Pubblicato in: Gio, Mag 14th, 2015

Matrimoni Solidali/Il Banchetto Nuziale pensando ai più poveri

Welfare/Comincia a prendere piede anche nel Salento la buona consuetudine di far partecipi anche le mense della città della “Provvidenza nuziale”.

La cronaca che inonda le nostre case è dipinta sempre più spesso con i colori opachi del bisogno, della sofferenza, del dolore, del lutto. Manca la serenità di un’esistenza costruita sulla dignità e la soddisfazione di un lavoro certo. Le relazioni sociali e i rapporti interpersonali, anche e soprattutto all’interno delle famiglie, si manifestano sempre più deteriorati. La condizione di anziano si presta a situazioni di sfruttamento e di umiliazione. Tanti sono coloro che, per la fame, la guerra, le persecuzioni politiche e religiose sono costretti a lasciare la loro terra e ad affrontare la violenza dell’egoismo e dell’indiffe­renza, rischiando, magari, di seppelli­re i propri sogni di serenità, di libertà e di benessere nella grande tomba liquida del Mediterraneo, ormai non più Mare Nostrum, ma cimitero di tanti disperati. Nella realtà, le circostanze negative si alternano a tante altre che permettono alla vita di dispiegare tutti i colori dell’arcobaleno, circostanze che gli esseri umani non possono dimentica­re, punto d’arrivo e, contemporanea­mente, punto di partenza nel percorso che Dio ha stabilito per ciascuna delle sue creature, giorni di gioia, condivisi con amici e parenti, che si potrebbero rivelare occasioni eccezionali per te­stimoniare l’amore nella concretezza della solidarietà.

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Giorno di festa per eccellenza è quello del matrimonio, che può e deve aprirsi oltre la coppia e le persone ad essa più vicine, rivolgendo lo sguardo ai fratelli che in quello stesso momento stanno sperimentando l’altra faccia dell’esistenza umana. La tradizione e le convenzioni sociali vogliono che il momento più alto dell’incontro tra due persone che pro­mettono di donarsi reciprocamente sia sottolineato da abbigliamento, arredi floreali, convivialità, che richiedono un serio e molto spesso oneroso impie­go di risorse economiche: perché non lasciarsi tentare dall’idea di estendere l’invito ai fratelli che, per varie ragio­ni, abitano il bisogno? Non sarebbe opportuno, soprattutto per gli sposi che scelgono il matri­monio cristiano, ridimensionare fiori, abiti, ristoranti e foto e sostenere le famiglie in difficoltà e la vita in tutte le sue fasi, andando incontro alle peri­ferie esistenziali, dove c’è sofferenza, solitudine, degrado umano? La gioia di pochi acquisterebbe in questo modo una dimensione comuni­taria e missionaria, contribuendo alla promozione di una cultura dell’in­contro e contrastando una prevalente mentalità di arroganza, disuguaglianza e divisioni sociali.

 Attilio Mesagne

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