Ricette e piatti della tradizione leccese…
LO SPUMONE
Tra i riti più consolidati della “Festa Noscia” lo spumone, consumato al Caffè Alvino o al Cincin Bar o al Caffè della Borsa, oggi Mac Donalds, ammirando le luminarie della piazza Sant’Oronzo e la musica degli spettacoli organizzati. Gelato particolare dalla forma cilindrica o tronco-conica, è costituito da strati di specialità diverse di gelato, dalle classiche nocciola e cioccolato ad altri che l’inventiva e il gusto hanno suggerito nel tempo, tanto che si parla di più di cento varianti della ricetta.
Duro all’esterno, lo spumone ha un cuore di morbido pan di Spagna o di crema Plombières, dal nome della città francese dell’omonimo trattato tra Cavour e Napoleone III, affogati con amaro, liquore Marsala o Strega e arricchiti con mandorle, croccante sbriciolato e pezzetti di cioccolato fondente. Un dolce così era appannaggio dei ricchi ed infatti un tempo era possibile gustarlo solo durante i banchetti nuziali e le feste patronali.
E NON FINISCE QUI…
Dopo la grande abbuffata è d’uopo concludere con una porzione di sedano, “lu lacciu”che nel Salento non è semplicemente un ortaggio da trito o per insaporire, ma rappresenta un fine pasto digestivo e uno spuntino salutare e fresco soprattutto d’estate consumato da solo oppure bagnato nel vino, perfetto accompagnamento per l’aperitivo. Al sapore e al profumo rituali della festa patronale che restano nel ricordo, appartengono anche altre specialità a partire dal classico della salentinità, l’immancabile pasticciotto, alla “cupeta tosta”, tipico profumato croccante salentino, dalle radici arabe, a base di mandorle tostate, zucchero, miele e aromi come pasta di limone naturale e vaniglia, preparato “in loco” secondo tradizione da maestri artigiani ambulanti, con abili mosse, tra gli sguardi affascinati e cupidi degli astanti.
Sulle bancarelle allettano il passante “trionfi” di mustaccioli ricoperti di cioccolato, benché tradizionalmente legati alle festività natalizie. Come non divertirsi con lo “zucchero filato” delizia di grandi e piccini? Uno tira l’altro, mentre si passeggia tra il vociare dei venditori e l’ammaliante fascino delle merci più disparate, dal sacchetto di “nuci”, “nuceddhre” e “passatiempi” ovvero semi di zucca, e, prima di andare a casa, sosta al venditore, spesso lo stesso ogni anno, per portarne a casa un altro cartoccio a cui attingere mentre si ammirano i fuochi pirotecnici, gustando una fresca invitante fetta d’anguria.
CURIOSITÀ
Lecce nel Seicento sarebbe entrata nel Guinness dei primati, dopo Napoli, come la città più “protetta”, per il numero di santi compatroni: San Bernardino Realino, Sant’Antonio di Padova, Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, San Francesco di Paola e san Francesco d’Assisi, oltre a sant’Irene e dal 1658 Oronzo, Giusto e Fortunato.
Sant’Irene di Lecce
Nel 1688 la città chiese alla Sacra Congregazione dei Riti l’elezione di ben tredici altri compatroni e ne furono accolti dodici, escludendo il Beato Stanislao Kostka.
Pagine a cura di Lucia Buttazzo



















