Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno
I L’ESPERIENZA DI ROSSO DI SERA/IMPARARE A LEGGERE I SEGNI DEI TEMPI
l 15 febbraio del 1984 il direttore del giornale ebbe dei richiami da un suo redattore. In verità se li aspettava, perché il redattore era molto esigente e, se solo fosse stato iscritto all’Albo, lo avrebbe diretto lui, quel giornale.
Ma alla fine, andava bene così. La comunicazione era materia di competenza dei laici, il Vescovo poteva suggerire la visione, ma a portare il giornale in tipografia “perché allora si faceva così” erano quelli dell’Azione cattolica, della Caritas, del Consiglio diocesano. Uno staff singolare per la sua originale articolazione, molto diverse le loro storie, ma unanime l’attrazione fatale nei confronti di don Michele.
Era lui, il Vescovo-redattore che quel giorno riempì di appunti autografi la prima pagina di “Rosso di sera”, settimanale cattolico della Diocesi di Lecce, non organo ufficiale, per amor di Dio, ma voce di chi non aveva voce, strumento di catechesi per recuperare speranza e voglia di riscatto, sì, chiamiamola così, perché se siamo più prudenti don Michele ancora oggi si offende.
Il Vescovo aveva intitolato il suo editoriale “Da uomini liberi sulla strada della speranza” e aveva spiegato: il giornale doveva accompagnare il cambiamento, doveva contribuire a vincere la resistenza al cambiamento. Nulla a che vedere con traduzioni e implicazioni di tipo politico: il cambiamento di don Michele era quello delle coscienze, l’ultimo appello prima della definitiva rassegnazione, la vittoria sulla paura e le sue ragnatele. Ecco perchè aveva voluto quella testata, un suo vecchio progetto quando era vicario a Bari, e tutta l’attualità del Vangelo di Matteo: sapete distinguere il colore del cielo e non leggete i segni dei tempi?















