Monaci Bizantini nel Salento. Pagine di Storia e Arte
In Terra d’Otranto/Il Monastero di San Nicola di Casole nella Tesi di Laurea di Tiziana Gasparrini.
Il Salento, ponte da sempre tra l’Occidente e l’Oriente, dal V all’XI secolo appartiene a Bisanzio, che lo rende grande fornendogli la propria arte e la propria cultura. Questo è il punto fondamentale su cui si snoda la dissertazione scritta per il magistero in Scienze Religiose di Tiziana Gasparrini, dal titolo Il monachesimo bizantino nel Salento: storia e spiritualità. I monaci bizantini, trasferitisi nel Salento nel 553 per sfuggire alla lotta iconoclasta scoppiata a Costantinopoli, vi rimasero fino all’arrivo dei Normanni, nel 1071.
In questi cinque secoli della loro presenza, la Terra d’Otranto diviene a tutti gli effetti provincia bizantina e comincia a penetrarvi in maniera concreta la lingua, l’arte, il rito e le leggi, tra cui il profondo culto dei loro santi. Inizialmente i monaci tendevano a cercar rifugio negli antri e nelle grotte naturali più remote lungo le coste dell’Adriatico o sulle pendici delle colline.
Le laure eremitiche sono composte da più celle, distanti ma non troppo tra di loro, che gravitano attorno ad una chiesa chiamata cripta, dove nei giorni stabiliti i monaci si riuniscono per celebrare i divini misteri e cantare i salmi. Nei primi secoli della dominazione bizantina le condizioni del Salento sono precarie: le città di Lecce, Brindisi, Taranto e Otranto sono devastate, la popolazione si è diradata e le terre diventano malsane a causa delle acque ristagnanti, impedendo le coltivazioni. Importante è in questo periodo l’opera dei monaci, che rendono fruttifere le zone paludose e selvagge introducendo le culture del grano, dell’ulivo e della vite.
Al centro di questa ripresa economica sorge il Monastero di S. Nicola di Casole, che diviene ben presto punto di riferimento per la popolazione e centro culturale per eccellenza. “I monaci istruiti nelle lettere greche e generalmente educati in Oriente – si legge – raccolgono nel Monastero un enorme numero di opere di scrittori bizantini dei secoli XI e XIII, e importanti documenti storici e letterari; in tal modo Casole diviene un importante centro di studi classici in Terra d’Otranto e diffonde la cultura bizantina nelle regioni circostanti”.
Il settimo abate di Casole è Nettario (1220-1235) che trascrive molti codici della patristica e della letteratura cristiana antica, “non solo i codici di Gregorio di Nazianzo e di Cirillo di Alessandria ma anche quelli di Agostino e di Girolamo”, senza contare i libri sui sogni, sulle pietre preziose e le opere profane di Aristotele e Aristofane. Purtroppo, queste preziosità culturali ed ecumeniche sono andate perdute nel 1480 quando, con l’avvento dei Turchi, il Monastero di Casole venne ridotto ad un cumulo di macerie.



















