Noduli al seno. Ogni alterazione va segnalata al Medico di base
A colloquio con l’Oncologa Paolelli: Trasformazioni del capezzolo, perdite ematiche, cambiamenti della pelle o della forma sono da monitorare.
“L’eventuale identificazione di formazioni sospette porta il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita direttamente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico”.
Problema diffuso tra le donne è la paura, che suscita la percezione di una “pallina”, un nodulo nella palpazione del seno. Per acquisire chiarimenti sulla loro natura abbiamo intervistato un esperto: la Dott.ssa Loretta Paolelli, Oncologo medico presso U.O. Oncologia Medica dell’Ospedale “V. Fazzi” di Lecce.
Dottoressa, cosa sono i noduli al seno?
Il seno è costituito da un insieme di ghiandole e tessuto adiposo posto tra la cute e la parete del torace. In realtà non è una ghiandola sola, ma un insieme di strutture ghiandolari, chiamate lobuli, unite tra loro a formare un lobo. In un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Questa struttura lobulare alla palpazione appare come “nodulare” ma non deve spaventare. Ogni donna dovrebbe conoscere la struttura del suo seno per poter apprezzare eventuali modificazioni tenendo presente che cambia con l’età e con le varie fasi ormonali. La ghiandola mammaria, solo abbozzata nell’infanzia, si sviluppa nell’adolescenza grazie agli estrogeni (ormoni prodotti dalle ovaie) e raggiunge le sue dimensioni finali al termine dello sviluppo. La sua composizione continua a modificarsi nel corso della vita: nelle giovanissime prevale la parte ghiandolare, che raggiunge il massimo sviluppo durante la gravidanza e l’allattamento; nella donna adulta questa regredisce, creando spesso lacune che vengono riempite di liquido (le cisti mammarie, tipiche dopo i 40 anni); nella menopausa viene assorbita e sostituita da tessuto adiposo.
Quali e quanti tipi di noduli benigni esistono?
All’interno di una ghiandola mammaria sana è possibile riconoscere varie forme di modularità benigne. Bisogna distinguere tra nodularità diffusa e nodulo singolo. La prima è in genere legata alla conformazione ghiandolare della mammella o (dopo i 35-40 anni) alla presenza di piccole cisti. La forma più frequente di modularità diffusa prende il nome di Mastopatia fibrocistica. Colpisce prevalentemente le donne d’età compresa fra i 25 ed i 45 anni. È caratterizzata dalla comparsa di più cisti che possono interessare entrambe le mammelle. La loro formazione è conseguente a processi infiammatori sviluppatesi intorno ai dotti ghiandolari con loro successiva stenosi. Progressivamente l’epitelio che riveste i dotti produce una ipersecrezione che dà il via alla formazione cistica. A seconda del loro diametro possono essere identificate come micro o macro cisti. Per la loro molteplicità possono dare all’esame premestruale. Raramente i dolori sono associati a carcinoma. Il quadrante più frequentemente interessato è quello supero-esterno bilaterale; secrezione dal capezzolo: è un sintomo frequente e quasi sempre legato ad una condizione benigna. Una modesta secrezione in genere lattiginosa è spesso fisiologica o legata a fenomeni infiammatori temporanei. Se invece la secrezione è continua o ematica può essere dovuta alla presenza di un papilloma (lesione benigna) o di una neoplasia.
Cosa fare in presenza di un nodulo mammario?
Parlarne con il proprio medico di famiglia. È importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro), perdi te ematiche da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia localizzato) o della forma del seno. Gli esami utili per poter capire se un nodulo è benigno o meno solo: la visita senologica, l’ecografia mammaria, la mammografia. L’eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita direttamente in sala operatoria o in ambulatorio con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo che consente un esame citologico o microistologico. Nel primo caso (esame citologico) si esaminano le cellule, nel secondo (microistologico) il tessuto: questi esami consentono sia di stabilire la natura della malattia, sia, con la microistologia, di valutarne le caratteristiche biologiche. Qualora l’esame cito/istologico dovesse portare alla diagnosi di malignità è sempre consigliata l’asportazione del nodulo insieme ad una buona quota di tessuto mammario sano (quadrantectomia o mastectomia radicale).

















