Puglia Preromanica/La prima Diocesi del Salento già nel 325
A colloquio con Marina Falla Castelfranchi, esperta di Civiltà e Arte Bizantina.
Marina Falla Castelfranchi, laureata e specializzata in Storia dell’Arte Medioevale presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha frequentato nel 1977-78 i corsi di Civiltà Bizantina presso l’École des Hautes études di Parigi, coordinati da A. Guillou. Nel 1995 ha insegnato per un semestre Storia dell’Arte bizantina al Centre d’études du Proche Orient Ancien della Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra: nel 1996 ha vinto la borsa di studio del Dumbarton Oaks Center of Byzantine Studies, con sede a Washington, che dipende dall’Università di Harvard.
Prof.ssa Castelfranchi, lei ha studiato la nostra regione per quanto concerne il periodo antecedente il romanico, come è, tra l’altro, documentato nel 2004 dal volume “La Puglia preromanica”. Ci può parlare di tale attività?
Il libro è stato pubblicato da Jaca book di Milano nel 2004, rinomata casa editrice italiana. Curatrice è Gioia Bertelli dell’Università di Bari, mia collega ed amica. Collaboriamo dall’81, anno in cui scrivemmo insieme su Canosa di Puglia . Hanno lavo rato a questo testo anche alcuni nostri allievi realizzando delle schede, come anche il prof. Paul Arthur e Brunella Bruno. Personalmente mi sono occupata di studiare gran parte delle emergenze architettoniche riguardanti tale periodo nel Salento e della chiesa di S. Leucio a Canosa del V-VI sec.
Qual è l’obiettivo di tale ricerca?
Abbiamo voluto dare un quadro completo dell’architettura e della decorazione pittorica e musiva della Puglia a partire dal V-VI sec. fino all’ XI sec., momento in cui inizia la dominazione normanna. Ne è emerso un quadro di una ricchezza straordinaria, che ci ha stupito per la quantità e per la qualità degli edifici.
Analizzando le tecniche costruttive cosa avete riscontrato in particolare sull’architettura?
Abbiamo notato che gli edifici, sia a navata unica che a tre navate come ad esempio S. Eufemia di Specchia, sono costruiti con materiale di spoglio. Altrettanto tipica è la chiesa di Muro Leccese detta di S. Marina, ma in realtà dedicata a S. Nicola. Siccome vicino alla chiesa correvano le mura messapiche, il materiale con cui è stato costruito l’edificio proviene proprio da quelle mura. Poi, ho individuato delle caratteristiche che si riconoscono per esempio in almeno due chiese all’esterno dell’abside: vi sono delle lesene che scandiscono la parete, peculiarità decorativa dell’Adriatico occidentale e orientale. Ancora, nel basso Salento si conservano molti luoghi di culto con l’abside poligonale tipicamente costantinopolitano. Si tratta, infatti, di una struttura che viene elaborata a Costantinopoli e che poi si diffonde nell’ambito dell’impero ed in modo particolare, il basso Salento con Otranto, soprattutto dal VI sec. in poi, a motivo della posizione geografica, nel corso della guerra greco-gotica diventa il più importante porto bizantino dell’Italia meridionale.
La sua ricerca storica-scientifica risulta particolarmente interessante e pregevole: è stato difficile reperire le fonti?
La documentazione superstite sulle diocesi della Terra d’Otranto è molto tarda, in quanto esistono fonti che testimoniano la presenza della dominazione bizantina solo dal VI sec. Questo è un dato che ha sempre destato in me ulteriori motivi di interessi e molte sollecitazioni ad approfondire la ricerca, poiché ritengo che probabilmente ci sono documenti che noi non conosciamo.
Qual è la diocesi più antica della Terra d’Otranto?
Abbiamo una testimonianza importante riconducibile al vescovo Marco di Calabria che ha firmato gli atti della prima Sinodo Nicena del 325 convocata da Costantino I. Tale Marco è un salentino, poiché, com’è noto, secondo la divisione antica di Apulia et Calabria, la Calabria era il Salento. Solo nella prima metà dell’VIII sec. in seno ad alcuni decreti di tipo amministrativo dell’imperatore iconoclasta Leone III l’Isaurico il nome Calabria migrò all’attuale Calabria che prima si chiamava Brutium. Si può ritenere, quindi che c’è stata una sede diocesana riconducibile al 325, anche se non sappiamo dove di preciso. Quel che è certo è che Otranto e Gallipoli sono state le prime ad essere sottoposte al patriarcato costantinopolitano.
Intanto si può sottolineare riguardo alla Puglia del nord che si può usufruire di una maggiore documentazione per la ricostruzione delle diocesi…
La testimonianza più importante è quella della sede di Canosa con S. Sabino, un Vescovo straordinario di cui parla pure Gregorio Magno nei dialoghi. Sabino era legato molto alla sede papale e in due circostanze si recò a Costantinopoli: la prima volta nel 325 mandato da Teodorico re dei goti, e la seconda in qualità di capo della legazione pontificia per partecipare al Concilio del 536 vicino a Giustiniano. Probabilmente, questo legame con Giustiniano spiega la scoperta che abbiamo compiuto sulla cattedrale di S. Sabino: non è di epoca normanna, in realtà è un meraviglioso edificio giustignaniano del VI sec. Il rinvenimento più straordinario è stato quello della cupola del transetto di destra: è conservata perfettamente, nascosta sotto lo scialbo e ora con Gioia Bertelli ed il Parroco Felice Bacco stiamo lavorando alla monografia della Cattedrale.
Fatima Grazioli
















