Mons. Becciu: La vostra Chiesa splenda sempre più senza macchia e senza ruga
L’INTERVISTA /SULLA LUNGHEZZA D’ONDA DI PAPA FRANCESCO
“Egli non predica semplicemente una morale fatta di prescrizioni ma la bellezza della sequela di Gesù”.
Dopo la pregnante proposta omiletica nella Cattedrale a Lecce per l’anniversario della Dedicazione, mons. Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato Vaticana, ha concesso uno spaccato del ministero petrino di Papa Francesco per meglio comprendere il rinnovamento dei cuori che egli tenta di instaurare attraverso un atteggiamento più semplice e disinvolto che aiuti a presentare alla gente di oggi la bellezza del Vangelo e la bellezza di Gesù Cristo.
Rinnovamento inteso come rimboccarsi le maniche, perché occorre ricostituire le comunità cristiane ove nella società viene meno la permeabilità della Parola di Dio. Annunciare il kèrigma presuppone un forte impegno atto a coadiuvare i cristiani nel riscoprire i valori evangelici.
Qual è il significato della sua presenza a Lecce in occasione della Festa per la Dedicazione della Chiesa Cattedrale, giornata dell’unità della Chiesa locale che proietta la Comunità diocesana verso il nuovo anno pastorale?
Innanzitutto si tratta di una visita che fa riferimento all’amicizia nei riguardi dell’Arcivescovo mons. D’Ambrosio e di tutta la Chiesa locale; è anche un’occasione caratterizzata da uno stile familiare. Si può cogliere, inoltre, un significato teologico-pastorale che conferma l’unità tra la Chiesa primaziale presieduta dal Papa e quella locale quale parte dello stesso essere Chiesa, esprimendo così la comunione tra il Papa e i fedeli, e nello specifico con la Chiesa particolare presieduta dal vescovo del luogo. La visita mi ha offerto certamente l’opportunità di conoscere da vicino questa diocesi, averne de visu un’idea più concreta e, nonostante la brevità della sosta, constatare che è una Chiesa viva e vivace. Sono davvero colpito dalla bella presenza di sacerdoti che hanno concelebrato attorno alla mensa eucaristica, dal buon numero di diaconi e dal concorso dei fedeli. Sono convinto, così, che l’inizio dell’anno pastorale genererà nuovo dinamismo, nuovo slancio per sviluppare idee valide ed efficaci, ponderate e mirate, davvero necessarie per tante realtà locali come la vostra, poiché le sfide del mondo contemporaneo sono molteplici.
Con Papa Francesco, è iniziato un cammino di rinnovamento che sta suscitando moltissima attenzione e grande entusiasmo, ma sono anche tanti i problemi nella moderna società…
Sì, è proprio vero. Si tratta di un reale itinerario di rinnovamento, che prima di tutto è rinnovamento dei cuori. Si parla di rinvigorire le strutture e le fisionomie di alcune attività ecclesiastiche, ma il Papa, come si è avuto modo di ascoltare più volte, punta soprattutto alla conversione dei cuori. Ogni sua parola scuote a tal punto il nostro cuore provocando e stimolando un modo di vivere coerente e radicato nel Vangelo. Con la sua parola, la semplicità di vita, i gesti sempre scevri da atteggiamenti artificiali, ma intensamente sentiti, così come dimostra ad esempio il suo chinarsi sui sofferenti, egli offre un forte incitamento a liberarsi da tante incrostazioni ed orpelli che potrebbero impedire la trasparenza dell’annuncio evangelico. Tutto ciò è frutto della sua fede profonda e del suo desiderio di condurre sempre più sulla lunghezza d’onda del Vangelo sia quanti gli siamo più vicini sia l’intera Chiesa. I mass media sottolineano più volte le frasi che rivolge agli ecclesiastici, ma in realtà egli parla a tutti i cristiani; le folle lo applaudono, ma egli non vuole tanto essere acclamato quanto seguito come annunciatore del Signore Gesù: applaudirlo significa compromettersi con quello che ci invita a fare.
Uno dei termini più ricorrenti nel linguaggio del Santo Padre è quello di “periferie”. Questo vocabolo gli appartiene molto, in quanto già lo usava frequentemente in Argentina, e genera grande interesse a livello di opinione pubblica e dovrebbe suscitare ancora maggiore coinvolgimento da parte degli operatori pastorali. Quali sono oggi le nuove “periferie”?
Se per “periferia” si intendono i luoghi ove la Chiesa non è fisicamente presente, la lista potrebbe essere lunga, ma non limiterei il suo significato a tale concetto. La parola “periferia”, è la corretta sintesi dell’espressione: “Là dove non c’è Dio”. Bisogna guardare in faccia la realtà: Dio sta scomparendo dalla società contemporanea. La “periferia” è più vicina a noi di quanto pensiamo. Guardiamoci attorno e vediamo come la secolarizzazione sta impregnando sempre più la nostra mentalità. In questo contesto, per noi cristiani diviene pressante l’invito ad essere testimoni entusiasti del Vangelo per trasmetterlo efficacemente agli altri ed attrarli verso Dio. Senza tale chiara testimonianza, potremmo inventare innumerevoli iniziative, svolgere decine e decine di convegni e quant’altro, ma l’amara realtà sarà che la gente continuerà ad essere lontana, a non uscire dalla “periferia”.
In quest’ottica di comunione pastorale le Chiese locali come possono accompagnare e sostenere la guida di Pietro realizzandone il progetto?
Certamente mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda del Papa. Egli sta dando un tocco di semplicità al nostro modo di vivere, non ci vuole abbagliati dall’illusione del progresso e delle conquiste scientifiche dell’uomo: bisogna evitare di fondarsi troppo nelle cose umane per non cadere nell’inganno di poter semplicemente illudere gli uomini. In realtà, bisogna fidarsi della Parola di Dio e basarsi sulla sua potenza per conquistare il cuore delle genti e rinnovare la Chiesa. È questo l’invito rivolto a tutte le Chiese locali per vivere in comunione con la Madre Chiesa e il suo Pontefice, avvertendo il suo stesso anelito di presentare Dio all’umanità di oggi, un Dio misericordioso, ricco di tenerezza, un Dio di Amore.
Naturalmente, bisogna anche vigilare, poiché certuni hanno equivocato pensando che: “Dio è misericordioso per cui tutto ci è concesso” o che non si faccia più riferimento a valori etici non negoziabili…
Proprio a tali valori egli ha dichiarato esplicitamente di crederci profondamente: “Sono innanzitutto un figlio della Chiesa e in quanto tale riconosco la sua dottrina come la mia dottrina”: Egli, però, pone l’accento sull’aspetto fondamentale dell’approccio da parte degli uomini di oggi verso la Chiesa, sul dovere di presentare loro la bellezza di Dio, aiutandoli ad innamorarsi di Dio, a considerarlo come centro della propria vita.
Tutto il resto, infatti, ne deriva di conseguenza…
È proprio questo che egli cerca di comunicare: egli non predica semplicemente una morale fatta di prescrizioni, ma predilige trasmettere una morale che scaturisce dalla scoperta della bellezza nella sequela di Gesù Cristo. Ne deriva un’affascinante risposta alla propria vita dove tutte quelle che possono apparire come imposizioni morali sono invece una conseguenza della vita in Cristo.
Pagine a cura di Christian Tarantino

















