Pubblicato in: Gio, Ott 23rd, 2014

Prodigio Salentino/Beatrice Rana ventun’anni e tanta carriera

Originaria di Arnesano, prima pianista italiana a salire sul podio del Concorso Van Cliburn.  

Beatrice-Rana

“Mi auguro di poter condividere la musica con quanta più gente posssibile e di continuare a lavorare con veri musicisti, perché rappresenta un grande stimolo di crescita”.  

Quest’anno la 45^ Stagione Concertistica della Camerata Musicale Salentina sarà inaugurata dalla pianista leccese Beatrice Rana. L’appuntamento sarà mercoledì 29 ottobre alle 20.45 presso il Politeama Greco di Lecce; il programma prevede J. S. Bach Partita n.1 in si bemolle maggiore BWV 825, F. Chopin Sonata in si bemolle minore op.35 e S. Prokof’ev Sonata n. 6 in la maggiore op.82. “L’Ora del Salento”, in esclusiva, ha intervistato Beatrice Rana.

Partiamo da una delle ultime esperienze concertistiche che l’hanno fatta entrare nell’Olimpo del concertismo internazionale: il debutto alla Tonhalle di Zurigo sotto la direzione di una delle leggende della musica, Zubin Mehta.

Il concerto a Zurigo è stato senza dubbio un concerto per me molto emozionante: non capita tutti i giorni di poter fare musica con uno dei migliori direttori viventi e con musicisti straordinari come quelli dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Al di là dell’incredibile onore, suonare con loro è stata una grande gioia e un’ulteriore possibilità di migliorarmi come musicista.

Il Premio Orpheum che ha appena ricevuto, in che cosa consiste, in concreto?

Il Premio è proprio ciò che mi ha permesso di suonare a Zurigo. La Fondazione Orpheum, ovvero la fondazione che mi ha premiato, si propone di individuare dei giovani emergenti in campo musicale e di promuoverli tramite l’organizzazione di un concerto nel quale siano affiancati da un grande direttore, in questo caso il Maestro Mehta. è un’idea illuminata perché per noi giovani musicisti é estremamente difficile conoscere i grandi direttori; una collaborazione con loro non solo rappresenta un trampolino di lancio incredibile, ma ci permette di fare musica ai massimi livelli.

Lei ha un repertorio molto molto vasto: come si fa ad essere così a 21 anni? Quanto incide la voglia di studiare nuovi pezzi oppure il tutto rientra sempre in  un’organizzazione dettata dalle richieste delle Associazioni o enti, o dal mercato musicale in genere?

La fortuna, talvolta “sfortuna”, dei pianisti é che abbiamo a disposizione un repertorio vastissimo. Nel mio caso, la scelta del repertorio solistico è dettata nella quasi totalità dei casi dalla voglia di approfondire un determinato compositore o riodo stilistico. Non posso dire però lo stesso per il repertorio con l’orchestra o da camera: in questi casi la scelta è molto spesso influenzata dalle diverse richieste degli organizzatori. Nonostante ciò, cerco di suonare solo il repertorio nel quale mi sento a mio agio, la vita è troppo breve per suonare ciò che non mi piace!

Le è stato mai richiesto di eseguire un brano che lei si è rifiutata di studiare?

Si, e ho rifiutato a malincuore visto che il concerto sarebbe stato con un’orchestra francese fantastica.

Bea

Lei è stata la prima donna italiana a salire sul podio del Concorso Internazionale Van Cliburn che le ha fatto fare il grande salto di qualità nella carriera. I Concorsi sono veramente così importanti?

Sì. O almeno, sono sicuramente il metodo più democratico per avere la possibilità di suonare a livello concertistico – e per “democratico” intendo accessibile a tutti. Numerose sono tuttavia le polemiche sui concorsi. è ovviamente molto facile polemizzare sui concorsi pianistici in quanto si giudica e si viene giudicati in nome di criteri esclusivamente soggettivi. La mia esperienza mi rende però grata ai concorsi perché mi hanno dato l’opportunità di fare ciò per cui stavo lavorando da anni: suonare su un palcoscenico e condividere la musica con il pubblico.  

Oltre ai Concorsi si è verificata qualche occasione che ha direzionato la carriera concertistica?

Un’altra grande possibilità che i concorsi danno é quella di conoscere ed essere conosciuti dal mondo degli addetti ai lavori. Nel mio caso, proprio durante il Concorso di Montreal, ho avuto la fortuna di essere ascoltata da Jean-Philippe Collard che era in giuria e a cui sono piaciuta molto. Lui mi ha aiutato moltissimo dopo il concorso perché mi ha presentato ad una casa  discografica e mi ha fatto conoscere il mio attuale agente. Gli sarò sempre riconoscente per tutto ciò che ha fatto per me.

Nonostante la giovanissima età, lei ormai gira il mondo e il suo nome è presente nelle Stagioni Concertistiche più prestigiose: come vive una ragazza una realtà professionalmente così strutturata?

Sono molto grata di avere l’opportunità di suonare in situazioni prestigiose, non solo perché l’ho sempre desiderato ma soprattutto perché mi permette di fare musica ai massimi livelli. Con il tempo ho capito che il palcoscenico è il miglior Maestro, e ciò che ho imparato stando sul palcoscenico non avrei potuto apprenderlo diversamente.  

Negli Stati Uniti lei tiene sistematicamente Masterclass nelle Università: come si vive questo aspetto dell’attività a ventun’anni?

Insegnare è una grande responsabilità, soprattutto se ci si mette costantemente in discussione sul palcoscenico. Tuttavia, credo che l’insegnamento sia anche un grande momento di crescita perché obbliga a razionalizzare e spiegare ciò che si fa innatamente sul palcoscenico. Durante le Masterclass che ho fatto nelle Università statunitensi me ne sono resa ampiamente conto e ho ulteriormente rivalutato la bravura e professionalità dei miei insegnanti, Benedetto Lupo e Arie Vardi.

Che rapporto ha con il suo pubblico, cioè quanto i social network interagiscono con la sua vita “virtualmente” privata?

Il rapporto umano con il pubblico durante o dopo un concerto è qualcosa di veramente unico: l’energia che si crea in sala, l’opportunità di condividere delle emozioni tramite la musica… è un rapporto al quale non rinuncerei mai. I social network mi permettono successivamente di rimanere in contatto con tutti. è un’opportunità straordinaria che alleggerisce un po’ il peso di dover lasciare quotidianamente alcune persone bellissime che ho la fortuna di incontrare durante i viaggi.

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