Pubblicato in: Lun, Ago 24th, 2015

Oronzo, Messaggero della Bella Notizia

La Parola di Dio diventa per Lui la vera forza…

“Il termine evangelizzazione ha un significato molto ricco” (cfr. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 24). “In senso ampio, esso riassume l’intera missione della Chiesa: tutta la sua vita, infatti, consiste nel realizzare la ‘traditio Evangelii’, l’annuncio e la trasmissione del Vangelo, che è ‘potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede’ (Rm 1, 16) e che in ultima essenza s’identifica con Gesù Cristo (cf. 1 Cor 1, 24). Perciò, così intesa, l’evangelizzazione ha come destinataria tutta l’umanità. In ogni caso, evangelizzare significa non soltanto insegnare una dottrina bensì annunciare il Signore Gesù con parole ed azioni, cioè farsi strumento della sua presenza e azione nel mondo” (Congr. per la Dottr. della fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’Evangelizzazione, 2007, n. 2). Attribuire a S. Oronzo il titolo di evan­gelizzatore, significa guardare la sua storia riconoscendone il contatto con Cristo e con la Chiesa. Non a caso le parole che “oggi” la Chiesa utilizza per definire l’evangelizzazione sono le azioni che “ieri” Oronzo ha messo in atto nella sua opera. Giusto, Fortunato e Oron­zo sono i primi che hanno fatto udire in terra salentina la “bella notizia”. Oronzo diventa evangelizzatore immediatamente dopo aver ascoltato, su invito dello zio Fortunato, il Van­gelo raccontato da Giusto. Evangelizza prima la sua gente, a cominciare dai suoi familiari e conoscenti. Diventa azione prorompente, però, di ritorno dal viaggio fatto a Corinto dove ha incontrato Paolo ed essere stato da questi stes­so consacrato vescovo per Lecce e per la terra di Puglia. L’incontro con Paolo lo inserisce a pieno titolo nella missione stessa della Chiesa. Non c’è evangelizzazione che non nasca e si sviluppi dalla Chiesa. Non c’è evangeliz­zatore, annunciatore della bella notizia del Regno, che sia fuori dal mandato della Chiesa.

Lecce

Lecce (Cattedrale) – Altare di San Giusto

Dall’essere innestato nella Chiesa nasce la forza e l’efficacia dell’annuncio. Ecco perché Oronzo, tornato dall’Oriente, non si acconten­ta di portare il Vangelo ai suoi cittadini, ma raggiunge, per quello che può, quelli che per le possibilità del tempo sono “gli estremi con­fini della terra”, in obbedienza al mandato di Gesù. Ostuni, Turi, Paola sono solo alcuni tra i nomi di città che quasi disegnano l’itinerario del viaggio compiuto da Oronzo nel portare l’annuncio del Vangelo. Potessimo parlare col linguaggio di oggi potremmo dire che sono le “celle” certe che hanno captato il “segnale” del passaggio e dell’annuncio di Oronzo. E tra queste città e oltre queste città, quante altre ancora hanno registrato il suo passaggio e il suo annuncio consegnandolo alla storia nella memoria viva di un culto che ha attraversato i secoli. Da dove questa forza impetuosa di Oronzo? Il Vangelo ha in sé una potenza che aspetta solamente di essere liberata, è “po­tenza di Dio”. Oronzo è stato disponibile a farsi ministro di questa forza divina. Che le parole da sole non bastino a rendere efficace l’opera evangelizzatrice lo dice il contenuto che quelle parole dicono: Cristo Gesù. Questi, inviato dal Padre ad annunciare il Vangelo, lo ha fatto non solo con le parole, ma anche con i gesti. L’ultimo in ordine di tempo e di qualità è stato quello di dare la vita, portando come frutto la risurrezione. Non è un caso se delle parole “predicate” 2000 anni fa da Oronzo non è rimasto nulla alle generazioni successive e a noi, ma il suo “dare la vita” come martire per Cristo e per la Chiesa è ancora oggi il segno più eloquente che permette a questa generazio­ne di vedere, attraverso lui, i germi di risurre­zione che Dio pone nei solchi di questa diletta Chiesa di Lecce.

 Stefano Spedicato

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