Pubblicato in: Gio, Giu 18th, 2015

Racconti difficili… Come dare peso alle parole

La Pubblicazione del Centro “Ambarabà”.

Un anemone viola, il cui gambo è costituito da una semplice matita grigia, campeggia sulla copertina della recente pubblicazione curata dal Centro Edu­cativo “Ambarabà”; edizione a stampa realizzata per una sessione speciale del “Veliero Parlante” 2015, di cui il Centro è partner da numerosi anni. Racconti difficili non è solo un libretto di narrazioni persona­li, ma è fondamentalmente un progetto che vuole “dare peso alle loro parole [dei ragazzi] e conservarle, in un tentativo di prendersene cura” (Luigi Russo, p. 4). Ci si può prendere cura delle parole? Crediamo proprio di sì; soprattutto se queste riescono ad andare dritto al cuore di chi ascolta, ed anche se provengono con spontaneità e naturalezza dal cuore di chi vuole essere amato. Amato non tanto per l’u­so corretto della sintassi, ma amato e basta! Gli adolescenti che hanno narrato sono “adolescenti che vi girano intorno. Quelli che non parlano, sono impulsivi, super­ficiali, senza valori. Da loro, invece, nascono questi racconti. Dal loro mondo cognitivo, emozionale” (Luigi Russo, p. 5). Il ruolo più complesso è quello degli adulti: occorre saper legge­re, capire, ascoltare, anche il silenzio e non giudicare per sen­tito dire.

INVITO

Attendere è un racconto che comunica i momenti dif­ficili trascorsi a comprendere il mondo esterno, quello fuori da sé, che parla di normalità; perché come scrive Pino Scaccia “tutto ciò che è diverso lo percepiamo come fuori dalla nor­malità solo perché è più comodo da capire” (p. 12). Sfogliare le pagine di “Racconti difficili” aiuta a capire, a sent-ire, ad amare. Come ha fatto la protagonista di Sulla panchina, con mio padre, storia di un rapporto padre-figlia generatosi dopo undici anni. Una madre, un padre, una figlia e giungere ad una certezza: “la rabbia è calata. Adesso la guardo [la madre] con occhi diversi. Ma adesso, sulla panchina ho anche un padre” (p. 15). Poi c’è un’altra storia, d’amore e di innamoramento (Attendere) che Matteo Signorini commenta così: “accettare le nostre cicatrici, comprenderle, è la chiave per imparare a conoscerci a fondo, per davvero” (p. 20).

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Conclude il volu­metto la storia: Il treno. Racconto di vita, una vita che merita di essere vissuta sino in fondo… oltre ogni difficoltà. E pen­sando che il treno della felicità sia già passato ci si ritrova sul binario di una esperienza che invece invita a risalire, perché il treno sta tornando. Al termine della lettura di queste narra­zioni sovviene alla mente una delle tante leggende greche, che narrano del significato attribuito al nome dei fiori: Anemone, catturò il cuore di Zefiro (vento di primavera) e di Borea (la tramontana); Chloris (divinità dei fiori) ingelositasi trasformò Anemone in un fiore, destinato a schiudersi sollecitato dalle carezze dei venti. Anche la fresca bellezza di questi racconti si schiude sollecitata dai venti che muovono la vita, a volte spingendo i suoi petali lungo confini sconosciuti… ma sempre più spesso i suoi colori donano luce al creato.

Pietro Manca

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