Preti d’altri tempi/Don Gaetano Stabili…
Una vita da Viceparroco.
Nonostante una certa difficoltà di documentazione, ecco il ricordo di don Gaetano Stabili, un sacerdote che merita di non essere dimenticato. E ciò perché è morto in età ancor giovane, quando il registro anagrafico del clero diocesano leccese non era impiantato. Che è quanto dire avere a disposizione soltanto il “Processetto di sacra ordinazione” (seconda serie n. 977), che per le sue notizie finisce proprio quando dovrebbe incominciare, l’ordinazione sacerdotale, inizio del sacro ministero. Di tale fonte ci si può avvalere solo per la data di nascita (3 agosto 1899) e, di fatto, anche per quella di morte data l’avvedutezza del cancelliere del tempo, il Servo di Dio mons. Ugo De Blasi, che era solito aggiungerlo con speciale evidenza. Nonché il giorno dell’ordinazione presbiterale: 15 luglio 1946. Non frequentò il Seminario Regionale Pugliese, come risulta esplicitamente dalla sopra citata Bolla; ma continuò a studiare nel Seminario Minore di Lecce (per indulto speciale) sotto la guida di mons. Luigi Paladini. Ma la motivazione non è nota La stessa fonte offre altre notizie, ma di secondaria importanza: tonsura, 22 marzo 1923; suddiaconato (non più esistente) 3 marzo ‘23 e diaconato a sole due settimane di distanza dello stesso marzo.
Da altra fonte, il “Bollario” dei benefici (1898 – 1945), numero 415, si apprende che fu nominato beneficiato minore, cioè mansionario con bolla vescovile del 16 settembre ‘35, firmata dall’Ordinario diocesano del tempo, l’indimenticabile mons. Alberto Costa, e controfirmata dal cancelliere in carica, il can. Oronzo Bello, di cui si è scritto su queste colonne alcuni mesi or sono. Anch’egli morto non ancora cinquantenne il 12 marzo ‘938, a soli due anni dal giubileo sacerdotale e dal contestuale monsignorato. Nulla ci dicono di don Gaetano le “consultazioni capitolari”, perché ci parlano soltanto dei canonici maggiori. Forse egli era un po’ scrupoloso, ma sempre unito al Signore nella preghiera e nel lavoro quotidiano della vita sacerdotale. Lo si ricorda fin dall’inizio degli anni ‘40, sempre alla parrocchia del Sacro Cuore al Viale Gallipoli, accanto all’indimenticabile padre Abramo rinomato “per opere e giorni” (costruzione difficile della nuova Chiesa parrocchiale e postulato alla causa della nostra Luigia Mazzotta). E lo si rammenta anche quando a lume di candela, in Cattedrale, nei primi anni di guerra, recitava l’ultima parte del breviario, prima di rincasare nella vicina piazzetta Santa Maria dei Veterani. Se ne andò da noi in soli tre giorni, per aver ingerito in una scampagnata parrocchiale uva acerba (magna nimis). L’ultimo ricordo di lui risale all’indomani del suo funerale, quando i fedeli del Sacro Cuore lo accompagnarono al camposanto per la sepoltura. Lungo il viale di uscita, ora non più transitabile per il ritorno in città, con voce commossa tutti dicevano: era un sacerdote secondo il cuore di Dio.
Oronzo De Simone
















