Michele Mincuzzi, storia di una Comunità Cristiana
Grazie per il tuo radicalismo evangelico per il quale ci hai chiesto di prendere sul serio le parole incandescenti del Vangelo, per fare la Verità nella Carità, maturando la passione struggente della fraternità, della giustizia, della pace. Il radicalismo per il quale ci hai chiesto con insistenza una profonda conversione, un cambio che costa, perché impone di incontrare il proprio io più vero, liberato da ogni maschera e scudo, nudo di fronte ad una Parola che si è fatta Persona.
Grazie per la tua capacità profetica di cogliere la novità dei tempi, di penetrare nell’ulteriorità della storia, di farci provare il brivido dell’imprevisto e dell’inedito, lo stupore del nuovo che proviene dallo Spirito, spiazzando chi, nella Chiesa e nella città, gestisce pragmaticamente il presente ed in esso ripone le proprie certezze, e sconvolgendo perciò gli schemi consueti e consolidati.
Quante volte ci siamo sentiti smarriti, quando tu avvertivi che il soffio dello Spirito stava gonfiando le vele della barca di Pietro che è in Lecce. Un cruccio ci portiamo dentro, non sempre e non tutti ti abbiamo capito, non sempre e non tutti ti abbiamo seguito. Non ti abbiamo capito, talora, per l’arditezza di alcune tue folgoranti intuizioni e per l’esuberanza della tua fantasia pastorale, ma anche per alcune nostre sordità, per la difficoltà a sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda. Non ti abbiamo seguito per l’incapacità di tenere il tuo passo nello slancio innovativo, per la nostra scarsa disponibilità ad entrare nella logica di Dio, quando comporta dolorosi cambiamenti.
Di questo e di tante altre omissioni ti chiediamo scusa, consapevoli di trovare comprensione nel tuo cuore di amico, prima che di padre. Non ti diciamo che ti ricorderemo con nostalgia, perché ci hai insegnato a non avere nostalgia del passato, ma conserveremo memoria di te e del tuo passaggio tra noi. Una memoria feconda perché il tuo episcopato leccese è stato breve ma intenso e, soprattutto, ricco di futuro.
I semi che hai gettato nel solco delle nostre coscienze hanno bisogno dei tempi lunghi della maturazione per fiorire e dare frutto. Qualcuno, riferendosi alla società civile, ha detto che ci lasci senza essere riuscito a vederci cambiati, ma se e quando Lecce ed il Salento pro
cercheranno veramente di cambiare, il debito verso di te apparirà grande. Questo possiamo affermarlo anche per la nostra comunità ecclesiale. Quando avvertiremo urgente la spinta al rinnovamento ed il bisogno intenso di comunione, quando saremo più maturi nella fede per cogliere il soffio dello Spirito, quando vedremo i segni della realizzazione di quelle linee di tendenza che ci hai indicato, allora avvertiremo la tua presenza in noi, sentiremo la tua voce penetrante che incalza, vedremo i tuoi occhi scrutarci nel profondo per cogliere l’autenticità della nostra conversione, sentiremo la tua amichevole e vigorosa stretta di mano che incoraggia e sostiene. Grazie, don Michele, fratello ed amico, padre e pastore nostro, tu sei nella nostra storia individuale e comunitaria. Lode e ringraziamento al Signore per averti voluto tra noi in questi sette anni ricchi di Grazia.
Reno Sacquegna















