Pubblicato in: Dom, Ott 14th, 2012

RIORDINO DELLE PROVINCE/QUALI BENEFICI PER IL CITTADINO?

A colloquio con il prof. Pier Luigi Portaluri, Ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università del Salento.

“IN PUGLIA MEGLIO DUE MACRO-AREE” 

“Ridurre il numero delle province è un bene, perché i dati dimostrano che vi sono indebiti di rappresentanza politico-territoriale”.

“Se prima non si decide chi farà cosa, non si può capire con quali risorse umane. È questo il punto fondamentale della questione”. 

Con la conversione in legge della spen­ding review (D.L. 135/2012), dal nord al sud del Paese è iniziato il grande esodo del personale delle Province de­stinate a soppressio­ne o accorpamento. Secondo quanto stabilito dalla nor­mativa, ben 64 le Province non faran­no più parte della cartina amministra­tiva italiana e le funzioni cui finora avevano adempiu­to verranno assunte da altri organi di Governo. Una solu­zione, dettata dalla necessità di tagliare la spesa pubblica e risollevare le sorti del Paese, che però non chiarisce tut­ti gli interrogativi. Quale sarà il destino di migliaia di fun­zionari pubblici in esse operanti?

I più risolutivi, par­lano di una sem­plice dislocazione presso i nuovi uffi­ci, ma il rischio di esuberi nel pubblico impiego e le even­tuali distanze delle nuove sedi di lavoro tengono in allarme i dipendenti. Si tratta di timori non privi di motivazione, dal momento che l’o­nerosa misura del taglio agli statali costituisce uno dei capitoli più corpo­si della spending review. Il dubbio rimane sui numeri che sembrano, però, confermare la de­curtazione del 10% dei dipendenti e del 20% dei dirigenti; per chi è a meno di due anni dalla pen­sione, si prospetta la messa in mobili­tà con lo stipendio all’80%.

Quanto alla criticità costituita dallo spo­stamento fisico de dipendenti pubblici dall’attuale luogo di lavoro, la situazione appare ancora meno chiara. Data la novità della Riforma, non esiste una normativa speci­fica di indirizzo per la redistri­buzione delle funzioni a com­parti amministrativi superiori (Regioni) o inferiori (Comuni), né si conoscono le specifiche contrattuali e organizzative delle mansioni eventualmente ricoperte.

Per entrare in maniera più pre­cisa nel discorso delle temute conseguenze del piano di rior­dino provinciale, abbiamo ri­volto qualche domanda al prof. Pier Luigi Portaluri, esperto di diritto amministrativo. 

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