Mons. Galantino: “La strada è tracciata: accogliere e risanare l’umanità ferita”
Chiesa di Lecce/Il Nuovo Umanesimo in cinque azioni…
L’incontro con Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Una spinta in più nel cammino che conduce all’importante evento.
L’Assemblea/Preti, Laici e Religiosi al Teatro “Don Bosco”
“I Cristiani, per la grazia di Gesù morto e risorto, sono i germogli di una nuova umanità”. É con le parole di Papa Francesco, pronunciate a Pasqua, che mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei, ha introdotto il tema della riflessione dal titolo “La Chiesa di Lecce verso Firenze 2015. Uscire, Annunciare, Abitare, Educare, Trasfigurare”. Un incontro, svoltosi venerdì scorso nel cinema “Don Bosco” di Lecce per volontà dell’arcivescovo metropolita di Lecce mons. D’Ambrosio, che prepara la Chiesa leccese al prossimo convegno ecclesiale nazionale dal titolo “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”. Entra subito nel vivo del discorso l’illustre relatore, affermando che mediante il convegno ecclesiale “occorrerà imparare ad avere un alfabeto comune, per far crescere i germogli soffocati o che tentano di farsi strada in un contesto socioculturale nel quale è osteggiato ogni riferimento a Cristo e alla Sua Chiesa”. Per far questo, non bisognerà pronunciare discorsi asettici e aleatorie riflessioni ma occorrerà leggere l’attuale momento storico di modo che si introducano, in modi e tempi concreti e opportuni, i “germogli di una nuova umanità”. Così la Chiesa non si porrà come “dirimpettaia della storia” o giudice implacabile di essa, ha affermato ancora mons. Galantino, ma la abiterà così da esserne l’anima, l’humus. Un impegno, questo, che richiede prima di tutto la conversione interiore tanto del singolo quanto della comunità. Tutto ciò sarà fatto perché la Chiesa intende riscattare gli umanesimi negati e porsi sulla scia dell’idea che di essa ha papa Francesco: una Chiesa che unita a Cristo e secondo il Vangelo esce, annuncia, abita, educa, trasfigura. Sono questi, infatti, i verbi che simboleggiano le cinque vie proposte per questo convegno e già presenti nell’esortazione apostolica post-sinodale “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco. La prima via da percorrere è quella dell’uscita: un’azione, questa, afferma mons. Nunzio Galantino, che non deve essere intesa come la scelta della Chiesa di farsi maestra saccente delle periferie della società che stentano a cambiare. Al contrario, essere Chiesa in uscita significa cambiare il modo abituale di guardare alla realtà, di incontrare le periferie e lasciarsi incontrare da esse senza frapporre i propri principi consolidati ma precari. Percorrere la via dell’uscita, soggiunge ancora il vescovo emerito di Cassano allo Ionio e ora ai vertici della Cei, vuol dire incarnare il realismo che non consegna la Chiesa ad astratti principi né si lascia stanare da una cultura che annaspa sotto l’impulso della tecnica e di un’economia che snaturano gli esseri umani.
La seconda via, quella dell’annuncio, indica la missione della Chiesa chiamata a dar voce al Vangelo di cui molti, anche cristiani, hanno perso il gusto, confondendo così la Parola di Cristo con una delle tante ideologie dell’odierno mercato del sacro. Annunciare, allora, significa proporre il volto autentico di Dio che si è rivelato nella persona di Gesù di Nazareth. Mons. Galantino rafforza il suo dire circa la via dell’annuncio, citando il numero 265 dell’Evangelii Gaudium “Tutta la vita di Gesù, il suo modo di trattare i poveri, i suoi gesti, la sua coerenza, la sua generosità quotidiana e semplice, e infine la sua dedizione totale, tutto è prezioso e parla alla nostra vita personale. Ogni volta che si ritorna a scoprirlo ci si convince che proprio questo è ciò di cui gli altri hanno bisogno”. Affermando ciò, il segretario generale della Cei dichiara con incisività che annunciare significa anche abitare che costituisce la terza via. Percorrere la via dell’abitare significa per la comunità cristiana essere laddove altri non offrono il loro aiuto, garantendo così presidi di umanità laddove anche le istituzioni battono in ritirata. Significa, in ultima analisi, chiedersi concretamente come poter essere a servizio della città e nella città. Ciò sarà possibile grazie anche a persone che facciano dell’impegno politico un’occasione di trasformazione delle città al di là di facili populismi e di abituali conservatorismi. É necessaria, altresì, la quarta via: educare. La via dell’educare ci provoca a ritrovare la strada maestra della formazione delle persone e delle loro coscienze, prima e al di là di altri, seppur necessari, investimenti. Mons. Nunzio Galantino ha terminato la sua illuminante riflessione sul Convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015 prendendo in considerazione la quinta via: trasfigurare. Questa via svela una maniera di guardare la realtà che non è prigioniera dei dati di fatto e si lascia ispirare da un’altra percezione che fa vedere oltre le apparenze e fa emergere l’autentica bellezza della realtà. Corollario di questa via è un diverso rapporto con il tempo che va sottratto alla presa totalitaria del fare e va collocato nell’alveo della contemplazione. In questo discorso, ha proseguito il Segretario Generale della Cei, va inserita la difesa della domenica come giorno del Signore e dell’uomo. La battaglia per la difesa di questo giorno è prima di tutto civica prima che religiosa: la domenica, infatti, restituisce l’uomo alla sua nativa capacità di vivere, e non semplicemente di lavorare, di incontrarsi e dialogare, e di contemplare. “Tutto questo rappresenta l’anima del Convegno di Firenze”, ha concluso l’illustre relatore e Presule.
Simone Stifani
L’intervista a Mons. Galantino … (pagina seguente)


















