Michele Mincuzzi, servo di tutti. Schiavo di nessuno
Le nuove povertà, le integrazioni interculturali, la crisi delle grandi fabbriche, le avvisaglie della corruzione dei palazzi del potere. Erano questi i drammatici segni dei tempi cui si riferiva don Michele, e dunque in quegli appunti autografi che ovviamente conservo come religiosa reliquia stava scritto: più cronaca di via e di quartiere, andiamo lì dove Quotidiano e Gazzetta snobbano la notizia, e poi titoli più mordenti e frasi in grassetto. Sembrava Indro Montanelli, e invece era don Michele, giornalista mancato. Rosso di sera segnò un’esperienza editoriale, sociale, politica, pastorale, che merita ancor oggi d’esser analizzata.
Le riunioni della redazione anticipavano le tecniche che oggi governano il funzionamento della sociologia dei gruppi: il brainstorming, il role play, le opinioni di ciascuno scandagliate e vivisezionate alla ricerca del lievito che introduce al benessere sociale e alla crescita della comunità. Don Michele redattore rispettoso delle gerarchie professionali, seduto accanto a Giovanni Invitto, a Reno Sacquegna, a Mario Signore, a Franco Gustapane, e poi Maria Rita Verardo, Nicola Paparella, Stefano Pellegrino, Antonio Silvestri, Alessandro Nocco, Vinicio Russo, Mauro Paladini, Lilia Fiorillo, Concettina Martusciello.
E poi, i più “laici” fra i curiali: don Sandro Rotino, un vulcano di idee e innovazione nella sfera della comunicazione ( mi lascia senza fiato il pensiero di cosa avrebbe inventato nell’era di internet ), e mons. Donato Negro, puntuale, rigoroso, saggio, equilibrato. Senza di lui, avremmo fatto qualche cavolata in più. La storia di “Rosso di sera” è, in buona parte, la storia di un’epoca irripetibile per la Chiesa di Lecce.
In un Natale di quegli anni, quei redattori e il loro Vescovo scesero in campo in piazza Mazzini a proporre a cittadini frettolosi una riflessione che andasse oltre la spinta al consumo e al regalo inutile. Povertà, esclusione, miseria, emarginazione, violenza, sbattute in faccia a pochi metri dal quadrilatero del lusso. E poi musiche, poesia, video, fotografie. Era il cammino di riconciliazione che proponeva don Michele Mincuzzi, Arcivescovo di Lecce, nostro fratello.
Ettore Bambi















