Pubblicato in: Dom, Giu 16th, 2013

Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno

A cent’anni dalla nascita/La Chiesa di Lecce lo ricorda il prossimo 17 giugno in Cattedrale ed in Episcopio.

Nel prendere in esame la figura dell’Arcive­scovo Michele Min­cuzzi non si può non considerare la scelta di vita impressa nel suo sigillo episcopale “Conosco Te soltanto, o Cristo”. Il Risorto, totale rispo­sta alla totalità delle domande e dei bisogni dell’uomo, assume il primo posto nella sua vita; un uomo, un cristiano, un vescovo afferrato dall’amore di Cristo, in­namorato di Cristo. Sull’esempio di Cristo, la sua vita diventa pro­fezia.

Approda nell’antica Chiesa di Lecce dopo una dialettica pre­senza episcopale nella Chiesa di Bari e dopo una pentecostale pre­senza nella povertà di un profon­do e abbandonato Sud: la Chiesa di Ugento. Un episcopato che affonda le sue radici in una fami­glia modestissima, in un continuo contatto con il mondo del lavoro intriso di conflitti e di contraddit­torietà. Da qui il suo appello al rinnovamento e il suo impegno a favore degli operai, degli sca­ricatori del porto, dei minatori, degli agricoltori, della gente ano­nima e disperata, che lotta con la disoccupazione, la miseria, la fame. Ma c’è un segreto nel suo stile: Mincuzzi è l’uomo che pre­ga ad occhi chiusi, con il cuore aperto, che ama il suo Gesù con l’ardore di Frossard e con i tor­menti di Mazzolari. È un azzardo affermare che Michele Mincuzzi sia il “Rosmini delle chiese del Sud”, accantonato da quasi tutte le chiese del Nord?

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