Pubblicato in: Gio, Nov 14th, 2013

Mons. Becciu: La vostra Chiesa splenda sempre più senza macchia e senza ruga

L’INTERVISTA /SULLA LUNGHEZZA D’ONDA DI PAPA FRANCESCO 

“Egli non predica semplicemente una morale fatta di prescrizioni ma la bellezza della sequela di Gesù”.

Dopo la pregnante pro­posta omiletica nella Cattedrale a Lecce per l’anniversario della Dedicazione, mons. Angelo Becciu, Sostitu­to per gli Affari Generali della Segreteria di Stato Vaticana, ha concesso uno spaccato del mini­stero petrino di Papa Francesco per meglio comprendere il rin­novamento dei cuori che egli tenta di instaurare attraverso un atteggiamento più semplice e disinvolto che aiuti a presentare alla gente di oggi la bellezza del Vangelo e la bellezza di Gesù Cristo.

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Rinnovamento inteso come rimboccarsi le maniche, perché occorre ricostituire le comunità cristiane ove nella so­cietà viene meno la permeabilità della Parola di Dio. Annunciare il kèrigma presuppone un for­te impegno atto a coadiuvare i cristiani nel riscoprire i valori evangelici. 

Qual è il significato della sua presenza a Lecce in occasio­ne della Festa per la Dedica­zione della Chiesa Cattedra­le, giornata dell’unità della Chiesa locale che proietta la Comunità diocesana verso il nuovo anno pastorale?

Innanzitutto si tratta di una visita che fa riferimento all’a­micizia nei riguardi dell’Arci­vescovo mons. D’Ambrosio e di tutta la Chiesa locale; è anche un’occasione caratterizzata da uno stile familiare. Si può co­gliere, inoltre, un significato te­ologico-pastorale che conferma l’unità tra la Chiesa primaziale presieduta dal Papa e quella lo­cale quale parte dello stesso es­sere Chiesa, esprimendo così la comunione tra il Papa e i fedeli, e nello specifico con la Chiesa particolare presieduta dal ve­scovo del luogo. La visita mi ha offerto certamente l’opportunità di conoscere da vicino questa diocesi, averne de visu un’idea più concreta e, nonostante la brevità della sosta, constatare che è una Chiesa viva e vivace. Sono davvero colpito dalla bella presenza di sacerdoti che hanno concelebrato attorno alla men­sa eucaristica, dal buon numero di diaconi e dal concorso dei fedeli. Sono convinto, così, che l’inizio dell’anno pastorale ge­nererà nuovo dinamismo, nuo­vo slancio per sviluppare idee valide ed efficaci, ponderate e mirate, davvero necessarie per tante realtà locali come la vo­stra, poiché le sfide del mondo contemporaneo sono molteplici. 

Con Papa Francesco, è ini­ziato un cammino di rinno­vamento che sta suscitan­do moltissima attenzione e grande entusiasmo, ma sono anche tanti i problemi nella moderna società…

Sì, è proprio vero. Si tratta di un reale itinerario di rinno­vamento, che prima di tutto è rinnovamento dei cuori. Si parla di rinvigorire le strutture e le fisionomie di alcune attivi­tà ecclesiastiche, ma il Papa, come si è avuto modo di ascol­tare più volte, punta soprattutto alla conversione dei cuori. Ogni sua parola scuote a tal punto il nostro cuore provocando e sti­molando un modo di vivere co­erente e radicato nel Vangelo. Con la sua parola, la semplici­tà di vita, i gesti sempre scevri da atteggiamenti artificiali, ma intensamente sentiti, così come dimostra ad esempio il suo chi­narsi sui sofferenti, egli offre un forte incitamento a liberarsi da tante incrostazioni ed orpelli che potrebbero impedire la tra­sparenza dell’annuncio evange­lico. Tutto ciò è frutto della sua fede profonda e del suo deside­rio di condurre sempre più sulla lunghezza d’onda del Vangelo sia quanti gli siamo più vicini sia l’intera Chiesa. I mass me­dia sottolineano più volte le fra­si che rivolge agli ecclesiastici, ma in realtà egli parla a tutti i cristiani; le folle lo applaudono, ma egli non vuole tanto essere acclamato quanto seguito come annunciatore del Signore Gesù: applaudirlo significa compro­mettersi con quello che ci invita a fare. 

Uno dei termini più ricorren­ti nel linguaggio del Santo Padre è quello di “periferie”. Questo vocabolo gli appar­tiene molto, in quanto già lo usava frequentemente in Ar­gentina, e genera grande in­teresse a livello di opinione pubblica e dovrebbe suscita­re ancora maggiore coinvol­gimento da parte degli ope­ratori pastorali. Quali sono oggi le nuove “periferie”?

Se per “periferia” si inten­dono i luoghi ove la Chiesa non è fisicamente presente, la lista potrebbe essere lunga, ma non limiterei il suo significato a tale concetto. La parola “periferia”, è la corretta sintesi dell’espres­sione: “Là dove non c’è Dio”. Bisogna guardare in faccia la realtà: Dio sta scomparendo dalla società contemporanea. La “periferia” è più vicina a noi di quanto pensiamo. Guardia­moci attorno e vediamo come la secolarizzazione sta impregnan­do sempre più la nostra men­talità. In questo contesto, per noi cristiani diviene pressante l’invito ad essere testimoni en­tusiasti del Vangelo per trasmet­terlo efficacemente agli altri ed attrarli verso Dio. Senza tale chiara testimonianza, potremmo inventare innumerevoli iniziati­ve, svolgere decine e decine di convegni e quant’altro, ma l’a­mara realtà sarà che la gente continuerà ad essere lontana, a non uscire dalla “periferia”. 

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In quest’ottica di comunio­ne pastorale le Chiese locali come possono accompa­gnare e sostenere la guida di Pietro realizzandone il pro­getto?

Certamente mettendosi sul­la stessa lunghezza d’onda del Papa. Egli sta dando un tocco di semplicità al nostro modo di vivere, non ci vuole abbaglia­ti dall’illusione del progresso e delle conquiste scientifiche dell’uomo: bisogna evitare di fondarsi troppo nelle cose uma­ne per non cadere nell’inganno di poter semplicemente illudere gli uomini. In realtà, bisogna fidarsi della Parola di Dio e basarsi sulla sua potenza per conquistare il cuore delle genti e rinnovare la Chiesa. È questo l’invito rivolto a tutte le Chiese locali per vivere in comunione con la Madre Chiesa e il suo Pontefice, avvertendo il suo stesso anelito di presentare Dio all’umanità di oggi, un Dio mi­sericordioso, ricco di tenerezza, un Dio di Amore. 

Naturalmente, bisogna an­che vigilare, poiché certuni hanno equivocato pensando che: “Dio è misericordioso per cui tutto ci è concesso” o che non si faccia più riferi­mento a valori etici non ne­goziabili…

Proprio a tali valori egli ha di­chiarato esplicitamente di cre­derci profondamente: “Sono in­nanzitutto un figlio della Chiesa e in quanto tale riconosco la sua dottrina come la mia dot­trina”: Egli, però, pone l’ac­cento sull’aspetto fondamentale dell’approccio da parte degli uomini di oggi verso la Chiesa, sul dovere di presentare loro la bellezza di Dio, aiutandoli ad innamorarsi di Dio, a conside­rarlo come centro della propria vita. 

Tutto il resto, infatti, ne deri­va di conseguenza…

È proprio questo che egli cerca di comunicare: egli non predica semplicemente una morale fat­ta di prescrizioni, ma predilige trasmettere una morale che sca­turisce dalla scoperta della bel­lezza nella sequela di Gesù Cri­sto. Ne deriva un’affascinante risposta alla propria vita dove tutte quelle che possono appa­rire come imposizioni morali sono invece una conseguenza della vita in Cristo.

Pagine a cura di Christian Tarantino

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