NEL CUORE DEL PASTORE… PASSIONE PER I GIOVANI
I PRETI DI DOMANI ALLA PROVA DI LECCE
Chiamati ad Evangelizzare/Alcuni Seminaristi di Teologia, a Lecce per la Missione, raccontano la propria storia.
LA TESTIMONIANZA/1
PERCHÈ DIVENTO PRETE?
LA FOLLIA DI SBILANCIARSI PER AMORE
Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare” (Gv 21,7). Cari amici, vorrei rendervi partecipi di quella gioia, indescrivibile a parole, che vivo nel seguire da vicino il Signore Gesù, con il vivo desiderio di donargli tutta la mia vita, sin da quando a 19 anni ho deciso di entrare in seminario. Il versetto evangelico rappresenta in sintesi quanto cerco di vivere giorno dopo giorno al seguito del Maestro, che ho felicemente scelto di amare e di mettere al centro della mia vita. È bello notare come nel capitolo 21 di Giovanni i discepoli si muovano nel mare tentando invano di pescare qualcosa, mentre Gesù si muove sulla riva: è dalla riva, infatti, che giunge la Parola che orienta, sostiene, dà fecondità al lavoro e alla vita. Inoltre il lago di Tiberiade è il luogo del primo incontro di Gesù con i suoi discepoli. In un certo senso è il luogo dell’innamoramento, quel luogo che ha visto anche me protagonista, quando ho sentito parlare di Lui per la prima volta in famiglia, quando l’ho conosciuto a catechismo e nel mio percorso fatto di sguardi, cuori, amicizie… Mi sentivo sempre raggiunto dal Suo sguardo irresistibile! Gesù ai discepoli smarriti e in difficoltà, e ogni giorno a me, ripete quelle parole: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. Che paradosso! Proprio laddove i discepoli sarebbero dovuti spiccare per abilità, scoprono che hanno bisogno di Gesù, della sua presenza, del suo incoraggiamento a guardare oltre le difficoltà, prendendo sul serio quella Voce amica che non li demoralizza suggerendo loro di abbandonare tutto e di cambiare mestiere, ma che li invita ad essere sempre se stessi, portando nella loro vita quotidiana quel tocco in più, quel profumo soave che li sveglia dal torpore e dalla mediocrità. Pietro si sbilancia: esce da sé e dalla barca, perché ha visto il Signore e non vuole lasciarselo sfuggire!
Tutto questo è straordinariamente vero! Anch’io, ai tempi del liceo, ero preso da tante domande circa il mio futuro, quello che mi avrebbe reso davvero felice; ma tra tante possibilità, sentivo nel cuore che mancava qualcosa, che bisognava cercare ancora, che nulla poteva ancora rendermi soddisfatto. Così, ho deciso con coraggio di osare e di fidarmi di Colui che già da tempo pensava a me, proprio a me! Ho incontrato Gesù nella ferialità della mia vita: nella famiglia che mi insegna ogni giorno ad essere figlio, nella parrocchia che mi accompagna nell’essere credente, e oggi nella comunità del Seminario che mi mostra la faticosa bellezza di essere discepolo docile a quanto il Signore mi dice passo dopo passo. Importante nel mio cammino anche l’esperienza di servizio fatta all’inizio del percorso presso la comunità delle Missionarie della Carità: il servizio ai poveri e agli emarginati mi ha fatto vibrare il cuore e ho compreso come la mia strada era proprio quella di mettermi con tutto me stesso a servizio di tutti, aiutandoli a sentirsi anzitutto amati da un Dio che ha avuto tanta misericordia con me, e quindi come risposta a quell’Amore che continuamente plasma e rinnova la mia vita. Dinanzi a tale dono ancora oggi tremo, perché consapevole del poco che sono, ma io stesso ho fatto la bella esperienza di sbilanciarmi come Pietro, di non temere perché Egli è lì, sempre pronto a tendermi la mano. Sì, sbilanciarsi è l’unica risposta del discepolo afferrato totalmente da Cristo, perché amare vuol dire sempre osare; e quando si osa per il Signore e per il Vangelo, ne vale davvero la pena, perché si sperimenta una gioia di fondo nel cuore anche nei momenti di siccità o di mancata pesca. Gesù è sempre lì sulla riva che veglia sul mio cammino, sul tuo cammino, sul cammino di chiunque sceglie di lasciarsi amare e guarire da Lui. Auguro anche a te di fare esperienza dell’Amore vero e… Non aver paura di sbilanciarti per Amore: quello che lasci, lo ritrovi più bello perché toccato da Dio!
Alessandro Chieppa
LA TESTIMONIANZA/2
UN INCONTRO DA VIVERE
APRIRE IL CUORE ALL’ALTRO DONANDO SE STESSI
Oramai la diocesi di Lecce sta per concludere la Missione Giovani. Un centinaio di giovani seminaristi si sono riversati come un fiume in piena per le nostre strade. Dal diciannove al ventisette settembre saremo rinfrescati dalla loro presenza. Una presenza, la loro, che è pronta a portare Gesù nei cuori della gente; una presenza che è preparata ad ascoltare; che è desiderosa di stare in mezzo alla gente proprio come Gesù. È importante, in un’occasione singolare e particolare come questa, che ognuno di noi si senta in dovere di aprire il cuore all’altro mettendo a disposizione le proprie energie, la propria presenza e i propri carismi. Se questo sarà fatto, allora la Missione diventerà veramente un tappeto rosso su cui Dio potrà camminare per venirci incontro e farci esclamare finalmente “È bello stare con te!”, proprio come recita il motto di questa Missione. La cosa che più dovrebbe stupirci e riempirci di meraviglia è il fatto che questo tappeto rosso siamo noi a stenderlo, affinché Dio entri nelle nostre case e quindi nei nostri cuori. Non dobbiamo aspettare che lui si decida a venire, lui è sempre pronto: sta a noi preparare il tappeto. Un pezzo di stoffa per volta. Ognuno il suo pezzetto. Un esercito di laici e religiosi sta cucendo il suo pezzetto pregando Dio per la buona riuscita della Missione. I seminaristi porteranno la loro vita e il loro tempo.
