Pubblicato in: Sab, Mar 1st, 2014

Puglia Preromanica/La prima Diocesi del Salento già nel 325

A colloquio con Marina Falla Castelfranchi, esperta di Civiltà e Arte Bizantina. 

Marina Falla Castelfran­chi, laureata e specializ­zata in Storia dell’Arte Medioevale presso l’Uni­versità di Roma “La Sa­pienza”, ha frequentato nel 1977-78 i corsi di Civiltà Bizantina presso l’Éco­le des Hautes études di Parigi, coordi­nati da A. Guillou. Nel 1995 ha inse­gnato per un semestre Storia dell’Arte bizantina al Centre d’études du Proche Orient Ancien della Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra: nel 1996 ha vinto la borsa di studio del Dumbar­ton Oaks Center of Byzantine Studies, con sede a Washington, che dipende dall’Università di Harvard.

Prof.ssa Castelfranchi, lei ha studiato la nostra regione per quanto concerne il periodo an­tecedente il romanico, come è, tra l’altro, documentato nel 2004 dal volume “La Puglia preroma­nica”. Ci può parlare di tale atti­vità?

Il libro è stato pubblicato da Jaca book di Milano nel 2004, rinoma­ta casa editrice italiana. Curatrice è Gioia Bertelli dell’Università di Bari, mia collega ed amica. Collaboriamo dall’81, anno in cui scrivemmo insie­me su Canosa di Puglia . Hanno lavo­ rato a questo testo anche alcuni nostri allievi realizzando delle schede, come anche il prof. Paul Arthur e Brunella Bruno. Personalmente mi sono occu­pata di studiare gran parte delle emer­genze architettoniche riguardanti tale periodo nel Salento e della chiesa di S. Leucio a Canosa del V-VI sec.

Qual è l’obiettivo di tale ricerca?

Abbiamo voluto dare un quadro completo dell’architettura e della de­corazione pittorica e musiva della Puglia a partire dal V-VI sec. fino all’ XI sec., momento in cui inizia la do­minazione normanna. Ne è emerso un quadro di una ricchezza straordinaria, che ci ha stupito per la quantità e per la qualità degli edifici.

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Analizzando le tecniche costrut­tive cosa avete riscontrato in particolare sull’architettura?

Abbiamo notato che gli edifici, sia a navata unica che a tre navate come ad esempio S. Eufemia di Specchia, sono costruiti con materiale di spo­glio. Altrettanto tipica è la chiesa di Muro Leccese detta di S. Marina, ma in realtà dedicata a S. Nicola. Siccome vicino alla chiesa correvano le mura messapiche, il materiale con cui è stato costruito l’edificio proviene proprio da quelle mura. Poi, ho individuato delle caratteristiche che si riconoscono per esempio in almeno due chiese all’e­sterno dell’abside: vi sono delle lesene che scandiscono la parete, peculiarità decorativa dell’Adriatico occidentale e orientale. Ancora, nel basso Salen­to si conservano molti luoghi di culto con l’abside poligonale tipicamente costantinopolitano. Si tratta, infatti, di una struttura che viene elabora­ta a Costantinopoli e che poi si dif­fonde nell’ambito dell’impero ed in modo particolare, il basso Salento con Otranto, soprattutto dal VI sec. in poi, a motivo della posizione geografica, nel corso della guerra greco-gotica di­venta il più importante porto bizantino dell’Italia meridionale.

La sua ricerca storica-scientifica risulta particolarmente interes­sante e pregevole: è stato diffici­le reperire le fonti?

La documentazione superstite sulle diocesi della Terra d’Otranto è molto tarda, in quanto esistono fonti che testi­moniano la presenza della dominazione bizantina solo dal VI sec. Questo è un dato che ha sempre destato in me ulte­riori motivi di interessi e molte solleci­tazioni ad approfondire la ricerca, poi­ché ritengo che probabilmente ci sono documenti che noi non conosciamo.

Qual è la diocesi più antica della Terra d’Otranto?

Abbiamo una testimonianza impor­tante riconducibile al vescovo Marco di Calabria che ha firmato gli atti della prima Sinodo Nicena del 325 convoca­ta da Costantino I. Tale Marco è un salentino, poiché, com’è noto, secondo la divisione antica di Apulia et Cala­bria, la Calabria era il Salento. Solo nella prima metà dell’VIII sec. in seno ad alcuni decreti di tipo amministrati­vo dell’imperatore iconoclasta Leone III l’Isaurico il nome Calabria migrò all’attuale Calabria che prima si chia­mava Brutium. Si può ritenere, quindi che c’è stata una sede diocesana ricon­ducibile al 325, anche se non sappiamo dove di preciso. Quel che è certo è che Otranto e Gallipoli sono state le prime ad essere sottoposte al patriarcato co­stantinopolitano.

Intanto si può sottolineare ri­guardo alla Puglia del nord che si può usufruire di una maggiore documentazione per la ricostru­zione delle diocesi…

La testimonianza più importante è quella della sede di Canosa con S. Sa­bino, un Vescovo straordinario di cui parla pure Gregorio Magno nei dialo­ghi. Sabino era legato molto alla sede papale e in due circostanze si recò a Costantinopoli: la prima volta nel 325 mandato da Teodorico re dei goti, e la seconda in qualità di capo della le­gazione pontificia per partecipare al Concilio del 536 vicino a Giustinia­no. Probabilmente, questo legame con Giustiniano spiega la scoperta che ab­biamo compiuto sulla cattedrale di S. Sabino: non è di epoca normanna, in realtà è un meraviglioso edificio giu­stignaniano del VI sec. Il rinvenimento più straordinario è stato quello della cupola del transetto di destra: è con­servata perfettamente, nascosta sotto lo scialbo e ora con Gioia Bertelli ed il Parroco Felice Bacco stiamo lavoran­do alla monografia della Cattedrale.

Fatima Grazioli

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