Matrimoni Solidali/Il Banchetto Nuziale pensando ai più poveri
Welfare/Comincia a prendere piede anche nel Salento la buona consuetudine di far partecipi anche le mense della città della “Provvidenza nuziale”.
La cronaca che inonda le nostre case è dipinta sempre più spesso con i colori opachi del bisogno, della sofferenza, del dolore, del lutto. Manca la serenità di un’esistenza costruita sulla dignità e la soddisfazione di un lavoro certo. Le relazioni sociali e i rapporti interpersonali, anche e soprattutto all’interno delle famiglie, si manifestano sempre più deteriorati. La condizione di anziano si presta a situazioni di sfruttamento e di umiliazione. Tanti sono coloro che, per la fame, la guerra, le persecuzioni politiche e religiose sono costretti a lasciare la loro terra e ad affrontare la violenza dell’egoismo e dell’indifferenza, rischiando, magari, di seppellire i propri sogni di serenità, di libertà e di benessere nella grande tomba liquida del Mediterraneo, ormai non più Mare Nostrum, ma cimitero di tanti disperati. Nella realtà, le circostanze negative si alternano a tante altre che permettono alla vita di dispiegare tutti i colori dell’arcobaleno, circostanze che gli esseri umani non possono dimenticare, punto d’arrivo e, contemporaneamente, punto di partenza nel percorso che Dio ha stabilito per ciascuna delle sue creature, giorni di gioia, condivisi con amici e parenti, che si potrebbero rivelare occasioni eccezionali per testimoniare l’amore nella concretezza della solidarietà.
Giorno di festa per eccellenza è quello del matrimonio, che può e deve aprirsi oltre la coppia e le persone ad essa più vicine, rivolgendo lo sguardo ai fratelli che in quello stesso momento stanno sperimentando l’altra faccia dell’esistenza umana. La tradizione e le convenzioni sociali vogliono che il momento più alto dell’incontro tra due persone che promettono di donarsi reciprocamente sia sottolineato da abbigliamento, arredi floreali, convivialità, che richiedono un serio e molto spesso oneroso impiego di risorse economiche: perché non lasciarsi tentare dall’idea di estendere l’invito ai fratelli che, per varie ragioni, abitano il bisogno? Non sarebbe opportuno, soprattutto per gli sposi che scelgono il matrimonio cristiano, ridimensionare fiori, abiti, ristoranti e foto e sostenere le famiglie in difficoltà e la vita in tutte le sue fasi, andando incontro alle periferie esistenziali, dove c’è sofferenza, solitudine, degrado umano? La gioia di pochi acquisterebbe in questo modo una dimensione comunitaria e missionaria, contribuendo alla promozione di una cultura dell’incontro e contrastando una prevalente mentalità di arroganza, disuguaglianza e divisioni sociali.
Attilio Mesagne
















