Pubblicato in: Gio, Nov 27th, 2014

L’Esperto risponde/Chi sono i giovani adulti del terzo millennio?

Il Fenomeno dell’Adultolescenza. Slittano lavoro e matrimonio.

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“I giovani sono il futuro”. Che fine fa questo adagio, condiviso da tutte le società, di fronte al fatto che da più parti si dice che l’adolescenza si allunga e che non finisce più a diciotto, ma addirittura a trentacin­que anni?

Vi sono ragioni per credere che questo adagio conservi ancora oggi tutta la sua attualità. Certo, ci trovia­mo di fronte ad una complessificazio­ne del concetto di adolscenza.

Quali sono i termini di questo cam­biamento?

I cambiamenti riguardano soprat­tutto il suo significato fondamentale: il suo essere un periodo di moratoria sociale. Secondo questa idea l’ado­lescenza rappresenta un periodo nel quale il soggetto, pur essendo adulto dal punto di vista biologico, non è in grado di assumersi le responsabilità di un adulto a livello sociale. Egli, pertanto (sempre in base a questa idea), deve vivere un periodo di ritiro dalle responsabilità sociali, per for­marsi le attitudini che gli consentiran­no di esercitarle responsabilmente.

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Le cose non stanno così?

Sì e no. In realtà, a complessificar­si è la condizione stessa dell’adole­scente. Sicuramente, come dicevamo, il periodo di moratoria sociale si è al­lungato di molto. I giovani arrivano a costruirsi molto tardi, rispetto ai loro padri, una famiglia e una condizione lavorativa; questo sicuramente ampli­fica il loro periodo di esclusione dalle responsabilità sociali, anche se que­sto avviene non per esigenze di for­mazione, ma per i dinamismi sociali che tutti conosciamo.

In che cosa, allora l’adolescenza di oggi è diversa da quella del passato?

Il fatto è che l’accesso ai ruoli e alle responsabilità sociali non è più mediato dalle esperienze lavorati­ve o dal fatto di avere una famiglia. Esso è, piuttosto affidato all’universo virtuale, ai social network, alle reti diffuse, che sono accessibili a tutti e che garantiscono anche a soggetti in età evolutiva l’esericizio di libertà e autonomie che sono tradizionalmente associate all’universo adulto. Quin­di, da un lato (quello delle istituzioni tradizionali), l’adolescenza si è allun­gata, ma dall’altro lato (quello del mondo di internet e dei social) essa si è incredibilmente accorciata, al pun­to da sparire. Credo che sia questo il paradosso che grava oggi sull’adole­scenza.

Quali compiti pone questo stato di cose?

E allora è necessario rendersi conto che, di fronte a questa situa­zione quello che ci viene richiesto è di evitare le letture semplificatrici e banalizzanti alle quali siamo abituati. Innanzi tutto si tratta di farsi consape­voli che, probabilmente l’adolescenza non si è allungata, perché i bisogni evolutivi dell’adolescente rimangono sempre quelli: costruirsi l’identità personale. Questo non è cambiato nemmeno ai giorni nostri. Per il resto, si tratta di farsi consapevoli che ciò che cambia sono i criteri in base ai quali si costruisce l’idetità dell’adul­to. Essa non è più legata alla famiglia e al lavoro, ma al mondo della soli­darietà, degli affetti, del volontariato. A tutto ciò che ruota attorno all’espe­rienza relazionale. I giovani-adulti, anche se sono senza lavoro e non sono inclini a contrarre il matrimo­nio, non sono al di fuori dei contesti tipicamente adulti. Essi esercitano le responsabilità sociali attorno ad atti­vità impegnative che hanno a che fare con il sostegno e la solidarietà verso gli spazi del bene pubblico. E magari, per essere continui in questo, accetta­no anche di adattarsi a situazioni che, dal punto di vista tradizionale, pos­sono apparire precarie. Per cui, più che la riflessione intorno al concetto di adolescenza lunga o adulta, biso­gnerebbe riflettere su come cambiamo i percorsi di realizzazione dell’adulto. 

Risposte a cura di Marco Piccinno

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