Pubblicato in: Dom, Apr 5th, 2015

Presenza Monolitica/La Pietra e la Croce si fondono negli Osanna

Situati in tanti Comuni del Salento, ormai diventati semplice colonna votiva. 

Mentre Gesù sta per entrare a Geru­salemme, per dare compimento al mistero della sua morte e risurre­zione, giunse una grande folla per la festa, e “quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davi­de! Osanna nel più alto dei cieli!” (Mc 11,8-10). Quella esclamazione di gioia, nei secoli, si trasformò in un segno, un simbolo per metter insieme, ridurre a unità di si­gnificato, come un ponte gettato verso una realtà che non può essere spiegata con le parole della comunicazione e può trasparire soltanto attraverso immagini che contengo­no più di quanto si possa scorgere a prima vista. Per questo motivo il linguaggio sim­bolico è il più adatto a esprimere ciò che trascende la ragione umana.

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Osanna, Acquarica di Lecce (Le)

E l’“Osanna”, quell’arredo urbano, presenza monolitica, in quanto portatore di significato, è un evento unico e irripetibile, non esterno alla storia, a quella serie di eventi che si poteva­no facilmente ricordare e che creavano poi lo sfondo, davanti al quale si svolgeva la vita privata, l’avventura umana dei nostri concittadini dei secoli remoti. Pur essendo presenti in diversi nostri comuni, scarsa è la letteratura a proposito degli “Osanna”, così come esigui i contributi bibliografici e documentari. Molto spesso per la sua tipica composizione l’“Osanna” è collegato ai menhir e al problema della Croce, antica­mente incisa sui lati della stele e successi­vamente applicata sulla sua sommità. Un primo studio interpretativo sulla materia lo fornisce lo studioso d’archeologia Pasqua­le Maggiulli il quale teorizzava che gli antichi cristiani vollero santificare i resti di culti precedenti, confermando la possibilità di coesistenza tra la pietra e la Croce (nean­che Carlo Magno era riuscito a distruggere il culto della pietra).

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Osanna, Nardò (Le)

Maggiulli era propen­so a considerare la Croce e gli antichissimi menhir uguali: “espressione materiale della medesima idea, quella cioè della divina potenza, della eterna fecondazione, della immortalità, della credenza nella futura risurrezione” (P. Maggiulli, I menhir e la Croce, Lecce, 1908); pertanto la Croce sa­rebbe un rafforzamento di significato inciso all’atto dell’erezione della pietra, tutto ciò in periodo pre-cristiano. Si occupò degli “Osanna” anche il ricer­catore e fotografo Giuseppe Palumbo, partendo sempre dai rozzi obelischi eretti fra l’eneolitico e il principio dell’Età del bronzo. Le millenarie pietrefitte, sosteneva, divennero simbolici “Sannà” (gli “Osan­na” in dialetto salentino) e verso quelle testimonianze andarono a “convenire i sacerdoti e il popolo, specialmente dopo la celebrazione religiosa della benedizione delle Palme nella domenica che precede la Pasqua di Resurrezione per issare sugli “Osanna” i rami d’olivo benedetta, ai quali si attribuiva il potere di tenere lontani dagli abitanti gli spiriti del male” (G. Palumbo, Pseudo-pietrefitte in Terra d’Otranto e l’evoluzione degli “Osanna” o “Sanna”, Lecce, 1958), rito conservato sino al secolo scorso.

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Osanna, Novoli (Le)

Dove non preesistevano antiche stele, si elevarono obelischi coronati dal simbolo dell’Umana Redenzione, dando comunque ai nuovi “Osanna” una forma si­mile a quella delle preistoriche pietre. Negli ultimi secoli, riferisce sempre Palumbo, “si elevarono “Osanna” in forma più evoluta a modo di colonna vera e propria, con fusto a sezione circolare sormontata da capitello su cui veniva issata la Croce, sollevando il tutto sopra un idoneo basamento, così come appunto oggi li vediamo all’ingresso di mol­ti abitati del tacco del simbolico Stivale”. Antichi “Osanna” sono presenti, tra gli altri centri salentini, a Nardò, Novoli, Acquarica di Lecce, Sternatia, Vernole, Maglie, Zolli­no, Presicce, Corigliano, Arnesano, Calime­ra, Copertino, Marittima, Trepuzzi, Veglie, alcuni dei quali con funzione di semplice colonna votiva. Molti di quei simboli di fede e di devozione popolare, meriterebbero una maggiore attenzione e una significativa tutela.

Dino Levante

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