Pubblicato in: Sab, Feb 8th, 2014

OTRANTO IN TV. PROTAGONISTI GLI 800 MARTIRI

L’OPERA SACRA DI DON MANDORINO E DON GALATI/ONORE E GLORIA “A COLORO CHE HANNO VINTO” 

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Per la prima volta la vicenda dei Santi Martiri di Otranto Antonio Primal­do e Compagni in un’opera sacra musicale di don Biagio Mandorino su libretto di don Tiziano Galati. L’opera verrà eseguita dal coro della Diocesi di Otranto, diretto dallo stesso don Man­dorino. Le coreografie sono di Emy Ferrari. Un’opera in cinque atti che vede la sua prima assoluta l’11 febbraio nella Cattedrale di Otran­to, luogo in cui il mosaico di Pantaleone fu bagnato del sangue dei primi Eroi della Fede, l’Arcivescovo Stefano Pendinelli e i religiosi che lì confortavano il popolo col Sacramento dell’Eucaristia. Il compositore, formatosi alla scuola del Maestro Giombini fa della musica un veicolo pre­zioso per trasmettere sensazio­ni ed emozioni, convinto che lo spettatore partecipa di ciò che si canta o si suona se viene coinvolto nella sfera emotiva e sensazionale. Un particolare passaggio dalla sterile estetica musicale all’estasi della musi­ca. Tutta l’opera è attraversata da alcuni temi musicali “forti” molto conosciuti, come il “Victimae Pascali laudes”, la sequenza della notte di Pasqua in cui si canta il duello tra la vita e la morte; si distingue il tema angosciante del “Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae… “Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione….”. Si ascolta il tema dell’Inno tradizionale tramandato dalla tradizione: “Christi nobiles atletae”, straordinari atleti di Cristo, per sottolineare musicalmente la loro vittoria.

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Non mancano motivi “mo­reschi” orientaleggianti e in alcuni punti motivi ispirati al Corano. Dopo la preparazio­ne offerta dall’Ouverture ci si trasferisce in una speciale Celebrazione Liturgica celeste. Le porte del cielo si aprono e si raggiunge spiritualmente S. Giovanni. Al canto angelico del Sanctus si vede Antonio Primaldo che, in ginocchio davanti all’Agnello, canta l’in­vocazione litanica accompa­gnato dalla risposta dei Santi. Prende la parola S. Giovanni che ci racconta la visione del cielo aperto e dell’Agnello. Il II atto si chiude con l’inno di gloria dei redenti. Nel terzo atto, uno degli anziani presenti davanti al trono dell’Agnello fa una domanda: “Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?”; risposta: “Sono quelli che vengono dalla grande tribo­lazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”.

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In questo atto compare la figura di Idrusa, la grande madre di tutti gli Otrantini. Anche se non in maniera esplicita, Lei rappresenta Maria, colei che accompagna i suoi figli a fare le scelte migliori. È Lei che piange i suoi figli, come Rachele, è Lei che esulta per la loro gloria in Paradiso. E proprio in questo atto si incontrano i protagonisti della storia di Otranto: il canonico abate diacono Angelo, nipote del Vescovo Stefano Pendi­nelli il quale fu sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città, Antonio Primaldo che fu il primo con la sua saggezza a parlare a nome di tutti. C’è Gesù che invita a non aver paura, c’è Lui accanto a ciascuno di loro. Ma c’è anche Akmet Pascià. La sua decisione di mandare tutti a morte fu determinata da un incontrollabile orgoglio…

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Nel Quarto atto gli straordinari Atleti di Cristo, vengono con­dotti sul Colle della Minerva. Viene chiesto loro, ripetuta­mente, di abiurare alla fede cristiana per aver salva la vita; Un anziano uomo, Antonio Pezzulla, detto Primaldo, esor­ta i compagni a difendere il proprio credo e così è il primo ad essere decapitato. Si com­pie così l’orribile massacro. Il V Atto racconta la gioia del “raccolto abbondante” dopo la semina fatta nel pianto… Idru­sa stessa, che si scopre anche dagli abiti essere Maria, è co­lei che dopo aver provato nel suo cuore tutta la sofferenza dei suoi figli, con loro gioisce vedendoli risorti nel Signore. Proprio la loro risurrezione è la sconfitta dell’antico avver­sario, la morte. L’esultanza di tutti i Santi si unisce all’inno di ringraziamento che sale dal­la Chiesa pellegrina sulla terra (si ode nell’orchestra il motivo del Te Deum laudamus). A Lei, a tutti i cristiani sono anco­ra rivolte le parole di Gesù: Beati voi, quando vi insulte­ranno e vi perseguiteranno… e le parole di coloro che ci hanno preceduto in paradiso: “Trattati da perdenti, ma siamo vincitori”. La Chiesa pellegri­na sulla terra e quella del cielo si uniscono nell’unico canto di lode: Alleluja! Sia benedetto Dio, Padre misericordioso, Dio di ogni consolazione che non ci lascia soli nelle nostre tribolazioni! L’Amen con cui si chiude quest’opera è quello della nostra fede che noi ci gloriamo di professare in Cri­sto Gesù nostro Signore.

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