Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno
L’AZIONE PER LA PACE/UNA GRANDE VENTATA PER LA PRIMAVERA
La notizia dell’imminente insediamento di Mincuzzi – marzo 1981- ci riempì di gioia e di speranza. Dalle pagine di un giornale locale, in una lettera aperta, gli domandammo, come avrebbe fatto ad incidere nella nostra sonnacchiosa città,”una città barocca, non solo per i palazzi e per le chiese, ma per i fregi della ‘gente bene’, più cattolica del Papa, che considera il cristianesimo ornamento e decoro per se stessa e rassegnazione per i poveracci, arroccata nella difesa dei propri privilegi, forte della connivenza del potere politico , e della benedizione di molti clericali”.
Ma che, nonostante ciò, Lecce era piena di forze giovani, disponibili al cambiamento: ci chiedevamo se ancora queste avrebbero continuato ad essere emarginate dalla Chiesa e quale udienza avrebbero ottenuto e quanto sarebbero state ascoltate e quale possibilità reale avrebbero avuto di esercitare i propri carismi. Don Michele ci rispose nei fatti. Sin dalle prime omelie e dai discorsi rivolti alla città si avvertì che eravamo ad una radicale svolta pastorale.
Mincuzzi spalancò mente e cuore a dialogare con tutti, con grande tolleranza, schiettezza, con simpatia, con amicizia vera, aprendo alle realtà più vivaci della comunità ecclesiale, recuperando il rapporto con i cattolici più critici e coinvolgendoli nell’azione pastorale a diversi livelli. Fratello di tutti, vescovo senza orpelli e senza parate, sempre con gli ultimi, pronto a condividere le lotte dei disoccupati, degli ammalati, dei senza tetto, di tutti gli ultimi del Salento, di questa terra del Sud dei cui problemi invitava la chiesa locale a farsi carico, esercitando così la propria missione, testimoniando radicalmente il Vangelo, impegnandosi per la promozione umana della comunità.















