Preti d’altri tempi/Don Francesco Cosma da Surbo…
Morto in odore di Santità a soli 62 anni.
“SE NE MORÌ POVERO TRA I POVERI, COME TUTTI SANNO”
Con i tipi “Arti grafiche Spongano” di Lecce, nel novembre ’92, furono stampate 101 pagine, per illustrare la figura adamantina di un sacerdote morto in odore di santità a soli 62 anni, don Francesco Cosma, che concluse la sua esistenza terrena dopo solo cinque giorni di affezione polmonare. Autrice del prezioso libretto la pia e intelligente insegnante elementare di Surbo, già ultranovantenne quando mise nero su bianco per esaltare la nobile figura sacerdotale; trepuzzina di origine ma affermatasi in un quarto di secolo a Surbo. E nell’ultima pagina del suo scritto la brava scrittrice concludeva: “O amici, che leggete e trovate la mia proposta (di beatificazione: n.d.r.). Attivatevi perché possa essere realizzata. Da solo io non posso fare più nulla”. Dalle notizie di Curia sappiamo che don “Ciccio” prese possesso di parroco il 16 febbraio 1930! Notizie scheletriche ma che dicono tanto. Tuttavia è documentato qualcosa in più dal processo di concorso per parroco (lui unico concorrente). Che elencano le sue benemerenze in Trepuzzi nei primi 10 anni di sacerdozio. Il giudizio è abbastanza lusinghiero, anche se espresso in poche parole: “Ha ben meritato per il suo decennale servizio”. Un impegno reso in tanti uffici: assistente spirituale alle Confraternite di San Michele Arcangelo e della Purificazione; all’opera della Propagazione della fede; alle missioni apostoliche diocesane; ed infine all’Associazione scautistica italiana.
Dalla stessa fonte curiale su sa, oltre al nome del suo predecessore a S. Maria del Popolo in quel di Surbo, che il 30 dicembre ‘28 per motivi strettamente personali, rinunziava al sacro beneficio, presentando le proprie dimissioni al Vicario Capitolare del tempo, mons. Lorenzo Cipolletta, che allora governava la diocesi per l’improvvisa morte del vescovo Trama, avvenuta il 9 novembre del ‘27. Dimissioni accolte in pari data. La sua nomina, invece, fu eseguita, solo nel febbraio del ‘30 dal neo Vescovo Costa. E, poiché era trascorso più del tempo richiesto dalla legge canonica allora vigente (primo Codice), costituivano l’ultimo atto consecutivo alla nomina pontificia avvenuta in via devolutiva a firma del Cardinale Vincenzo Vannutelli, in data 25 novembre ‘29. La De Vitis con fedeltà storica e filiale devozione narrò alcuni episodi dell’eroica vita del “nostro”. Quale il viver solo per molti anni in canonica; il frugale pranzo delle 13 giunto dalle Suore del Sacro Costato spesso in forte ritardo e quindi già freddo. Le gelide notti invernali passate innanzi a SS.mo o almeno a tavolino, avvolto in un pesante scialle della defunta mamma. Se ne morì povero tra i poveri come tutti sanno. E, per giunta, con un atto di obbedienza alla locale legge canonica per gli annuali Esercizi spirituali dei parroci. Quando entrato nella casa della Missione a S. Maria dell’Idria in Lecce, già febbricitante, se ne uscì ad esercizi compiuti, con un viaggio di scampo pari all’attuale 118. È logico, pertanto, concludere queste righe ricordano il curato di Chiuso di manzoniana memoria: aveva vissuto con una pietà che può a tutto illustrare, senza alcun titolo di umana ricompensa.
Oronzo De Simone
















