Pubblicato in: Ven, Nov 21st, 2014

Minori, deviazioni e dipendenze… Alcool e droga a portata di mano

A colloquio con Giuseppina Capozzi, Presidente Provinciale dell’A.Ge.S.C

“Tutto si gioca sulla qualità delle nostre relazioni sociali” 

“La scuola deve aiutare la persona a scoprire le proprie potenzialità e deve fornire strumenti utili per interpretare il reale”. 

Dott.ssa Capozzi, quale Presidente Provincia­le A.Ge.S.C. di Lecce, può spiegarci il contri­buto dell’Associazione alla crescita valoriale dei giovani?

La nostra Associa­zione ha il compito di sostenere, pro­muovere e rappresentare le scuole cattoliche nei diversi ambiti sociali e istituzionali. É uno “strumento” che i genitori delle Scuole Cattoliche si sono dati per aiutarsi ad approfondire i rapporti con la scuola, con la religio­ne cattolica e con la società civile. La scuola cattolica mette in campo il suo patrimonio di sapienza cristiana per una formazione che consenta al giova­ne di dare una risposta di senso alle sue domande sulla vita. La scuola di oggi ha necessità di coinvolgere direttamente i genitori, ma anche le loro Associazio­ni. Considerata la complessità dei tempi contemporanei, famiglie ed Associazio­ni devono cooperare in sinergia, per un ritorno alla soggettività di un ruolo che sia trainante della vita culturale e so­ciale del nostro Paese.

In che misura la scuola cattolica può incidere nel percorso formativo dei giovani, oggi così disorientati?

La scuola tutta, e quella cattolica in particolare, hanno a cuore il bene del giovane discente. Il percorso formati­vo dei giovani, verso una maturazione significativa e personalizzante, passa dall’identificazione nei modelli all’i­dentità personale, dalla dipendenza all’autonomia, dal presente al futuro. La scuola cattolica, come luogo privi­legiato di umanizzazione, è il luogo che coniuga passato e presente, portando al di là della nostra mortalità le con­quiste dell’umano. Deve, insieme alla famiglia, aiutare la persona a scopri­re le proprie potenzialità e la propria unicità, in relazione al contesto di ri­ferimento. Il passaggio attualmente più difficoltoso è relativo proprio al rischio di attribuire significati monolitici ad azioni molto complesse. Ecco che i mutamenti dei tempi contemporanei ci interpellano ad una svolta di prospetti­va. La cultura si sta evolvendo a ritmi impressionanti. Le forme già codifica­te nei significati del passato, come la tradizione, la ripetitività e le regole, la presenza di norme o di autorità, se­guono un ordine non più preordinato. L’uomo della tarda-modernità, come afferma Giddens, ha rinunciato alla tradizione e ai riferimenti consolidati. Si pone in un atteggiamento di cono­scenza sempre nuova, secondo codici e registri che cambiano continuamen­te. Insegnanti, genitori ed educatori tutti devono sviluppare un’attitudine costante ad analizzare e a ridefinire la realtà. L’approccio deve consentire di integrare simultaneamente e continua­mente i segnali del sistema che osserva e il sistema che viene osservato. Solo in questo modo si potrà realizzare una formazione che trasformi soggetti e destinatari dell’intervento educativo. Si tratta, in sostanza, della formazio­ne permanente, che è lo specifico della scuola cattolica.

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Di fronte, quindi, ai fenomeni odier­ni di disorientamento e vuoto esi­stenziale delle nuove generazioni, quale tipo di analisi è possibile?

L’essere umano è essere-in-relazio­ne per antonomasia. Il terreno su cui si gioca il comportamento individuale è, senza dubbio, nella tipologia delle rela­zioni, nel senso attribuito al ruolo per­sonale in relazione al ruolo dell’altro o degli altri. Il processo di identificazio­ne e di somiglianza-differenza prevede un rapporto equilibrato e definito già all’interno delle prime forme di socia­lizzazione: famiglia e scuola. E già nei primi anni di vita. L’importanza di una adeguata interazione con gli altri pre­figura un’azione personale continua di rinuncia-donazione-scambio. Ma que­sto va fatto attribuendo un significato all’agire secondo coordinate di bene-comune e valori alti. Per fare questo la scuola deve, per un verso, aiutare la persona a scoprire le proprie potenzia­lità e specificità, per l’altro fornire gli strumenti di interpretazione del reale. Fenomeni sociali come l’avvento dei media elettronici che hanno cambia­to la mentalità della comunicazione, la perdita della funzione scolastica di ascensore sociale e di luogo privilegia­to di relazione, impongono un’offerta differente ma di valore.

In definitiva la scuola cattolica qua­le modello propone?

Tra i motivi per scegliere la scuo­la cattolica, è fondamentale il modello partecipativo della famiglia alla co­struzione della comunità educante. È alla radice del superamento del con­cetto di delega. Ma solo quando anche gli insegnanti saranno aggiornati nella formazione si potrà realizzare una co­munità nella quale il perfezionamento personale degli uni non arriva al suo completamento se non attraverso la partecipazione di tutti. 

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