Pubblicato in: Dom, Giu 16th, 2013

Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno

Il suo appello più accurato in quel “ Salento, svegliati! Risorgi!” delle veglie pasquali, cui improntava tutta la sua azione pastorale. La sua schiettezza scandalizzava non solo gli am­ bienti politici, ma anche quelli clericali. Sorrido ancora al ricordo di quelle processioni con al seguito i potenti locali in prima fila, così garbati, gentili, educati e lui , giù, ai ‘ poverini’ botte da orbi, ogni volta la stessa storia: la denuncia senza mezzi termini del malgover­no della città, delle ingiustizie, della mancanza di solidarietà, della miopia e dell’arroganza della classe politica.

Ma nemmeno ai suoi confratelli risparmiava fendenti. A questi lamentava apertamente l’accentramento clericale ed il controllo continuo ed asfissiante del laicato, e li esortava a non asservirsi al potere “Chi ha il potere non ricatti gli operatori sociali e pastorali e questi non vendano la propria libertà per un piatto di lenticchie.” Personalmente impegnata in quegli anni come presidente del Tribunale dei diritti del malato e del Movimento Federativo Democratico che aveva coagulato attorno a sé le forze più democratiche della città per il governo della sanità, ebbi la piacevole sorpresa di essere convocata da Mincuzzi: non solo voleva conoscermi, ma era disposto ad offrire cinquecentomila lire quale contributo per la nostra organizzazione che si reggeva sull’au­tofinanziamento.

Il primo vescovo in tutta Italia che esprimeva tanta generosità, la cosa ebbe una risonanza nazionale! Così come quando inaugurammo i Centri per i diritti del malato all’interno degli ospedali: fermarsi nell’ospedale per questo evento fu tappa obbligata della Marcia della Pace da lui promossa e guidata alla vigilia del Natale del 1984. La presenza di Mincuzzi fu una grande ventata di primavera nella Chiesa di Lecce. Ma durò solo sette anni: una disposizione eccle­siale, applicata fiscalmente, senza deroghe, interruppe la sua azione pastorale privando, nell’88, innaturalmente la nostra comunità civile e religiosa di un leader, di un’ immensa ricchezza morale e intellet­tuale che si era donata a tutti con grande generosità, in risposta alla chiamata “di un Amore infuocato e tenerissimo”.

 Carmen Starace

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