I preti coordineranno i movimenti dei ragazzi. Tutto questo perché i giovani nelle parrocchie possano trovare il coraggio di partecipare e sentirsi parte di una grande famiglia che è la Chiesa, soltanto così anche loro aggiungeranno il loro pezzetto di stoffa. E così anche i giovani nelle scuole dovrebbero trovare la forza dentro di loro per riuscire a dare il loro prezioso contributo e far rivivere quelle aule, alle volte tristi e foriere di ‘piccole sventure’, facendole diventare dei veri e propri focolari dove la Verità, quella che noi chiamiamo Gesù, viene lasciata libera di manifestarsi e cambiare i cuori; questo grazie all’ascolto e alla condivisione sincera di ciò che si ha dentro, di quel grande tesoro dimenticato che è la nostra interiorità. Se è vero, come ci ha ricordato il nostro Arcivescovo Domenico nella lettera ai giovani, se è vero che ‘la fede non è un’idea da dimostrare, un concetto da custodire, ma un incontro da vivere’, allora questa Missione Giovani potrebbe rivelarsi l’occasione perfetta per fare questo: per vivere la fede e cominciare a vedere in ogni uomo la mano tesa di Dio che ci chiama e che ci invita ad amare davvero, così come Lui solo può insegnarci.
Carmelo Gentile
LA TESTIMONIANZA/3
UN SÌ ALLA FELICITÀ…
“DIO RENDE BELLA LA MIA VITA E LE DÀ SENSO”
Dio chiama chi ama. È questa la scoperta più sorprendente che ho conseguito nella mia vita e in particolare negli ultimi tre anni, tra cammino propedeutico e biennio di discernimento, vissuti nella comunità del seminario. Spesso avevo associato la parola vocazione a qualcosa di straordinario, di trascendentale, a una realtà troppo astratta per la mia vita e il mio essere che invece erano immersi nel pragmatismo e nella precisione matematica. Ed invece non vi è nulla di più semplice ed ordinario della chiamata di Dio, a cui tutti, seppur in modo diverso ed unico, dobbiamo rispondere. E in poche battute vorrei rendervi partecipi della gioia indicibile che alberga il mio cuore da quando ho trovato il coraggio di mettermi in gioco e provare a rispondere a quel dono d’Amore, misterioso ed attraente, che Dio ha pensato per me da sempre. La mia è una storia normalissima, di un ragazzo che però ha maturato “solo” a 24 anni la decisione di entrare in seminario. Cresciuto in una famiglia cattolica ed educato ai valori cristiani, dopo essermi allontanato dalla Chiesa per qualche anno, ho riscoperto la bellezza della sequela evangelica attraverso la Gioventù Francescana. Qui ho passato gli anni della spensieratezza adolescenziale e giovanile, qui ho scoperto la bellezza e la difficoltà di un rapporto di coppia, qui ho maturato la decisione di seguire il sogno innato di studiare Ingegneria meccanica, per poi un giorno sposarmi ed insegnare nelle scuole superiori. Ma più camminavo e più nel mio cuore nasceva un’inquietudine e un senso di vuoto, che nulla,né una fidanzata e né tantomeno gli studi potevano appagare.
Tutto ciò era accompagnato e sostenuto da un desiderio di servizio in parrocchia che mi spingeva a donarmi totalmente alle persone che conoscevo nei vari ambiti pastorali, e da un cammino cristiano che finalmente era divenuto serio, con la preghiera quotidiana, la direzione spirituale e la formazione nell’Azione Cattolica, presso la Parrocchia Sacra Famiglia, in cui mi ero trasferito nel frattempo. Fu così che dopo qualche mese di travaglio spirituale ed umano decisi di cercar risposte a quelle tante domande che risuonavano nel cuore. Lasciata la fidanzata e conclusi gli studi magistrali in ingegneria, nel settembre 2013 sono entrato nel seminario regionale di Molfetta. Qui ho fatto ancor più esperienza di quell’amore travolgente di Cristo che dona pienezza e senso alla mia esistenza. Un amore che è l’unica risposta a quella famosa vocazione che ognuno di noi ha. È infatti un sì alla vita, che trova fondamento solo in Dio. È un si alla felicità, che si realizza solo nell’incontro tra il desiderio innato di essere amati e l’Amore in persona che è Cristo. È un si alla bellezza. Si, Dostoevskij, nel suo celebre libro L’idiota, aveva colto una fondamentale verità: la bellezza salverà il mondo. Ed è proprio questo che voglio annunciarvi: Dio è la vera Bellezza che ha reso e rende bella la mia vita, donandogli pienezza e senso, e che nel mio singolare caso corrisponde alla vocazione sacerdotale. È un viaggio affascinante e che dura per una vita intera, ma che probabilmente ha una semplicissima meta comune: scoprire che Dio c’è, ci ama e questo basta.
Luigi Tedeschi
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