Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno
Il suo appello più accurato in quel “ Salento, svegliati! Risorgi!” delle veglie pasquali, cui improntava tutta la sua azione pastorale. La sua schiettezza scandalizzava non solo gli am bienti politici, ma anche quelli clericali. Sorrido ancora al ricordo di quelle processioni con al seguito i potenti locali in prima fila, così garbati, gentili, educati e lui , giù, ai ‘ poverini’ botte da orbi, ogni volta la stessa storia: la denuncia senza mezzi termini del malgoverno della città, delle ingiustizie, della mancanza di solidarietà, della miopia e dell’arroganza della classe politica.
Ma nemmeno ai suoi confratelli risparmiava fendenti. A questi lamentava apertamente l’accentramento clericale ed il controllo continuo ed asfissiante del laicato, e li esortava a non asservirsi al potere “Chi ha il potere non ricatti gli operatori sociali e pastorali e questi non vendano la propria libertà per un piatto di lenticchie.” Personalmente impegnata in quegli anni come presidente del Tribunale dei diritti del malato e del Movimento Federativo Democratico che aveva coagulato attorno a sé le forze più democratiche della città per il governo della sanità, ebbi la piacevole sorpresa di essere convocata da Mincuzzi: non solo voleva conoscermi, ma era disposto ad offrire cinquecentomila lire quale contributo per la nostra organizzazione che si reggeva sull’autofinanziamento.
Il primo vescovo in tutta Italia che esprimeva tanta generosità, la cosa ebbe una risonanza nazionale! Così come quando inaugurammo i Centri per i diritti del malato all’interno degli ospedali: fermarsi nell’ospedale per questo evento fu tappa obbligata della Marcia della Pace da lui promossa e guidata alla vigilia del Natale del 1984. La presenza di Mincuzzi fu una grande ventata di primavera nella Chiesa di Lecce. Ma durò solo sette anni: una disposizione ecclesiale, applicata fiscalmente, senza deroghe, interruppe la sua azione pastorale privando, nell’88, innaturalmente la nostra comunità civile e religiosa di un leader, di un’ immensa ricchezza morale e intellettuale che si era donata a tutti con grande generosità, in risposta alla chiamata “di un Amore infuocato e tenerissimo”.
Carmen Starace















