Pubblicato in: Dom, Apr 28th, 2013

Professione Badante/Tanti “angeli” per le persone anziane

La testimonianza di una vedova Rumena da 10 anni in Italia. 

Sono passati più di dieci da quando, poco dopo essere rimasta vedova, decisi di lasciare il mio Paese, la Romania, per trasferirmi in Italia in cerca di un lavoro. Tramite la Caritas lo trovai subi­to e mi trasferiì in un paesino del Salento in casa di una signora affetta dal morbo di Parkinson. La badante straniera, infatti, non avendo ima casa né la possibilità di pagare l’affitto accetta di andare a vivere con la persona anziana e rimanere con lei giorno e notte.

Il giovedì pomeriggio e la dome­nica sono i giorni in cui la badante può riposarsi un po’. Finalmente esce di casa e s’incontra con le sue connazionali. Prescindendo dalla patolo­gia dell’assistita, il suo lavoro è sempre pesante, estenuante soprattutto quando è svolto senza interruzione. La persona anziana ti prende tutto il tempo e tutte le energie, ha bisogno a seconda della patologia di essere curata, lavata, vestita, imboccata e, co­munque, sempre ascoltata.

Ha bisogno soprattutto di sentirsi amata, rassicurata. È fragile e indifesa come un bambino, è nello stesso tempo madre e figlia della badante. Il rapporto tra l’assistente e l’assistita è molto stretto e se dura nel tempo tra le due può nascere un reciproco affetto. Ci sono tan­te persone anziane che fanno tanta tenerezza che non si può fare a meno di abbracciarle e baciarle.

È un lavoro duro e quando m’incontro con le mie connazionli o con badanti di altre nazionalità sia­mo tutte concordi nell’affermare che ci sentiamo come in un carcere, senza contatti umani, se non quelli dei familiari delle nostre assistite. Chi ha definito il nostro lavoro una nuova forma di schia­vitù ha colto nel segno. Vissuto, però, nell’ottica della fede può offrire grandi possibilità di crescita spirituale. Essendo a stretto contatto con persone bisognose di tutto si può crescere in pazienza, dolcezza, abnegazione, insomma in umanità.

(Andrea)

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