Protettori del Salento/La sfida dei valori Cristiani
Quando la fede è protagonista… Come ai tempi dell’Impero Romano, S. Oronzo, unitamente a S. Giusto e S. Fortunato, fu capace di prendere atto del drammatico momento di transizione vissuto da tanti riguardo ai valori, oggi anche noi, sorretti dall’Amore e forti della testimonianza di Martiri, siamo chiamati a nuovo discernimento e coraggiose scelte di rinnovata testimonianza. Il martire, anzi ogni discepolo del Nazareno, è colui che, in un chiaro rapporto con la fede, è capace di donare totalitariamente se stesso per seminare la vita nuova dello Spirito. Ed essere coraggioso ponte tra il Creatore-Padre e il nostro io di piccolo frammento amato come Figlio. Il Cristianesimo trova proprio nella sua “debolezza” la profonda forza rinnovatrice del Vangelo. Sulla scia dei martiri ci verifichiamo umilmente, intraprendendo ogni giorno un processo di conversione e di fiducia nella misericordia divina, in una società che tante volte non è solo indifferente religiosamente e caratterizzata da secolarismo, ma rischia addirittura di essere senza speranza. Il Regno di Dio, invece, è appagante realtà. Oltre i confini visibili esaminati dalla sociologia. Il battezzato, infatti, è chiamato sempre più a essere testimone audace e conseguentemente significativo e propositivo.
L’eroica donazione della vita da parte del primo vescovo leccese diventa così segno di quella fedeltà a Dio e all’uomo, per cui non solo non si condivide alcuna forma d’intolleranza, ma si privilegiano scelte forti di religiosità e di solidarietà, come testimoniano con quotidiana abnegazione tanti volontari e tanti operatori Caritas. Contemplando sulla cupola del seicentesco campanile l’immagine del Santo che si protende a benedire la nostra comunità, riascoltiamo nel cuore la nota espressione attribuita a S. Oronzo: “Semper protexi et protegam”. Un prezioso sostegno alla speranza. Mentre una lampada a olio accesa perennemente davanti all’altare del Santo Patrono ricorda l’“oleum divinae gratiae”, segno della gratitudine di Lecce per essere stata preservata dalla peste nel 1656 secondo una predizione di un sacerdote calabrese… E la città celebra lo scampato pericolo dei terremoti del 1743, del 1833 e del 1856, che pur provocarono rovine in altri territori vicini, e la difesa dal colera, presente nella parte meridionale della Puglia nel 1838… E rammentando che il riferimento al Santo Patrono si fonda su una fede coraggiosa, incontro di amore e di speranza con Cristo germinato sulla chiara ricerca della verità e dei valori autentici, su precisi criteri di comportamento e concrete scelte di vita. La certezza dell’amoroso aiuto di Dio e dei Santi fa germogliare rinnovata speranza e forte gioia. Ed è festa.
Adolfo Putignano
















