Oratori di Puglia discriminati
Urgente un tavolo di concertazione come esiste già in altre Regioni d’Italia. Esclusi dal bando quelli presenti nei Comuni superiori a quindicimila abitanti.
Don Barboni: “occorre avviare un tavolo di lavoro tra Cep e Regione Puglia per firmare dei protocolli d’intesa che aiutino a definire le aree d’intervento educative e sociali che hanno priorità”.
La Giunta Regionale ha approvato l’avviso pubblico per l’adeguamento alle norme di sicurezza, l’eliminazione delle barriere architettoniche e gli ampliamenti degli oratori parrocchiali dei Comuni con meno di 15mila abitanti. La dotazione finanziaria ammonta a 500mila euro. La quota di finanziamento regionale può arrivare all’80% della spesa ammissibile a finanziamento, con la rimanente parte a carico del soggetto proponente.
Le domande vanno presentate entro 60 giorni dalla data di pubblicazione sul bollettino ufficiale regionale (27 maggio 2013). “Un bando capestro” perché “gli oratori sono discriminati in base alla popolazione e questo significa non capire che l’oratorio è uno strumento di prevenzione educativa nei grandi centri”, dice don Francesco Preite, referente per la Puglia dei Salesiani per il sociale, che guidano 11 oratori in Puglia. “Più grande è la città, più grande è il disagio sociale”, tanto che “gli oratori, a volte, sono l’unico presidio per i ragazzi”.
“I fondi ci sono, come dimostrano, per esempio, i casi di Lombardia, Piemonte, Marche, Lazio, Campania”, ma bisogna convincersi che “servono per gli oratori e per la prevenzione a beneficio dei ragazzi”. L’ottica della Regione è “assistenziale” e “la logica è quella del contributo a pioggia per risolvere questioni edilizie”. “L’oratorio – continua – è soprattutto una comunità educativa attiva nel sistema del welfare regionale”, perciò “occorre un cambio di mentalità, che non sia il ‘contentino’ di un bando, ma una legge sugli oratori in Puglia”.
La legge regionale che recepisce il riconoscimento degli oratori “è la numero 19 del 2006”. “Questa legge quadro – prosegue – trova la sua applicazione nel regolamento regionale 4 del 2007, ove gli oratori non sono menzionati, né esiste tutt’oggi una legge applicativa di quella del 2006 che riconosca concretamente la funzione sociale ed educativa degli oratori in Puglia, come vorrebbe la legge nazionale 206 del 2003”.
Pertanto, “lo Stato italiano ci riconosce, la Regione no”, spiega Preite. Gli oratori in Puglia “sono discriminati perché non possono accedere ai bandi regionali per il welfare”, dice Preite, che conclude: “La nostra proposta è di aprire un tavolo di confronto per una legge sugli oratori, come esiste in altre Regioni italiane”.
“Ogni intervento a favore degli oratori è positivo”, esordisce don Claudio Barboni, direttore del Servizio regionale per la pastorale giovanile. Poiché “ogni oratorio non fa storia a sé ma fa riferimento al vescovo diocesano e, quindi, alla Conferenza episcopale pugliese” (Cep), l’iniziativa regionale suggerisce di “evitare gli interventi sporadici”. Al contrario, “occorre avviare, in un clima di collaborazione, un tavolo di lavoro” tra Cep e Regione Puglia “per firmare dei protocolli d’intesa che aiutino a definire quali aree d’intervento educative e sociali hanno priorità, così come è accaduto in altre Regioni, senza fermarsi alla sola erogazione di finanziamenti”.
La Puglia “non ha mai dato applicazione alla legge nazionale sugli oratori”, chiarisce. Inoltre, “il solo ampliamento e messa in sicurezza delle strutture non permette di scorgere il valore educativo e sociale degli oratori, che sono un servizio pubblico per il benessere dei ragazzi e non solo una sede per le attività sportive”.
C’è l’urgenza, da un lato, del “riconoscimento pubblico della funzione educativa e sociale degli oratori, che passa attraverso un accordo sistematico tra Regione e Cep per coordinare gli interventi e definire le priorità” e, dall’altro lato, che “il fronte ecclesiale rimanga unito e compatto”. Anche per questo “riprenderemo il tavolo di lavoro, avviato dal Servizio regionale per la pastorale giovanile nel 2011, tra parrocchie, istituti religiosi, circoli, movimenti e associazioni cattoliche che gestiscono gli oratori”. Barboni ritiene inoltre “limitata” la scelta di attribuire i finanziamenti ai soli oratori dei Comuni con meno di 15mila abitanti.
















