Puglia Preromanica/La Ricerca Storica: il lavoro più bello del mondo
Si conclude la lunga intervista con la Prof. Marina Falla Castelfranchi sul patrimonio Bizantino-Salentino.
Concludiamo la nostra intervista alla prof.ssa Castelfranchi con un’attenzione particolare agli studi condotti nella Puglia Meridionale. Da tutto il dialogo si evincono la passione e l’amore che una grande studiosa ha per il suo lavoro, conducendo per mano con estrema semplicità chiunque abbia la sensibilità verso la cultura e la spiritualità di Bisanzio.
Nella seconda parte della Dominazione Bizantina in Puglia si diffusero gli impianti in cupola ad asse. Proprio nel nostro territorio vi sono straordinarie testimonianze…
S. Annibale a Fasano è il monumento con l’impianto più antico in cupola in asse risalente alla fine dell’VIII sec. Inoltre, conserva una decorazione frammentaria strepitosa la cui fonte è l’apocalisse di Giovanni. Si tratta del ciclo della pittura monumentale più antico al mondo. Tutti gli studiosi soprattutto stranieri che studiano l’Apocalisse dipinta si recano a S. Annibale come fosse un pellegrinaggio obbligatorio perché costituisce un ciclo pittorico di straordinaria importanza. Da S. Annibale sono derivate le nostre chiesette pugliesi a due cupole in asse, come il caso di Torre S. Susanna, un edificio al quale sono molto legata.
Che cosa rende speciale la chiesa di Torre S. Susanna?
Essa è un monumento del VI sec. situato nella zona di Oria, precisamente tra Mesagne e Torre S. Susanna; data la chiarissima testimonianza dell’iconografia, si ritiene fosse dedicato a S. Pietro. Nei miei studi scientifici mi sono occupata di Oria dall’85. L’impianto originario di tale emergenza architettonica è stato trasformato non casualmente in cupola in asse, probabilmente alla fine del IX sec., secondo quanto è emerso da una mia ricerca, poiché era una presenza artistica molto di moda in tale periodo. Soprattutto a tale trasformazione si legano nell’abside tracce importanti di una decorazione pittorica di altissima qualità, forse la più alta di quel periodo che riflette la pittura monumentale di epoca macedone cioè del tempo dell’imperatore Basilio I. In modo particolare, sotto la cupola più vicina all’abside c’è un pannello con la figura del committente di cui s’ignora il nome che sta vicino a un Santo altrettanto sconosciuto. Sotto l’abside c’è una bellissima iscrizione in greco ma nel luogo in cui doveva esserci il nome del committente c’è una lacuna, mentre vi è scritto il nome della moglie e sono ricordati i figli. Tuttavia, ho ipotizzato fosse il protospatario imperiale Gaiderisio, principe beneventano.
San Pietro di Crepacore,
Navata centrale con ampio catino absidale ed affresco Ascensione
Com’è giunta a tale conclusione?
A partire dall’IX sec., si determinò un momento felicissimo caratterizzato da una sinergia per la costruzione di edifici di culto tra il Vescovo Teodosio e il principe beneventano Gaiderisio il quale, quando venne deposto in seguito ad una congiura, per salvarsi la vita fuggì a Costantinopoli, presso la corte di Basilio I ed essere poi reinviato dopo qualche anno dallo stesso Basilio in Puglia con la dignità di protospatario e con il conferimento del governo della città di Oria. Considerazioni, queste, che m’inducono a ipotizzare che il committente di tale meravigliosa decorazione riflette la pittura macedone e costantinopolitana di quel periodo.
Su quali progetti sta lavorando in questo momento?
Il progetto più importante è uno studio internazionale riguardante un corpus sulla pittura bizantina dell’Italia meridionale e della Sicilia che ho iniziato quattro anni or sono con la Sorbona di Parigi e con l’École des Hautes Études, dove ho insegnato. Posso comunicare che il primo volume penso uscirà alla fine di quest’anno. Per i monumenti più importanti abbiamo programmato di scrivere una monografia. Tra questi vi è un importante monastero bizantino della provincia di Messina, del quale abbiamo recuperato i documenti; io mi occuperò dell’architettura. Si tratta di un edificio del 1090, fondato da Ruggero I il Gran Conte fratello minore di Roberto il Guiscardo e padre di Ruggero II, dedicato a S. Filippo D’Agira che aveva fondato prima del periodo arabo un importante monastero da cui erano sorte le figure più significative del monachesimo italo-greco. In questa costruzione i frammenti delle decorazioni delle pareti hanno rivelato un ciclo estesissimo della vita di S. Filippo D’Agira, un unicum della storia dell’arte bizantina. Un altro progetto importante al quale sto lavorando da sola, riguarda lo studio su una celebre icona del Sinai, di S. Pietro, del fine VII secolo. Ho voluto riprendere questo studio perché realizzerò così un’intuizione della mia giovinezza: quando a ventisette anni ebbi l’occasione di ammirare quest’icona, ne rimasi appunto ammaliata.



















