Pubblicato in: Sab, Ott 11th, 2014

Oltre la Crisi/Giovani cervelli in fuga

Le storie di due talenti, un ricercatore e un artigiano: lontani da casa per lavorare.

Non c’è giorno che passi, senza che non venga pro­nunciata, decine di volte, la parola crisi. Ma lo scenario è dav­vero così fosco? I giovani, in particolare, sono sopraffatti e demotivati a causa di notizie nefaste sulla crisi economica ed il conseguente aumento del numero dei disoccupati. Invece segnali di ottimismo ci sono. Vengono da più parti, da sto­rie di successo che testimo­niano che in l’Italia ed anche nel nostro Salento il miracolo è possibile, nonostante la crisi ed i mercati. Due esempi per tutti. Un giovane ricercatore univer­sitario ed un artigiano che ci hanno creduto e coltivato i propri sogni. Storie positive, che hanno come protago­nisti l’impegno la costanza e soprattutto il rispetto del proprio talento, delle proprie inclinazioni nonostante i condizionamenti esterni. La storia di un giovane ricer­catore che nel silenzio della sua camera, in quella casa della porta accanto, è partito dall’Università del Salento per continuare gli studi a Mi­lano, vincendo poi un concor­so come ricercatore nel cam­po dei trapianti ritrovandosi, neanche trentenne, prima in Polonia, poi in Giappone ed ora a Boston al servizio della scienza e dell’umanità tutta. Storia tessuta nel silenzio, nell’umiltà, nell’impegno mentre, intorno, distratti si sa notare solo ciò che ha poco valore e prepotentemente viene ostentato. Ma anche la storia di un artigiano formatosi all’ac­cademia delle Belle Arti di Lecce e perfezionatosi a Firenze, che ha intrapreso la sua attività sfruttando gli incentivi per il primo impie­go, comunemente noti come “prestito d’onore”, divenuto ora una firma emergente nel campo dell’oreficeria. Ha conquistato il favore di importanti maison di moda non solo in Italia e nei paesi Arabi le sue creazioni sono richiestissime. Solo due storie, ma se ne potrebbero raccontare altre che hanno in comune la capacità di sapersi muovere in un mondo in cui la globa­lizzazione è un’opportunità con l’orgoglio di portare nel mondo la propria Salentinità.

Anna Rita Quarta

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I NUMERI/IL 73% ALL’ESTERO VIVE FELICE 

Su un campione di quasi mille ricerca­tori espatriati con un’età compresa tra i 25 ed i 40 anni, il 73% risiede fuori dai confini nazionali felicemente. La restante percentuale invece tornerebbe solo a determinate condizioni: ricongiunzione della carriera acquisita, mag­giori redditi, migliore gestione delle risorse destinate alla ricerca e maggiori rapporti tra università e impresa. Lo stato di benessere sociale e lavorativo raggiunto negli altri paesi è infatti giudica­to molto soddisfacente, e la quasi totalità ritiene non meritocratico l’accesso ai finanziamenti per la ricerca in Italia. Nel 95,7% dei casi i nostri migliori cervelli emi­grano per inseguire migliori opportunità occupazionali. Più nello specifico, i principali fattori di richiamo risiedono nell’efficace organizzazione del lavoro, nelle sue strutture, nelle politiche applicate e nelle prospettive di carriera. L’indagine però non si ferma ai cervelli in fuga. Dall’ana­lisi di un campione di 3575 individui tra precari e non, è risultato che la maggiore tendenza a emigrare è legata ai più giovani (due su cinque tra i 25-30enni), e al con­tempo questa percentuale si riduce con il crescere dell’età. I motivi? È l’attaccamento alla famiglia a primeggiare (per quattro intervistati su cinque), seguita dai rapporti sociali e dall’adattamento al sistema universitario naziona­le. Quello che invece spinge ad andare via è per l’83% la maggiore valorizzazione delle proprie competenze, seguita dai maggiori redditi, dalle opportunità occupazionali, e perfino dall’eccessiva e farra­ginosa burocrazia italiana (per il 42%). E naturalmente i dati fanno registrare di riflesso an­che la pessima opinione sullo stato delle cose in Italia in fatto di ricerca. Non è un caso se solo uno su sette ritiene di vivere in un ambiente lavora­tivo “con un’alta percezione del benessere organizzativo”, mentre tra quelli che vivono all’estero la percentuale sale a nove su dieci.

Fonte italian researchers abroad studio 2009

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