Pubblicato in: Sab, Apr 12th, 2014

Puglia Preromanica/La Ricerca Storica: il lavoro più bello del mondo

Si conclude la lunga intervista con la Prof. Marina Falla Castelfranchi sul patrimonio Bizantino-Salentino.

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Concludiamo la nostra intervista alla prof.ssa Castelfranchi con un’at­tenzione particolare agli studi con­dotti nella Puglia Meridionale. Da tutto il dialogo si evincono la passio­ne e l’amore che una grande studiosa ha per il suo lavoro, conducendo per mano con estrema semplicità chiunque abbia la sensibilità verso la cultura e la spiritualità di Bisanzio.

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Nella seconda parte della Dominazio­ne Bizantina in Puglia si diffusero gli impianti in cupola ad asse. Proprio nel nostro territorio vi sono straordinarie testimonianze…

S. Annibale a Fasano è il monumento con l’impianto più antico in cupola in asse risa­lente alla fine dell’VIII sec. Inoltre, conserva una decorazione frammentaria strepitosa la cui fonte è l’apocalisse di Giovanni. Si tratta del ciclo della pittura monumentale più antico al mondo. Tutti gli studiosi soprattutto stranieri che studiano l’Apocalisse dipinta si recano a S. Annibale come fosse un pellegrinaggio obbli­gatorio perché costituisce un ciclo pittorico di straordinaria importanza. Da S. Annibale sono derivate le nostre chiesette pugliesi a due cupo­le in asse, come il caso di Torre S. Susanna, un edificio al quale sono molto legata.

Che cosa rende speciale la chiesa di Torre S. Susanna?

Essa è un monumento del VI sec. situato nella zona di Oria, precisamente tra Mesagne e Torre S. Susanna; data la chiarissima testimo­nianza dell’iconografia, si ritiene fosse dedica­to a S. Pietro. Nei miei studi scientifici mi sono occupata di Oria dall’85. L’impianto originario di tale emergenza architettonica è stato trasfor­mato non casualmente in cupola in asse, proba­bilmente alla fine del IX sec., secondo quanto è emerso da una mia ricerca, poiché era una presenza artistica molto di moda in tale perio­do. Soprattutto a tale trasformazione si legano nell’abside tracce importanti di una decorazio­ne pittorica di altissima qualità, forse la più alta di quel periodo che riflette la pittura monumen­tale di epoca macedone cioè del tempo dell’im­peratore Basilio I. In modo particolare, sotto la cupola più vicina all’abside c’è un pannello con la figura del committente di cui s’ignora il nome che sta vicino a un Santo altrettanto sconosciu­to. Sotto l’abside c’è una bellissima iscrizione in greco ma nel luogo in cui doveva esserci il nome del committente c’è una lacuna, mentre vi è scritto il nome della moglie e sono ricordati i figli. Tuttavia, ho ipotizzato fosse il protospata­rio imperiale Gaiderisio, principe beneventano.

   San pietro di Crepacore archi

 San Pietro di Crepacore, 

Navata centrale con ampio catino absidale ed affresco Ascensione

Com’è giunta a tale conclusione?

A partire dall’IX sec., si determinò un mo­mento felicissimo caratterizzato da una sinergia per la costruzione di edifici di culto tra il Vesco­vo Teodosio e il principe beneventano Gaideri­sio il quale, quando venne deposto in seguito ad una congiura, per salvarsi la vita fuggì a Co­stantinopoli, presso la corte di Basilio I ed esse­re poi reinviato dopo qualche anno dallo stesso Basilio in Puglia con la dignità di protospatario e con il conferimento del governo della città di Oria. Considerazioni, queste, che m’inducono a ipotizzare che il committente di tale meravi­gliosa decorazione riflette la pittura macedone e costantinopolitana di quel periodo.

Su quali progetti sta lavorando in que­sto momento?

Il progetto più importante è uno studio in­ternazionale riguardante un corpus sulla pit­tura bizantina dell’Italia meridionale e della Sicilia che ho iniziato quattro anni or sono con la Sorbona di Parigi e con l’École des Hautes Études, dove ho insegnato. Posso comunicare che il primo volume penso uscirà alla fine di quest’anno. Per i monumenti più importanti abbiamo programmato di scrivere una mono­grafia. Tra questi vi è un importante monastero bizantino della provincia di Messina, del quale abbiamo recuperato i documenti; io mi occu­però dell’architettura. Si tratta di un edificio del 1090, fondato da Ruggero I il Gran Conte fratello minore di Roberto il Guiscardo e padre di Ruggero II, dedicato a S. Filippo D’Agira che aveva fondato prima del periodo arabo un importante monastero da cui erano sorte le figure più significative del monachesimo italo-greco. In questa costruzione i frammenti delle decorazioni delle pareti hanno rivelato un ciclo estesissimo della vita di S. Filippo D’Agira, un unicum della storia dell’arte bizantina. Un al­tro progetto importante al quale sto lavorando da sola, riguarda lo studio su una celebre icona del Sinai, di S. Pietro, del fine VII secolo. Ho vo­luto riprendere questo studio perché realizzerò così un’intuizione della mia giovinezza: quando a ventisette anni ebbi l’occasione di ammirare quest’icona, ne rimasi appunto ammaliata.

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