Pubblicato in: Mar, Ago 25th, 2015

Ricette e piatti della tradizione leccese…

LO SPUMONE

Tra i riti più consolidati della “Festa Noscia” lo spumone, consumato al Caffè Alvino o al Cincin Bar o al Caffè della Borsa, oggi Mac Donalds, ammirando le luminarie della piazza Sant’Oron­zo e la musica degli spettacoli organizzati. Ge­lato particolare dalla forma cilindrica o tronco-conica, è costituito da strati di specialità diverse di gelato, dalle classiche nocciola e cioccolato ad altri che l’inventiva e il gusto hanno suggerito nel tempo, tanto che si parla di più di cento va­rianti della ricetta.

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Duro all’esterno, lo spumone ha un cuore di morbido pan di Spagna o di crema Plombières, dal nome della città francese dell’omonimo trattato tra Cavour e Napoleone III, affogati con amaro, liquore Marsala o Strega e arricchiti con mandorle, croccante sbriciolato e pezzetti di cioccolato fondente. Un dolce così era appannaggio dei ricchi ed infatti un tempo era possibile gustarlo solo durante i banchetti nuziali e le feste patronali.

E NON FINISCE QUI…

Dopo la grande abbuffata è d’uopo concludere con una porzione di sedano, “lu lacciu”che nel Salento non è semplicemente un ortaggio da trito o per insaporire, ma rappresenta un fine pasto di­gestivo e uno spuntino salutare e fresco soprattut­to d’estate consumato da solo oppure bagnato nel vino, perfetto accompagnamento per l’aperitivo. Al sapore e al profumo rituali della festa patronale che restano nel ricordo, appartengono anche altre specialità a partire dal classico della salentinità, l’immancabile pasticciotto, alla “cupeta tosta”, tipico profumato croccante salentino, dalle radici arabe, a base di mandorle tostate, zucchero, miele e aromi come pasta di limone naturale e vaniglia, preparato “in loco” secondo tradizione da maestri artigiani ambulanti, con abili mosse, tra gli sguar­di affascinati e cupidi degli astanti.

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Sulle banca­relle allettano il passante “trionfi” di mustaccioli ricoperti di cioccolato, benché tradizionalmente legati alle festività natalizie. Come non diver­tirsi con lo “zucchero filato” delizia di grandi e piccini? Uno tira l’altro, mentre si passeggia tra il vociare dei venditori e l’ammaliante fascino delle merci più disparate, dal sacchetto di “nuci”, “nuceddhre” e “passatiempi” ovvero semi di zuc­ca, e, prima di andare a casa, sosta al venditore, spesso lo stesso ogni anno, per portarne a casa un altro cartoccio a cui attingere mentre si ammirano i fuochi pirotecnici, gustando una fresca invitante fetta d’anguria.

CURIOSITÀ

Lecce nel Seicento sarebbe entrata nel Guinness dei primati, dopo Napoli, come la città più “pro­tetta”, per il numero di santi compatroni: San Bernardino Realino, Sant’Antonio di Padova, Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, San Francesco di Paola e san Francesco d’Assisi, oltre a sant’Irene e dal 1658 Oronzo, Giusto e Fortunato.

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Sant’Irene di Lecce

Nel 1688 la città chiese alla Sacra Congregazione dei Riti l’elezione di ben tredici altri compatroni e ne furono accolti dodici, esclu­dendo il Beato Stanislao Kostka.

Pagine a cura di Lucia Buttazzo

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