Minori, deviazioni e dipendenze… Alcool e droga a portata di mano
A colloquio con Giuseppina Capozzi, Presidente Provinciale dell’A.Ge.S.C
“Tutto si gioca sulla qualità delle nostre relazioni sociali”
“La scuola deve aiutare la persona a scoprire le proprie potenzialità e deve fornire strumenti utili per interpretare il reale”.
Dott.ssa Capozzi, quale Presidente Provinciale A.Ge.S.C. di Lecce, può spiegarci il contributo dell’Associazione alla crescita valoriale dei giovani?
La nostra Associazione ha il compito di sostenere, promuovere e rappresentare le scuole cattoliche nei diversi ambiti sociali e istituzionali. É uno “strumento” che i genitori delle Scuole Cattoliche si sono dati per aiutarsi ad approfondire i rapporti con la scuola, con la religione cattolica e con la società civile. La scuola cattolica mette in campo il suo patrimonio di sapienza cristiana per una formazione che consenta al giovane di dare una risposta di senso alle sue domande sulla vita. La scuola di oggi ha necessità di coinvolgere direttamente i genitori, ma anche le loro Associazioni. Considerata la complessità dei tempi contemporanei, famiglie ed Associazioni devono cooperare in sinergia, per un ritorno alla soggettività di un ruolo che sia trainante della vita culturale e sociale del nostro Paese.
In che misura la scuola cattolica può incidere nel percorso formativo dei giovani, oggi così disorientati?
La scuola tutta, e quella cattolica in particolare, hanno a cuore il bene del giovane discente. Il percorso formativo dei giovani, verso una maturazione significativa e personalizzante, passa dall’identificazione nei modelli all’identità personale, dalla dipendenza all’autonomia, dal presente al futuro. La scuola cattolica, come luogo privilegiato di umanizzazione, è il luogo che coniuga passato e presente, portando al di là della nostra mortalità le conquiste dell’umano. Deve, insieme alla famiglia, aiutare la persona a scoprire le proprie potenzialità e la propria unicità, in relazione al contesto di riferimento. Il passaggio attualmente più difficoltoso è relativo proprio al rischio di attribuire significati monolitici ad azioni molto complesse. Ecco che i mutamenti dei tempi contemporanei ci interpellano ad una svolta di prospettiva. La cultura si sta evolvendo a ritmi impressionanti. Le forme già codificate nei significati del passato, come la tradizione, la ripetitività e le regole, la presenza di norme o di autorità, seguono un ordine non più preordinato. L’uomo della tarda-modernità, come afferma Giddens, ha rinunciato alla tradizione e ai riferimenti consolidati. Si pone in un atteggiamento di conoscenza sempre nuova, secondo codici e registri che cambiano continuamente. Insegnanti, genitori ed educatori tutti devono sviluppare un’attitudine costante ad analizzare e a ridefinire la realtà. L’approccio deve consentire di integrare simultaneamente e continuamente i segnali del sistema che osserva e il sistema che viene osservato. Solo in questo modo si potrà realizzare una formazione che trasformi soggetti e destinatari dell’intervento educativo. Si tratta, in sostanza, della formazione permanente, che è lo specifico della scuola cattolica.
Di fronte, quindi, ai fenomeni odierni di disorientamento e vuoto esistenziale delle nuove generazioni, quale tipo di analisi è possibile?
L’essere umano è essere-in-relazione per antonomasia. Il terreno su cui si gioca il comportamento individuale è, senza dubbio, nella tipologia delle relazioni, nel senso attribuito al ruolo personale in relazione al ruolo dell’altro o degli altri. Il processo di identificazione e di somiglianza-differenza prevede un rapporto equilibrato e definito già all’interno delle prime forme di socializzazione: famiglia e scuola. E già nei primi anni di vita. L’importanza di una adeguata interazione con gli altri prefigura un’azione personale continua di rinuncia-donazione-scambio. Ma questo va fatto attribuendo un significato all’agire secondo coordinate di bene-comune e valori alti. Per fare questo la scuola deve, per un verso, aiutare la persona a scoprire le proprie potenzialità e specificità, per l’altro fornire gli strumenti di interpretazione del reale. Fenomeni sociali come l’avvento dei media elettronici che hanno cambiato la mentalità della comunicazione, la perdita della funzione scolastica di ascensore sociale e di luogo privilegiato di relazione, impongono un’offerta differente ma di valore.
In definitiva la scuola cattolica quale modello propone?
Tra i motivi per scegliere la scuola cattolica, è fondamentale il modello partecipativo della famiglia alla costruzione della comunità educante. È alla radice del superamento del concetto di delega. Ma solo quando anche gli insegnanti saranno aggiornati nella formazione si potrà realizzare una comunità nella quale il perfezionamento personale degli uni non arriva al suo completamento se non attraverso la partecipazione di tutti.
















