Pubblicato in: Gio, Nov 14th, 2013

Mons. Becciu: La vostra Chiesa splenda sempre più senza macchia e senza ruga

6 novembre 2013/Dedicazione della Chiesa Cattedrale/ I brani salienti dell’omelia tenuta dal Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana che ha presieduto la Celebrazione Eucaristica all’inizio del nuovo Anno Pastorale Diocesano. 

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GIOIA NEL CUORE

È una grande gioia per me essere qui in mezzo a voi per commemorare la Dedicazione di questo tempio. La bellezza della cattedrale, con le sue opere d’arte, inviterebbero a parlare di questa chiesa monumentale che i vostri Padri hanno costruito ed adornato con ingegno e maestria impareggiabili. È la casa della vostra grande famiglia diocesana, che qui si raduna attorno al Vescovo.

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Penso che ormai ogni sua pietra vi sia particolarmente familiare e cara. È proprio vero: questa pietra così lucente e splendidamente lavorata, questi altari così riccamente decorati, questa architettura così maestosa, rendono unico il barocco di questa città. Lo confesso: non sono un esperto d’arte, ma anche un profano resta incantato ed affasci­nato da così rara bellezza.

ASSEMBLEA DEI CHIAMATI

Come ci ricorda il suo stesso nome, Ekklesia, la Chiesa è l’assemblea dei chiamati, è l’assem­blea convocata dalla Parola di Dio. Così fin dagli inizi. Il giorno di Pentecoste lo Spirito fece irruzione nel cenacolo, e dopo avere infiamma­to gli apostoli con lingue di fuoco, li spinse fuori, sulla piazza. Fu lì, davanti alla folla, che Pietro parlò ad alta voce narrando di Gesù e della sua opera.

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Dopo che l’ebbero ascoltato, “coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone”. La Chiesa si rese visibile grazie all’annuncio e all’accoglienza della Parola. Il primo tratto che caratterizzerà la comunità cristiana di Gerusa­lemme sarà proprio l’assiduità nell’ascolto della Parola che genera un solo pensiero, una sola fede, un solo volere, un cuore e un’anima.

DA POPOLO A POPOLO DI DIO

La Costituzione dogmatica Lumen gentium ricorda che Cristo “chiama gli uomini dai Giudei e dalle nazioni, per formare di essi un’unità che non è più secondo la carne ma nello Spirito, cioè il nuovo popolo di Dio.

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Infatti coloro che credono in Cristo, i rinati non da seme corrut­tibile ma da uno incorruttibile che è la parola del Dio vivente (cf. 1 Pt 1, 23), non dalla carne ma dall’acqua e dallo Spirito Santo (cf. Gv 3, 5-6), costituiscono ‘la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato… quelli che un tempo erano non popolo, ora sono il popolo di Dio’ (1 Pt 2, 9-10)” (n. 9). La comunità cristiana non soltanto nasce dall’annuncio e dall’accoglienza dalla Paro­la, ma anche cresce e si sviluppa grazie alla Parola.

IL NOSTRO È UN DIO TRA NOI

Veniamo qui in cattedrale per prendere coscien­za di questa grande realtà cristiana, e da qui dobbiamo tornare nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, di studio, di svago per trasformarli in dimora di Dio. Sappiamo che la famiglia cristia­na viene chiamata “chiesa domestica”, ma ogni altro ambito di vita può diventare una chiesa, un luogo dove Dio si rende presente, grazie a noi che ci mettiamo insieme come pietre vive.

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Gesù ha promesso di essere presente lì dove due o tre sono uniti nel suo nome, di essere con noi sempre, fino alla fine del mondo. Bastano due o tre pietre vive per costruire il tempio santo. La presenza di Dio non è più racchiusa da un luo­go, per quanto splendido come questa cattedra­le. Egli è qui, ma da qui vuole uscire sulle nostre piazze, per le nostre strade, nelle nostre case.

A TE DARÒ LE CHIAVI

Venendo da Roma non posso non ricordare che le parole di Gesù, “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa… A te darò le chiavi del regno dei cieli”, sono scritte in alto, a grandi lettere d’oro, lungo tutta la basilica di San Pietro, perché la nostra Chiesa le ha intese come rivolte non soltanto all’apostolo Pietro, ma anche ai vescovi che si sono succeduti sulla cattedra di Pietro.

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Oggi il Successore di Pietro si chiama Papa Francesco: a lui va il nostro affetto, il nostro pensiero orante e la nostra volontà di fedele ade­sione alla Sua persona e al Suo insegnamento. Qui invece ci stringiamo attorno al nostro amato Arcivescovo, Mons. Domenico D’Ambrosio e alla sua cattedra, perché la nostra Chiesa, simbo­leggiata da questa chiesa cattedrale, continui a crescere sulla roccia salda di Cristo.

“SEMPRE TI PROTEGGERÒ”

A Lei, cara Eccellenza, ai sacerdoti e a tutta la Chiesa di Lecce auguro di vivere in modo den­so e proficuo ogni iniziativa, ogni avvenimento che la luce dello Spirito vi ispirerà durante l’An­no Pastorale a cui date inizio proprio oggi. Nel ricordo della santità dei vostri padri troverete conforto e speranza.

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È grazie al loro esempio e alla loro intercessione che la vostra terra può considerarsi benedetta: numerosi sacerdoti, numerose persone consacrate, numerose vocazioni, bravi cristiani, le cui virtù hanno contribuito a fare di voi gente ricca di bontà, di generosità, di spirito di accoglienza. Sentitevi sempre degni destinatari della promessa del vostro patrono, il martire Oronzo: “Lecce, ti ho protetta e ti proteggerò!” Certi di tale promessa saprete affrontare e superare ogni ostacolo. 

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