Politica: l’ora delle scelte/Se non ora, quando?
Sembra quasi che il germe della divisione, anche la più subdola, insinuante e violenta, debba prendere il sopravvento da un momento all’altro. Per fortuna c’è chi, in queste ore, non sposa né gli umori della piazza né le fumisterie di improbabili quanto avventurosi equilibri più avanzati. E poi resiste al tentativo di farsi risucchiare nella rissa di tutti contro tutti e soprattutto conserva la mente fredda. Che lo spinge a dire, da vecchio saggio qual è, che “abbiamo bisogno di unità, ma anche di pensare adesso all’interesse generale del Paese e di dare continuità alle nostre istituzioni democratiche”.
Quel vecchio signore si chiama Giorgio Napolitano, abita al Quirinale ancora per pochi giorni, e a lui tocca conservare la lucidità necessaria a garantirci tutti. Noi possiamo solo augurarci che la serie interminabile di “no” urlati nelle piazze e sibilati nei microfoni, a uso e consumo delle avverse tifoserie, lasci presto il posto a qualche piccolo ma infinitamente significativo “sì”. Che consenta a tutte le parti in causa di dare il meglio di sé. È preoccupante, infine, che il capo dello Stato debba evocare la necessità di “dare continuità alle nostre istituzioni democratiche”.
Forse lui avverte dei pericoli che noi non stiamo percependo a dovere? Forse che l’espandersi a macchia d’olio della povertà e il conseguente malessere che erode la coesione sociale stanno minando alla base la nostra democrazia? Tante volte ci siamo detti che la nostra democrazia è giovane e le sue basi deboli. La ricerca del potere a ogni costo e l’effimero successo di pochi non possono, e non devono, determinare la rovina di tutti. Non procurateci uno choc democratico.
Domenico Delle Foglie















