Pubblicato in: Sab, Ott 3rd, 2015

Noduli al seno. Ogni alterazione va segnalata al Medico di base

A colloquio con l’Oncologa Paolelli: Trasformazioni del capezzolo, perdite ematiche, cambiamenti della pelle o della forma sono da monitorare. 

“L’eventuale identificazione di formazioni sospette porta il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita direttamente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico”.

Woman hold pink ribbon for breast cancer awareness

Problema diffuso tra le donne è la paura, che susci­ta la percezione di una “pallina”, un nodulo nella palpazione del seno. Per ac­quisire chiarimenti sulla loro natura abbiamo intervistato un esperto: la Dott.ssa Loret­ta Paolelli, Oncologo medico presso U.O. Oncologia Medi­ca dell’Ospedale “V. Fazzi” di Lecce.

Dottoressa, cosa sono i noduli al seno?

Il seno è costituito da un insieme di ghiandole e tessu­to adiposo posto tra la cute e la parete del torace. In realtà non è una ghiandola sola, ma un insieme di strutture ghian­dolari, chiamate lobuli, unite tra loro a formare un lobo. In un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Questa struttura lobu­lare alla palpazione appare come “nodulare” ma non deve spaventare. Ogni donna do­vrebbe conoscere la struttura del suo seno per poter apprez­zare eventuali modificazioni tenendo presente che cambia con l’età e con le varie fasi ormonali. La ghiandola mam­maria, solo abbozzata nell’in­fanzia, si sviluppa nell’adole­scenza grazie agli estrogeni (ormoni prodotti dalle ovaie) e raggiunge le sue dimensioni finali al termine dello svilup­po. La sua composizione con­tinua a modificarsi nel corso della vita: nelle giovanissime prevale la parte ghiandolare, che raggiunge il massimo svi­luppo durante la gravidanza e l’allattamento; nella donna adulta questa regredisce, cre­ando spesso lacune che vengo­no riempite di liquido (le cisti mammarie, tipiche dopo i 40 anni); nella menopausa viene assorbita e sostituita da tessu­to adiposo.

22

Quali e quanti tipi di no­duli benigni esistono?

All’interno di una ghian­dola mammaria sana è possi­bile riconoscere varie forme di modularità benigne. Biso­gna distinguere tra nodula­rità diffusa e nodulo singolo. La prima è in genere legata alla conformazione ghiando­lare della mammella o (dopo i 35-40 anni) alla presenza di piccole cisti. La forma più fre­quente di modularità diffusa prende il nome di Mastopatia fibrocistica. Colpisce pre­valentemente le donne d’età compresa fra i 25 ed i 45 anni. È caratterizzata dalla com­parsa di più cisti che possono interessare entrambe le mam­melle. La loro formazione è conseguente a processi infiam­matori sviluppatesi intorno ai dotti ghiandolari con loro successiva stenosi. Progres­sivamente l’epitelio che rive­ste i dotti produce una iper­secrezione che dà il via alla formazione cistica. A seconda del loro diametro possono essere identificate come micro o macro cisti. Per la loro mol­teplicità possono dare all’esame premestruale. Raramente i dolori sono associati a carcinoma. Il quadrante più frequentemente interessato è quello supero-esterno bilaterale; secrezione dal capezzolo: è un sintomo frequente e quasi sempre le­gato ad una condizione beni­gna. Una modesta secrezione in genere lattiginosa è spesso fisiologica o legata a feno­meni infiammatori tempora­nei. Se invece la secrezione è continua o ematica può essere dovuta alla presenza di un pa­pilloma (lesione benigna) o di una neoplasia.

Cosa fare in presenza di un nodulo mammario?

Parlarne con il proprio me­dico di famiglia. È importan­te segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro), perdi te ematiche da un capezzolo solo (se la perdita è bilate­rale il più delle volte la cau­sa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia localizzato) o della forma del seno. Gli esami utili per poter capire se un nodu­lo è benigno o meno solo: la visita senologica, l’ecografia mammaria, la mammografia. L’eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita diretta­mente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico. Nel primo caso (esame citolo­gico) si esaminano le cellule, nel secondo (microistologico) il tessuto: questi esami con­sentono sia di stabilire la na­tura della malattia, sia, con la microistologia, di valutarne le caratteristiche biologiche. Qualora l’esame cito/istolo­gico dovesse portare alla dia­gnosi di malignità è sempre consigliata l’asportazione del nodulo insieme ad una buona quota di tessuto mammario sano (quadrantectomia o ma­stectomia radicale). 

Pages: 1 2

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti