Matrimoni… Quel “sì” sempre più in crisi
A colloquio con il Sociologo Gigi Spedicato…
“VALORI ED ECONOMIA REGOLANO LA VITA DI TUTTI”
In una società segnata dalla crisi, continuamente in evoluzione, in cui i social network allontanano il contatto umano, facendo credere alla gente di essere sempre in contatto e più vicina agli altri, anche le istituzioni più radicate e tradizionali, come il matrimonio, sono profondamente in crisi. Scopriamo con il sociologo Luigi Spedicato i motivi di questa situazione ricercando le cause che sono alla radice di questa crisi.
Professore, è vero che il Matrimonio come istituzione è in crisi?
Guardiamo ai dati certificati da ISTAT, che in effetti parlano di un calo piuttosto netto. Nel 2013 per la prima volta il numero dei matrimoni scende sotto quota duecentomila. Sono stati infatti celebrati in Italia 194.057 matrimoni (13 mila in meno rispetto al 2012, 53 mila in meno negli ultimi cinque anni). A diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 145.571 celebrazioni nel 2013, oltre 40 mila in meno negli ultimi cinque anni. Continua inoltre il calo dei matrimoni religiosi, meno 39 mila in quattro anni, anche se questa scelta resta prevalente (3 su 4). Le nozze inoltre sono sempre più tardive: l’età media al primo matrimonio degli uomini è pari a 34 anni e quella delle donne a 31 anni.
Quali sono le principali motivazioni di questo fenomeno?
Credo che la minore propensione al matrimonio sia da mettere in relazione con la progressiva diffusione delle unioni di fatto, che sempre secondo l’Istat da circa mezzo milione nel 2007 sono arrivate a quota 972 mila nel 2010-2011. Accanto alla scelta dell’unione di fatto, poi, sono in continuo aumento le convivenze pre-matrimoniali. Ci sono poi fattori per così dire strutturali a determinare, almeno in parte, questo calo dell’istituzione matrimoniale: in primo luogo è la sempre più prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine a determinare il rinvio delle prime nozze: nel 2013-2014 vive con mamma e papà oltre il 53% dei maschi e il 37% delle femmine tra 25 e 34 anni di età. Questo fenomeno è tipicamente italiano, ed è dovuto a molteplici cause: l’aumento della scolarizzazione, l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà del lavoro stesso, la pratica impossibilità di accesso al mercato delle abitazioni ed ai mutui bancari per chi non offre garanzie reali o non ha un lavoro a tempo indeterminato. Sposarsi o meno, in queste condizioni, molto spesso non è una scelta che dipenda prevalentemente dal significato che i futuri sposi attribuiscono al matrimonio.
La perdita di valori che colpisce la società e i giovani influisce sulla crisi del Matrimonio?
Nessuna società si mantiene coesa senza valori, se questo termine indica la condivisione di significati e di pratiche di vita. Non vedo una perdita di valori, semmai una loro profonda trasformazione, resa più visibile dalla separazione creata dai social network tra i luoghi della vita quotidiana – la famiglia, il posto di lavoro – e i luoghi della relazione e dell’identità personale. Il matrimonio ha – o forse sarebbe più corretto dire aveva – caratteristiche che sono in diretta antitesi ad alcuni tratti di quella che siamo soliti chiamare postmodernità: la stabilità della relazione contro le identità liquide e flessibili, l’orizzonte temporale lungo quasi a coincidere con la vita degli individui contro la velocità degli scambi e delle comunità virtuali. Inevitabile che per quote crescenti di giovani adulti il matrimonio abbia un distinto sentore di buon tempo antico.
Potrebbero essere le leggi a facilitare questa situazione, dato che oggi è molto più semplice e veloce divorziare dal nuovo coniuge?
L’introduzione nell’ordinamento italiano del cosiddetto divorzio breve è troppo recente per pensare che questa innovazione possa aver avuto una qualsiasi influenza sulla diminuzione del numero di matrimoni, visto che questa è una tendenza in atto da diversi anni, come certifica l’ISTAT. Si tratta di processi profondi, derivanti da un insieme di cause, e l’ordinamento ha davvero un ruolo marginale.
Questa tendenza si potrebbe invertire? Cosa si potrebbe fare in quest’ottica?
I processi sociali seguono dinamiche e percorsi sempre poco prevedibili, ed ancor meno governabili, almeno sul breve periodo. Convincere i giovani adulti a sposarsi sarebbe probabilmente più facile se essi avessero la possibilità di sostenere la famiglia che vogliono formare con un lavoro degno di questo nome, e potessero abitare in una casa adeguata, dove crescere quei figli che giustamente le giovani donne italiane non vogliono fare, nella consapevolezza di quanto sia slabbrata la rete dei servizi di sostegno alla maternità. La vita delle persone è strutturata da un intreccio di valori e condizioni materiali: i primi cambiano in modi talvolta imprevedibili, e nessun intervento, per quanto eticamente motivato, li spingerà in una direzione piuttosto che in un’altra. Ma sulle condizioni materiali che rendono possibili le scelte, lì la responsabilità è tutta e solo nostra, ed in primo luogo di una politica sinora di sguardo troppo breve per occuparsi di questioni che vadano al di là del prossimo appuntamento elettorale.
Giovanni Mangiullo
















