Padre Pio… Sacerdote santo, Vittima perfetta
Il primo paragrafo della Lettera ai Sacerdoti del nostro Arcivescovo per la precedente Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
D’AMBROSIO: “PADRE PIO CI È DIVENTATO AMICO”.
In questo anno la nostra Chiesa vive un significativo momento di grazia e di benedizione che non può lasciare indifferenti e distratti noi che partecipiamo, per dono e grazia, all’unico sacerdozio di Cristo Gesù. Questa nostra Chiesa, in un momento della sua storia segnato da fragilità e debolezza che minano in qualche modo la sua credibilità, se non la sua stessa esistenza, riceve dal Signore un dono grande, difficile inizialmente a comprendersi, che fa esplodere nell’immediato forse le sue contraddizioni, ma, nella provvidenzialità della storia che si dipana, l’aiuta a ritrovare con chiarezza inusitata il desiderio di fedeltà piena e di convinta adesione alla Parola.
Le contraddizioni coincidono con un tempo di grande sofferenza che dura per alcuni lunghi anni e si incrocia con la presenza e la testimonianza di vita autenticamente sacerdotale offerta da un giovane frate cappuccino, Padre Pio da Pietrelcina, destinato dai suoi superiori al Convento di S. Maria delle Grazie in San Giovanni Rotondo (settembre 1916).
Bisognerà passare attraverso la prova della grande tribolazione per arrivare a godere dei frutti di grazia e ottenere per noi dall’autenticità e fedeltà del ministero sacerdotale di Padre Pio. All’illuminata, intelligente e ricca prospettiva pastorale che l’Arcivescovo Pasquale Gagliardi (1897-1929) aveva saputo imprimere alla nostra Chiesa nei primi due decenni (1897-1920) del suo servizio pastorale, succede una fase di stanca e di incertezze che minano la comunione del presbiterio al suo interno e nei rapporti col Vescovo.
Gli inizi del ministero di Padre Pio nella nostra chiesa, i suoi doni carismatici (in particolare le stimmate), l’accorrere di molti devoti ma anche di curiosi a San Giovanni Rotondo, suscitano da una parte adesione e favore incondizionato, dall’altra perplessità, chiusure, difficoltà, incertezze nel capire. In qualche modo Padre Pio diventa “signum contradictionis”. Queste difficoltà si ripercuotono negativamente anche all’interno del tessuto ecclesiale che vive le tensioni e incomprensioni della crisi modernistica e la triste eredità di povertà e drammi della guerra mondiale.
L’anticipata conclusione dell’episcopato sipontino di Mons. Gagliardi sarà seguita da due anni di sede vacante con un amministratore apostolico, mons. Alessandro Macchi, vescovo di Como, che su mandato del papa guidava le diocesi di Andria e Manfredonia che distavano circa mille chilometri dalla sua sede. L’avvento del nuovo arcivescovo mons. Andrea Cesarano (1931-1969), che giungeva dalla delegazione apostolica di Costantinopoli, darà avvio a un difficile ma profondo e sereno rinnovamento nella vita della diocesi e dell’intero presbiterio.
La bella e spirituale amicizia tra l’arcivescovo Cesarano e Padre Pio farà sentire il suo benefico e riparatore influsso ponendo fine alla segregazione del Santo Frate (1933). A Pio XII che quasi a bruciapelo, ricevendo in udienza mons. Cesarano, in occasione della visita ad limina del 1947, gli domandava: che fa Padre Pio?, l’arcivescovo rispondeva: Santità, toglie i peccati del mondo. Non posso non ricordare, durante gli anni trascorsi nel Seminario arcivescovile di Manfredonia, le periodiche visite dell’arcivescovo a Padre Pio per la settimanale confessione.
Gli anni del ministero episcopale di mons. Valentino Vailati (1979-1990) hanno permesso a noi presbiteri, attraverso il lungo, meticoloso, complesso lavoro del tribunale diocesano per la beatificazione di Padre Pio, di avvicinarci con simpatia e devozione alla sua figura. Ci è diventato amico. Lo abbiamo conosciuto da vicino. L’itinerario della sua vita santa è stato ed è una provocazione e un richiamo forte per i nostri entusiasmi a volte spenti, per il nostro servizio al Regno che talvolta è da cartellino timbrato, per gli arretramenti e le soste indebite e prolungate sulla “via santa”.
Padre Pio in fondo ci ha messo dentro quella sola tristezza di cui parla il convertito Leon Bloy: quella di non essere santi. Ho voluto questa sintetica carrellata sulla storia della nostra Chiesa nella quale Padre Pio ha vissuto gran parte del suo carismatico ministero sacerdotale (1916-1968), non da tutti compreso e accolto, per ricordare a voi e a me che la santità a cui siamo chiamati si realizza laddove il Signore nei suoi disegni a noi sconosciuti ma da noi accolti in obbedienza talvolta faticosa, sempre serena, ci vuole e ci raggiunge con la ricchezza della sua grazia. Questa grazia, nel sacramento a noi donato, esprime la potenza del suo amore muovendoci allo stupore grato e meditante ciò che vediamo con gli occhi della fede, ascoltiamo nelle voci del cuore, tocchiamo nell’esperienza della comunione a cui il Signore della gloria ci fa partecipi.
20 marzo 2008
+ Domenico U. D’Ambrosio

















