L’Osservatorio Caritas/Tutte le facce della povertà a Lecce
I numeri/Lettura diacronica: I dati riguardano gli anni 2012 e 2013 ed il confronto con il biennio precedente
BILANCIO NEGATIVO SEMPRE PIÙ POVERI
Nel report 2014 si analizza il fenomeno della povertà a Lecce attraverso una lettura diacronica: i dati, infatti, riguardano la rilevazione avvenuta negli anni 2012 e 2013 ed il confronto con il biennio precedente. Il bilancio di questa lettura purtroppo è in negativo: la povertà a Lecce è aumentata di anno in anno, il saldo delle persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto è sempre stato in positivo, segno del costante aumento della popolazione povera. Un elemento importante che emerge da questa analisi diacronica è il cambiamento del rapporto tra la popolazione italiana e la popolazione straniera negli anni. Fermo restando che le persone straniere sono rimaste in numero superiore a quello degli italiani, si rileva però la tendenza ad un aumento in proporzione maggiore per le persone italiane: il saldo del 2013 è di 11.4% per gli italiani e di 4.2% per stranieri. La riflessione piu opportuna da fare è che, da un lato, il minore aumento della popolazione straniera può essere dovuto al calo dei tassi di immigrazione che si è verificato in Italia dal 2012; dall’altro lato il maggiore aumento della popolazione italiana potrebbe ricollegarsi alle conseguenze di una crisi economica che ha posto l’Italia ed ancor piu il Sud in una condizione di recessione. Per quanto riguarda le caratteristiche della popolazione che si rivolge ai Centri di Ascolto, così come per gli anni precedenti, si sono utilizzate le variabili riferite all’età, stato civile, condizione familiare, condizione abitativa e condizione lavorativa.
ANZIANI E DISOCCUPATI
Gli stranieri che si rivolgono ai Centri di Ascolto sono in media più giovani degli utenti italiani. Alcuni cambiamenti si possono rilevare tra gli utenti italiani: negli ultimi due anni si registra l’aumento della popolazione in età lavorativa, segno del fatto che la mancanza di lavoro continua ad essere una problematica ormai molto grave; un’altra variazione si rileva tra la popolazione anziana che mostra segni di peggioramento delle proprie condizione dal momento che aumentano le persone dai 75 anni in su tra gli utenti dei Centri di Ascolto (gli ultra settantenni, nel 2012, erano in calo con un saldo di – 1,4%, mentre nel 2013 tornano al valore percentuale dell’anno precedente 11% ed un saldo del 31%). Lo stato civile e la condizione familiare degli italiani indicano lo stato di peggioramento della famiglia: nel 2013 la percentuale di coloro che sono coniugati è del 38.4% e di coloro che vivono nel nucleo con la propria famiglia è del 75%. Anche tra gli stranieri emerge questa tendenza, anche se sono in costante aumento le persone che vivono in una condizione di vulnerabilità (+12.6% dei separati/divorziati rispetto a1 2012). Come per gli anni precedenti la casa continua ad essere un fattore penalizzante nella vita quotidiana soprattutto per gli italiani che si rivolgono ai Centri di Ascolto: continuano ad aumentare le persone che posseggono una casa (+12.2% nel 2013), ma purtroppo aumentano anche coloro che dichiarano di essere privi di normale abitazione, il saldo di coloro che hanno dato questa risposta tra la popolazione italiana aumenta nel 2013 del 18.2%.
SENZATETTO
Gli stranieri continuano ad avere una situazione abitativa fortemente problematica che li vede in situazioni di sovraffollamento in case prese in affitto da privati. La condizione lavorativa rilevata sottolinea delle tendenze alquanto allarmanti per quanto riguarda la complessità del fenomeno della povertà: i disoccupati rimangono la percentuale maggiore nella popolazione sia italiana sia straniera, quello che più desta preoccupazione è che continuano ad aumentare le persone che un lavoro ce l’hanno (+ 18.2% nel 2013) e che evidentemente, un po’ perché si vedono diminuire le ore di lavoro, un po’ perché aumenta la pressione fiscale su coloro che hanno uno stipendio o comunque un’entrata economica, non riescono a far fronte alle problematiche di gestione del proprio nucleo familiare.
NEI PAESI
Nel report 2014 si sono presi in esame i dati relativi a 14 Comuni della Diocesi (8 in più rispetto alla rilevazione precedente). Motivo per cui non si possono analizzare i dati facendo un confronto diretto con gli anni precedenti: la base dei dati ne risulterebbe falsata. Una peculiarità della povertà dei paesi è che essa coinvolge per la maggior parte dei casi persone italiane, la presenza degli stranieri è del 10% degli utenti dei Centri di Ascolto. La drammaticità della situazione nei comuni coinvolge a pieno le famiglie italiane: la maggior parte di esse (59%) sono persone nel pieno dell’età lavorativa (fino 54 anni) seguiti dalla fascia d’età dai 65 anni in su 22.5%. La famiglia sembra essere un supporto nelle situazioni di povertà perché ben 83.3% degli utenti italiani vivono nella famiglia di origine con il proprio coniuge e con i figli. Le spese della casa gravano fortemente nell’economia di queste persone: fa molto riflettere, ad esempio, che rispetto ai dati di Lecce, nei comuni limitrofi risulta più alta la percentuale di coloro che possiedono una casa: nel 2013 i proprietari di casa sono 17.7% per quanto riguarda gli utenti di Lecce, la percentuale sale al 31.2% quando ci si sposta nei Comuni della Diocesi. Di fronte a questo elemento è opportuno focalizzare l’attenzione sulla variabile riguardante il lavoro: emerge, infatti, in maniera molto chiara il dramma della mancanza di lavoro per le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto, (il 54% degli utenti italiani sono disoccupati). La percentuale che segue è quella delle persone che hanno una pensione (27%) che evidentemente non riescono a far fronte alle spese necessarie per garantire degli standard di vita sufficienti. Una riflessione che vale la pena fare è che dal monitoraggio del fenomeno, la povertà a Lecce sembra avere iniziato un processo di cronicizzazione: elementi che il primo anno sembravano essere stati in penombra oggi assumono dei contorni più nitidi. L’impoverimento del ceto medio nella prima rilevazione mostrava i primi sintomi, oggi, invece, si presenta in maniera chiara, evidente e non accenna a fermarsi. La prova di questo processo di crescita è che per ciascun anno preso in esame il saldo rispetto agli anni precedenti è sempre in positivo e le percentuali di aumento sono il più delle volte a due cifre.
Pagine a cura di Anna Rita Favale
















