teologica. Mi sento prete/vescovo del Concilio: sono stato ordinato presbitero il 19 luglio 1965. Il Concilio Vaticano II è stato chiuso dal servo di Dio Paolo VI il 4 di­cembre 1965.

vescovo

Di sicuro il Vaticano II è stata una delle belle – ormai sono tante – esperienze della mia vita, grato ai miei educatori e formatori: i confratelli di Papa Francesco, i PP. Gesuiti della Facoltà Teologica di Napoli (Posillipo). Ci hanno fatto sentire e gustare la straordinaria novità e il vento gagliardo della Pentecoste conciliare. Con­servo tra i documenti importanti l’invito dell’allora Mons. Pericle Felici, segretario generale del Concilio, a partecipare a un’assemblea generale della grande assise alla fine del settembre 1965.

LA PORTA DELLA FEDE

All’entusiasmo che l’annunzio del Concilio da parte del Beato Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959 nella Basilica di S. Paolo, suscitò nella maggioranza dei cristiani con alcune riserve anche nell’ambiente ecclesiastico della Curia romana, cosa è seguito negli anni successivi?

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Cosa è rimasto di quella passione per la Chiesa che avvinse molti di noi ? Il Concilio è ancora la stella polare? Benedetto XVI ha voluto l’Anno della Fede anche per confermare la sua scelta a favore di un evento di primaria importanza che forse corre il rischio di cadere nel dimenticatoio o di essere snobbato. Nel Motu proprio Porta Fidei Papa Benedetto scrive: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX. In esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre.

LA BUSSOLA DEL CAMMINO

Il Vaticano II, come affermava il Beato Giovanni Paolo II, deve essere “la bussola del nostro cammino”. È mia personale convinzione che la Chiesa oggi più che mai, e tutto l’inedito e sorprendente magistero di Papa Francesco ne è una conferma, ha bisogno di questa bussola: nell’ambito liturgico: non ancora riusciamo a vivere un’autentica spiritualità liturgica centrata e ispirata al mistero pasquale; la collegialità episcopale:

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si avverte un’urgenza profonda e sincera di armonizzare il ministero petrino con quello episcopale come avevano già previsto i Beati Newmann e Rosmini; il problema della partecipazione dei laici alla vita e alla missione della Chiesa col darle un volto meno clericale e più evangelico, valorizzando con maggiore coraggio e meno paura il sacerdozio battesima­le accanto a quello ministeriale.

LO SPIRITO COLLEGIALE

Ecco quanto scrive la costituzione Gaudium et spes: “ Comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione… Quantunque alcuni per volontà di Cristo sono costituiti dottori e dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo (n. 32).

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La gerarchia non è al di sopra ma all’interno del popolo di Dio; l’autorità è ‘servizio e testimonianza’. Lo stesso primato del Papa va visto insieme all’ufficio di insegnare che Cristo affida ai vescovi (n. 25). Il successore di Pietro, e Papa Francesco ne è una limpida testimonian­za, non è posto al di sopra della Chiesa, ma è veramente il servo dei servi di Dio all’interno del corpo mistico di Cristo.

IL RUOLO DEI LAICI

In una Chiesa che si riscopre e vive il suo essere ‘popolo di Dio in cammino nella storia, i fedeli escono da una sorta di ’minorità’, non sono preti mancati, né delegati dal clero, ma ricevono da Cristo direttamente con il Batte­simo e la Confermazione, la missione unica che è di tutto il popolo di Dio, partecipando dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo (cf. LG,31).

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Questa è veramente una svolta significativa se pensiamo al ruolo puramente passivo che la teologia post-tridentina assegnava ai laici. Solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l’autorità necessaria per promuovere e diri­gere tutti i membri verso il fine della società. Quanto alla moltitudine, essa non ha altro diritto che quello di lasciarsi guidare e, come docile gregge, seguire i suoi pastori”.

MATURARE NELLA FEDE

Per portare a compimento la riforma voluta dal Concilio, urge uno sforzo formativo straordinario sul piano della maturità o meglio maturazione della fede. Solo da una ‘fede matura’ può scaturire nella Chiesa la ripresa di spiritualità di cui ha bisogno per portare a compimento il suo necessario rinnovamento interno.

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Va da sé che non è sul piano della rivendicazio­ne di ruoli e autonomie che si potrà fondare una seria formazione alla fede ma sulla meditazione e contemplazione della Parola di Dio e sullo studio e sull’approfondimento della teologia rinnovata promossa dal Concilio. Il mondo di oggi non è quello di 50 anni fa, è cambiato e si va sempre più globalizzando nel bene e nel male. Le sfide di 50 anni fa hanno solo cambiato volto. 

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