Pellegrinaggio Diocesano…Confermati nella Fede
D’AMBROSIO/TRA APPARIRE ED ESSERE
Diciamo grazie al Signore per essere giunti all’ultima tappa di questo faticoso pellegrinaggio, in questa Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano. Il Signore ci ha inondati di Luce, luce fisica che ha riscaldato il nostro corpo ed ha illuminato il nostro modo di essere cristiani e nel brano del Vangelo ascoltato ci viene ricordato.
C’è più di un modo di essere cristiani, in quanto c’è chi preferisce lo stile dell’apparire e chi sceglie lo stile dell’essere. A molti piace apparire, anche fra di noi, piace ricevere gli encomi pubblici, piace sentire in qualche modo la gratifica, poiché facciamo tanto però così facendo non andiamo alla ricerca dell’essenziale ma di ciò che può far guadagnare qualche punto nel redditometro che ci siamo creato.
(dall’Omelia pronunciata nella Basilica di San Giovanni in Laterano)
D’AMBROSIO/CERCARE LA PACE INTERIORE
Il Signore dà un forte segnale in questo brano del Vangelo. Qui veniamo richiamati al nostro modo di essere, qualcosa dunque che prende la nostra vita, che assorbe, che cerca che si interroga continuamente su quello che fa, su quello che il Signore mi sta chiedendo, che appartiene a quella particolare vocazione per mezzo della quale sono chiamato a dare il mio contributo d’impegno, di dedicazione, di verità, di testimonianza.
Occorre ricercare la pace interiore che scaturisce da quell’incessante dialogo tra noi e il Signore, nel silenzio della preghiera, lì Egli ci parla e il nostro cuore libero coglie la sua voce e per far sì che ciò accada abbiamo bisogno del silenzio, dell’intimità e del nascondimento. Abbiamo bisogno di quella purezza che non ha niente a che fare con i nostri meriti.
(dall’Omelia pronunciata nella Basilica di San Giovanni in Laterano)
D’AMBROSIO/COME IL PAPA CI VORREBBE
Ripensiamo a quanto ci ha comunicato Papa Francesco richiamando alla bellezza della Chiesa corpo unico ed unito che non può fare a meno della sua testa che è Gesù Cristo nostro Signore: “essere Chiesa, essere Popolo di Dio, secondo il grande disegno di amore del Padre, vuol dire essere il fermento di Dio in questa nostra umanità, vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso è smarrito, bisognoso di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino.
La Chiesa sia luogo della misericordia e della speranza di Dio, dove ognuno possa sentirsi accolto, amato, perdonato, incoraggiato a vivere secondo la vita buona del Vangelo”. Allora, lasciamoci accompagnare da queste parole che ci domandano non di apparire ma di essere cristiani.
(dall’Omelia pronunciata nella Basilica di San Giovanni in Laterano)
FRANCESCO/MAGISTERO AFFETTIVO
La sua personalità è portata a instaurare rapporti fondati sul colloquio, lo scambio d’opinioni, l’ospitalità, diventando segno eloquente della prossimità di Dio. Senza rimetterci nell’autorevolezza. “Mente abierta, corazón creyente” è il titolo di un suo testo di esercizi spirituali.
Si risente in lui la formazione del gesuita, in quanto è facile riscontrare un’attualizzazione di quel “magistero affettivo” caratteristico del primo compagno di S. Ignazio di Loyola, il Beato Pierre Favre, impegnato non tanto a discettare su erudite problematiche teologiche quanto a comunicare profondamente con gli interlocutori, proprio in un momento di difficoltà per la Chiesa, bisognosa di riforma mentre registrava la drammatica separazione dei protestanti.
FRANCESCO/MAGISTERO CORAGGIOSO
L’attenzione verso gli altri e ciascuno parte innanzi tutto dal cuore e dalla fede ed è testimoniata sia con concreti segni di benevolenza che rivelano la misericordia di Dio sia con la forza stimolante della riflessione e della proposta protesa verso un rinnovamento che apertamente mette sotto accusa ogni atteggiamento contro l’uomo, a cominciare dai vizi umani degli stessi cristiani, dal dispotismo del denaro e dal cinismo dei poteri forti,
Egli ha denunciato già le scelte di fondo di gran parte dei media mondiali al servizio della speculazione della società opulenta, rivelandosi attenti agli andamenti dell’economia di mercato e molto meno sensibili verso le crudeli sofferenze dei poveri.




















