Pubblicato in: Lun, Ago 24th, 2015

Protettori del Salento/La sfida dei valori Cristiani

Quando la fede è protagonista… Come ai tempi dell’Impero Romano, S. Oronzo, unitamente a S. Giusto e S. Fortunato, fu capace di pren­dere atto del drammatico momento di transizione vissuto da tanti riguardo ai valori, oggi anche noi, sorretti dall’Amore e forti della testimonianza di Martiri, siamo chiamati a nuovo discernimento e coraggio­se scelte di rinnovata testimonianza. Il martire, anzi ogni discepolo del Nazare­no, è colui che, in un chiaro rapporto con la fede, è capace di donare totalitariamente se stesso per seminare la vita nuova dello Spirito. Ed essere coraggioso ponte tra il Creatore-Padre e il nostro io di piccolo frammento amato come Figlio.  Il Cristianesimo trova proprio nella sua “de­bolezza” la profonda forza rinnovatrice del Vangelo. Sulla scia dei martiri ci verifichiamo umil­mente, intraprendendo ogni giorno un processo di conversione e di fiducia nella misericordia divina, in una società che tante volte non è solo indifferente religiosamente e caratterizzata da secolarismo, ma rischia addirittura di essere senza speranza. Il Regno di Dio, invece, è appagante realtà. Oltre i confini visibili esaminati dalla socio­logia. Il battezzato, infatti, è chiamato sempre più a essere testimone audace e conseguen­temente significativo e propositivo.

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L’eroi­ca donazione della vita da parte del primo vescovo leccese diventa così segno di quella fedeltà a Dio e all’uomo, per cui non solo non si condivide alcuna forma d’intolleranza, ma si privilegiano scelte forti di religiosità e di solidarietà, come testimoniano con quotidiana abnegazione tanti volontari e tanti operatori Caritas. Contemplando sulla cupola del seicentesco campanile l’immagine del Santo che si pro­tende a benedire la nostra comunità, riascol­tiamo nel cuore la nota espressione attribuita a S. Oronzo: “Semper protexi et protegam”. Un prezioso sostegno alla speranza. Mentre una lampada a olio accesa perenne­mente davanti all’altare del Santo Patrono ricorda l’“oleum divinae gratiae”, segno della gratitudine di Lecce per essere stata preserva­ta dalla peste nel 1656 secondo una predizio­ne di un sacerdote calabrese… E la città celebra lo scampato pericolo dei terremoti del 1743, del 1833 e del 1856, che pur provocarono rovine in altri territori vicini, e la difesa dal colera, presente nella parte meridionale della Puglia nel 1838…  E rammentando che il riferimento al Santo Patrono si fonda su una fede coraggiosa, incontro di amore e di speranza con Cristo germinato sulla chiara ricerca della verità e dei valori autentici, su precisi criteri di com­portamento e concrete scelte di vita. La certezza dell’amoroso aiuto di Dio e dei Santi fa germogliare rinnovata speranza e forte gioia. Ed è festa. 

Adolfo Putignano

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