RIORDINO DELLE PROVINCE/QUALI BENEFICI PER IL CITTADINO?
A colloquio con il prof. Pier Luigi Portaluri, Ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università del Salento.
“IN PUGLIA MEGLIO DUE MACRO-AREE”
“Ridurre il numero delle province è un bene, perché i dati dimostrano che vi sono indebiti di rappresentanza politico-territoriale”.
“Se prima non si decide chi farà cosa, non si può capire con quali risorse umane. È questo il punto fondamentale della questione”.
Con la conversione in legge della spending review (D.L. 135/2012), dal nord al sud del Paese è iniziato il grande esodo del personale delle Province destinate a soppressione o accorpamento. Secondo quanto stabilito dalla normativa, ben 64 le Province non faranno più parte della cartina amministrativa italiana e le funzioni cui finora avevano adempiuto verranno assunte da altri organi di Governo. Una soluzione, dettata dalla necessità di tagliare la spesa pubblica e risollevare le sorti del Paese, che però non chiarisce tutti gli interrogativi. Quale sarà il destino di migliaia di funzionari pubblici in esse operanti?
I più risolutivi, parlano di una semplice dislocazione presso i nuovi uffici, ma il rischio di esuberi nel pubblico impiego e le eventuali distanze delle nuove sedi di lavoro tengono in allarme i dipendenti. Si tratta di timori non privi di motivazione, dal momento che l’onerosa misura del taglio agli statali costituisce uno dei capitoli più corposi della spending review. Il dubbio rimane sui numeri che sembrano, però, confermare la decurtazione del 10% dei dipendenti e del 20% dei dirigenti; per chi è a meno di due anni dalla pensione, si prospetta la messa in mobilità con lo stipendio all’80%.
Quanto alla criticità costituita dallo spostamento fisico de dipendenti pubblici dall’attuale luogo di lavoro, la situazione appare ancora meno chiara. Data la novità della Riforma, non esiste una normativa specifica di indirizzo per la redistribuzione delle funzioni a comparti amministrativi superiori (Regioni) o inferiori (Comuni), né si conoscono le specifiche contrattuali e organizzative delle mansioni eventualmente ricoperte.
Per entrare in maniera più precisa nel discorso delle temute conseguenze del piano di riordino provinciale, abbiamo rivolto qualche domanda al prof. Pier Luigi Portaluri, esperto di diritto amministrativo.
















